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giovedì, luglio 02, 2009

G8 -CONTRO IL "BORDELLO GLOBALE" IL PRC SARA' IN TUTTE LE MANIFESTAZIONI

 

Il Partito della Rifondazione Comunista parteciperà a tutte le mobilitazioni di contestazione al summit del G8, sia quelle diffuse sul territorio nazionale come la manifestazione del 4 Luglio a Vicenza contro la base Dal Molin, sia il Forum organizzato da diverse forze e movimenti il 7 Luglio a L’Aquila, sia la manifestazione nazionale prevista per il 10 Luglio nel capoluogo abruzzese. Invita le sue strutture a mettersi a disposizione affinché sia garantita la massima partecipazione e successo delle mobilitazioni e siano superate positivamente incomprensioni e contrapposizioni tra realtà di movimento. Il Prc lavora per un movimento unitario e di massa contro il G8 e le sue politiche e ritiene per questo legittima ed importante ogni mobilitazione che si ponga questo obiettivo.

Anche alla luce della crisi economica globale provocata dalle politiche neoliberiste e di guerra, il G8 è sempre di più un organismo abusivo, a-democratico e incapace di dare risposte ai bisogni di larga parte dell’umanità. Un organismo basato sul censo, ovvero sulla “ricchezza” degli Stati che lo compongono, appare sempre di più un insulto nei confronti delle popolazioni di un pianeta consegnato al collasso ambientale, ostaggio della speculazione finanziaria e dello sfruttamento crescente delle popolazioni da parte delle multinazionali e della logica del profitto. Proprio per questo riteniamo sbagliate le campagne di chi , usando il sacrosanto tema della lotta alla povertà, rischia di coprire queste responsabilità affidando al G8 una qualsivoglia funzione umanitaria.
I responsabili della crisi non hanno infatti alcuna legittimità ad assumere decisioni sulla stessa. Gli stessi impegni presi a Genova nel 2001 sull’abbattimento del debito e sui fondi per la lotta all’Aids sono stati clamorosamente disattesi. Per questo il G8 dovrebbe essere cancellato e sostituito da una sessione straordinaria delle Nazioni Unite sulla crisi economica aperto ai rappresentanti della società civile, in particolare alle donne e alle organizzazioni dei lavoratori e dei diritti umani.

Il tentativo del governo Berlusconi di farsi scudo della tragedia del terremoto per mettere a riparo un organismo screditato nell’opinione pubblica internazionale come il G8 è destinato al fallimento. Starà all’intelligenza dei movimenti e alla maturità della popolazione dell’Aquila, alla quale va la nostra solidarietà piena e il nostro rispetto, dare agli 8 grandi il benvenuto che meritano visto le gravissime loro responsabilità nella crisi planetaria.

Dopo 8 anni il G8 torna a “celebrarsi” in Italia. Sono ancora aperte le ferite di Genova, fortissimo il ricordo e il dolore per l’assassinio di Carlo Giuliani e per coloro che si videro torturati , offesi nei corpi e nella dignità, da chi costituzionalmente era preposto a tutelarne e garantirne i diritti fondamentali. Tra gli otto “grandi” uno è rimasto lo stesso: il cavalier Silvio Berlusconi. Anche per questo non pensiamo che sia giusto aderire a richieste di “tregua” nei confronti di una persona e di un governo che ogni giorno umilia la democrazia, calpesta la libertà di stampa, attua politiche economiche e sociali a favore dei forti mentre si ostina ad ignorare le richieste di chi perde il lavoro, vive nella precarietà e non riesce ad arrivare a fine mese. Berlusconi porta il G8 nel “bordello globale” e cerca con una operazione di immagine di salvare se stesso e le sue politiche reazionarie. Noi saremo con i movimenti per rovinargli la festa e per rinnovare il nostro impegno per un altro mondo possibile e necessario.

Alfio Nicotra

responsabile nazionale Dipartimento Movimenti Altermondialisti Prc/Se

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mercoledì, giugno 17, 2009

Il referendum elettorale del 21 deve fallire

E' una questione di democrazia

L'amica Ymei qualche giorno fa ha pubblicato anche su questa bacheca un invito a votare al referendum elettorale del 21. Io assolutamente non sono d'accordo. Questo referendum deve fallire. Quindi meglio non andare a votare o non accettare le schede referendarie nel caso si dovesse per forza andare a votare per i ballottaggi. Se passasse la legge elettorale prevista nei quesiti referendari, altro che lega al 10%. regalerremmo una schiacciante maggioranza parlamentare al PDL per decenni. E non è un caso che a sostenerlo sono solo i due partiti a vocazione maggioritaria (PD e PDL). Una legge simile ma molto più moderata proposta dalla Democrazia Cristiana nel '53 è passata alla storia come "Legge Truffa", e tu oggi dici di andare a votare. Ricordo a tutte e tutti che nel caso dei referendum il "non voto" equivale a un "voto" a tutti gli effetti, perché se il referendum non raggiunge il quorum del 50% fallisce. E proprio perché nessuno si vuole scoraggiare e vogliamo tornare a incidere nei processi politici di questo paese, io invito tutti e tutte a non andare a votare. Ne va della qualità democratica del nostro paese.
Fabio
   
Ecco di seguito l'ordine del giorno assunto dal Comitato Politico Nazionale del PRC-Se ...
   
Premesso che:
     
-  Il 21 giugno si terrà il referendum sulla legge elettorale con il proposito di peggiorarla, dato che mira ad assegnare la maggioranza dei seggi parlamentari al partito-lista con il maggior numero di voti senza prevedere almeno una soglia minima del consenso così da consegnare il paese alla più grande delle minoranze, e in pari tempo vuole elevare la soglia d’accesso al Senato all’8%, senza modificare il meccanismo perverso della nomina dall’alto dei parlamentari;
- il PdL e il PD stanno conducendo la campagna per il sì, per cercare di imporre il bipartitismo coatto e la concentrazione di potere nelle mani del capo dell’esecutivo con l’effetto di trasformare le elezioni in un plebiscito, e di cancellare il pluralismo politico e la democrazia parlamentare;

il CPN invita tutte le organizzazioni del partito a sostenere l’Associazione No al referendum elettorale, impegnata nella campagna contro il referendum-beffa; chiama le associazioni, i comitati territoriali, le forze sindacali e intellettuali, i cittadini e le cittadine a mobilitarsi per far fallire il referendum, non andando a votare o rifiutando le schede in modo che esso non raggiunga il quorum  prescritto dalla legge, per salvaguardare la democrazia costituzionale come delineata dalla Carta del 1948.

postato da fabiodenardis, 09:48 | link | commenti (5)   - lo trovi nella categoria: italia

 

martedì, giugno 16, 2009

No g8 sull'economia 9-13 giugno 2009

Lecce si colora di libertà

postato da fabiodenardis, 23:54 | link | commenti (12)   - lo trovi nella categoria: italia, conflitti, sinistra, movimenti

 

lunedì, giugno 08, 2009

Siamo arrabbiati per il risultato elettorale ma non ci demoralizziamo. La strada dei comunisti e delle comuniste è sempre stata in salita. Superare gli ostacoli è la nostra ragione. L'Italia e il mondo hanno bisogno delle nostre lotte e dei nostri sogni di pace, libertà e giustizia sociale, non delle ricette securitarie dela lega, dell'aziendalismo berlusconiano e del Pd e di una sorta di neocraxismo liberalsocialista mascherato da nuova sinistra. Si riparte come sempre dall'organizzazione, dai conflitti e dalla formazione all'agire politico. Apriamo nuovi circoli universitari, aziendali e territoriali in tutto il paese e stiamo nelle contraddizioni. Meno chiacchiere e più intervento politico. 

postato da fabiodenardis, 16:13 | link | commenti (15)   - lo trovi nella categoria:

 

mercoledì, maggio 13, 2009

Respingiamo il g8 sull’Università per la libertà dei saperi

 

Tra il 17 e 19 maggio avrà luogo a Torino il g8 tematico sull’università. Oltre alla ministra Gelmini, quaranta rettori dei paesi più industrializzati si riuniranno per discutere, almeno ufficialmente, di possibili politiche di sviluppo tecnologico ed ecologico. Noi sappiamo che l’obiettivo dichiarato è quello di proseguire sulla strada, avviata in Europa con la Strategia di Lisbona e il Processo di Bologna, dell’armonizzazione transnazionale all’insegna della funzionalizzazione dell’alta formazione alle esigenze delle imprese attraverso l’apporto di capitale privato.

Consideriamo questo incontro illegittimo e ne contestiamo i presupposti teorici e politici. Quei rettori non hanno ricevuto alcun mandato democratico per decidere sulle teste delle centinaia di migliaia di studenti e ricercatori che sono il corpo vivo delle Università. Rifiutiamo la logica di aziendalizzazione che si vorrebbe applicare al mondo della conoscenza. Anche il Processo di Bologna doveva essere un tentativo di armonizzazione ma in realtà è un esempio paradigmatico di come la globalizzazione economica operi in materia di educazione e ricerca.

Esso, con la strategia di Lisbona, rappresenta una forma di deregolamentazione concertata fra diversi Stati, la subordinazione dello spazio sociale alle logiche astratte del mercato. Tutti i campi della società ne sono compresi, anche il campo dello scambio simbolico, ossia quello dell’educazione, della ricerca, e più in generale della cultura. Si fonda sulla credenza che esista una legge economica fondamentale, che è la legge del mercato, alla quale le società devono sottomettersi. Il progetto di emancipazione sul quale si costruisce l’università viene piegato alla logica utilitarista dell’impresa. Si regredisce dalla ragione all’utile e dall’utile alla rendita e al profitto. Noi vogliamo assumere le diversità delle elaborazioni simboliche sottraendole al rullo compressore della globalizzazione.

Ma vediamo come si costruisce il Processo di Bologna. Tanto per cominciare è un processo vago ma con attori facilmente riconoscibili. L’attore principale, nonché vero ispiratore, è rappresentato dalla Tavola rotonda degli industriali europei (ERT) che comprende 47 delle più grandi multinazionali che da tempo lavorano sul tema dell’educazione. Già nel 1989 resero pubblico un rapporto dal titolo “Educazione e competenza in Europa”. All’università non si deve più acquisire sapere ma competenze e, citiamo, “L’educazione e la formazione sono considerate come un investimento strategico vitali per la riuscita futura dell’impresa. Gli insegnanti hanno una conoscenza insufficiente dell’ambiente economico, degli affari e della nozione di profitto”.

Nel 1991 la ERT diffonde un nuovo rapporto e sei mesi dopo la Commissione europea pubblica un libro bianco in cui escono le parole di impiegabilità, flessibilità, mobilità, cioè i termini chiave del Processo di Bologna. Nel 1995 esce un altro rapporto intitolato “Apprendere e insegnare verso la società cognitiva” in cui si affermava che “L’educazione deve essere considerata un servizio reso al mondo economico”.

Il secondo attore è l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo Economico (OCSE), un vettore molto importante dell’ideologia neoliberale negli ultimi trent’anni che ispira direttamente i testi della Commissione Europea insieme al terzo attore, cioè il Wto, e in particolare l’accordo generale per il commercio dei servizi firmato nel 1994. Vi si afferma la necessità di “alzare il livello di liberalizzazione dei servizi” e in particolare di “tutti i servizi in tutti i settori”, dunque anche l’educazione.

Il quarto attore, è rappresentato appunto dai Rettori delle Università. Sono gli esecutori locali del Processo di Bologna e hanno firmato un testo di principi fondamentali in cui si riaffermano, in una melange inquietante, da un lato, l’autonomia dell’educazione e della ricerca; dall’altro, emergono nuovamente le nozioni di impiegabilità, mobilità, flessibilità e adattamento. Questi rettori, che noi contestiamo a Torino, continuano ad affermare l’autonomia della conoscenza e della ricerca, ma poi la sottomettono alla logica d’impresa trasformando la conoscenza in un bene economico.

Ma affinché un bene sia economico occorre anche che sia “scarso”. E in questo senso la conoscenza è il bene antieconomico per definizione. Se infatti dono un una borsa, posso farlo gratuitamente, ma poi la perdo. Se dono conoscenza, la conservo. E la conoscenza più circola, più è donata, più si accresce. Più è gratuita, più se ne fa una diffusione di massa. Il problema di questi attori della globalizzazione è quindi quello di decivilizzare la conoscenza. La buona università dovrebbe essere in grado di affrontare le sfide del mercato mondiale. Ecco l’idea dei poli di eccellenza implicita nei provvedimenti della Gelmini. Le università diventano delle succursali del capitalismo corporativo per fornire servizi produttivi, ossia competenza, perché non parliamo più casualmente di Sapere.

Gli studenti devono essere educati a una concezione industriale dell’educazione. L’unità di misura diventano i crediti erogati nella individualizzazione dei percorsi. Ma per essere pienamente competitivi occorre che le università-azienda possano scegliere sulla materia prima. Come mettere in competizione un’università con studenti privilegiati e una con “materia prima” di qualità scadente? Occorre avviare la corsa alla buona materia prima. Bisogna cioè restringere gli spazi di accesso alla conoscenza e far pagare agli studenti l’entrata all’università. Gli economisti hanno elaborato a riguardo la teoria del Capitale Umano. Lo studente che si iscrive all’università fa un investimento; sceglie di formarsi oggi per lavorare domani, dunque è un attore economico che compie una scelta razionale. Non c’è alcuna ragione per cui lo Stato debba sovvenzionarlo, dato che in seguito andrà lui a incassare su un lavoro più importante. Ecco l’effetto perverso di una concezione malata della società che si fonda sulla retorica liberale contraria a una logica di giustizia.

A questo ci opponiamo e per questo a Torino parteciperemo alle giornate di controvertice, nonché alla marcia della degna rabbia prevista per il 17 e alla manifestazione nazionale della rete contro il g8 che si terrà martedì 19. Partecipare ed essere in tanti è una questione di dignità.

 

Fabio de Nardis

responsabile nazionale dipartimento università e ricerca

postato da fabiodenardis, 14:09 | link | commenti (11)   - lo trovi nella categoria: italia, sinistra, movimenti

 

lunedì, maggio 11, 2009

NO al G8 UNIVERSITY SUMMIT
                         
Care compagne e compagni,
la due giorni programmatica sull’Università a Napoli è stato un momento importante di elaborazione, formazione e organizzazione del lavoro politico. Sono state discusse e recepite le indicazioni dei compagni provenienti dai territori e quanto prima verranno inviati i documenti programmatici conclusivi che dovranno comunque essere ridiscussi ai livelli regionali e federali.
In occasione della due giorni i giovani comunisti hanno reso pubblico un proprio documento, che alleghiamo di seguito, sul G8 University Summit che si terrà a Torino tra il 17 e il 19 maggio. Come partito assumiamo il documento e sollecitiamo le federazioni affinché garantiscano la partecipazione delle compagne e dei compagni alle giornate di controvertice nonché ai cortei del 17 e del 19 a Torino, a cui diamo la nostra adesione. A questo fine abbiamo predisposto anche un manifesto che troverete nel link di seguito indicato e che le federazioni possono ristampare o fotocopiare in forma di volantino. Copia cartacea del manifesto verrà spedito alle federazioni di Milano, Torino, Roma e Napoli.
Fraterni saluti
 
Fabio de Nardis
Responsabile Nazionale Dipartimento Università e Ricerca Prc-Se
 
 
 
 Manifesto/Volantino G( Torino in pdf
 
http://new.rifondazione.it/materiali/2009/pdf/090511universita.pdf 
 
  
LA NOSTRA UNIVERSITA' NON SOSTIENE IL G8
 
Riflettere ed agire per costruire un'altra università, un altro sviluppo possibile
 
Nel novero degli interventi preparatori al G8 di Sardegna o de L'Aquila di quest'anno, ci sarà anche il G8 University Summit del 17, 18, 19 maggio a Torino. Da anni, nelle strade d'Europa e del mondo intero, contestiamo le riunioni dei “Grandi” che dovrebbero avere il potere taumaturgico di governare e salvare il mondo ed invece si mostrano sempre più retorici e impotenti rispetto alle crisi che attanagliano l'economia, il lavoro, l'ambiente, i beni comuni, l'alimentazione, la salute. Anche a Torino assedieremo il G8 insieme a quei movimenti che, pur agendo su tematiche e in luoghi differenti, con idee e sensibilità plurali, guardano all'orizzonte di un altro mondo possibile.
 
Il G8 University Summit di Torino, a cui parteciperanno 50 atenei tra cui il Politecnico di Torino, l'Università di Firenze e la Conferenza dei Rettori (CRUI), si riunisce per discutere sui problemi dello sviluppo economico e della sostenibilità ambientale. Sappiamo bene però che i due temi sono difficilmente conciliabili e non risolvibili con soluzioni tecniciste prodotte in laboratorio dalle poche università finanziate per fare ricerca. La sostenibilità ambientale è una acquisizione lunga, che attraversa la cultura, lo stile di vita, i mezzi di produzione, la pianificazione territoriale e dei servizi di una società: è un processo che riguarda tutte e tutti, non si può limitare ai suggerimenti delle università compiacenti, selezionate dai rappresentanti del G8, non può essere dettata da quei soggetti che hanno prodotto la crisi attuale, ma deve esse re elaborata anche da quei soggetti che invece stanno subendo i costi sociali e materiali di una crescita economica distorta.
 
La presenza in Italia di un appuntamento inevitabilmente mediatico ci permette anche di sottolineare un altro aspetto dell'evento: l'università non può produrre elaborazione ed innovazione se non è sufficientemente finanziata e se non garantisce a tutte e a tutti il libero accesso all'istruzione. Il modello verso cui stiamo procedendo a forza di tagli è quello di netta divisione tra le università di élite, che accentrano le risorse economiche private e pubbliche, e le università di serie B, ridotte al livello minimo di sussistenza per la didattica con possibilità ridottissime di fare ricerca e sempre più costose per i singoli studenti. Questo è un sistema in fortissima contraddizione con l'idea di uno sviluppo sostenibile, che dovrebbe essere invece omogeneo e inclusivo, permettendo alla nostra società di progredire nella ricerca scientifica e di met tere a valore le risorse intellettuali che questo paese può dare.
 
Le proteste delle studentesse e degli studenti, delle lavoratrici e dei lavoratori, delle ricercatrici e dei ricercatori che abbiamo visto in autunno in Italia e quelle più recenti in Grecia e in Francia, si oppongono proprio a quelle politiche neoliberiste che stanno riversando gli effetti della crisi sulle fasce sociali più deboli e sui settori che dovrebbero essere le fondamenta per il futuro della nostra società, come la scuola e l'università. Dobbiamo partire da questo grande movimento per mettere al centro dell'attenzione il ruolo dell'istruzione, della ricerca e della formazione per invertire la rotta rispetto agli attuali processi di governance e ripensare al futuro che vogliamo, per la nostra università, per la nostra società.
 
Per questi motivi pensiamo che sia necessario sia riflettere sul rapporto tra sviluppo e sostenibilità ambientale, sia manifestare contro le politiche del G8 che tagliano i fondi all'università e alla ricerca e che contemporaneamente impongono privatizzazioni e vincoli di accesso al sapere e alla formazione. Per questo, come Giovani Comuniste/i, parteciperemo sia ai Forum organizzati da Cantiere Altro Sviluppo – Torino che alla manifestazione prevista per martedì 19 maggio a Torino, indetta dalla Rete contro il G8.

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lunedì, aprile 27, 2009

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lunedì, aprile 20, 2009

Resoconto attivo Università e Ricerca PRC del 19 aprile 2009

 

Care compagne e compagni,

domenica 19 aprile si è svolto a Roma l’attivo Nazionale Università e Ricerca del Prc. Sono molti i punti di discussione che presuppongono una immediata operatività da parte di tutte le compagne e i compagni che lavorano nei territori. Li elencherò di seguito dichiarandomi a vostra disposizione per ogni ulteriore chiarimento.

 

1) G8 University summit di Torino

Tra il 17 e il 19 maggio si svolgerà a Torino il G8 tematico sull’Università. Per l’occasione è previsto un contro-summit e una manifestazione conclusiva. Rifondazione Comunista dovrà partecipare all’organizzazione di entrambi gli eventi. Per questa ragione è stato costituito un gruppo nazionale che lavorerà su questo ambito ma naturalmente è necessario che la federazione di Torino segua la questione e mobiliti le proprie strutture per la buona riuscita di questo appuntamento che in Italia assume un grande valore simbolico oltre che politico.

 

2) Seminario nazionale programmatico sull’università a Napoli

L’8 e 9 maggio a Napoli presso i locali dell’Università di Napoli “L’Orientale” si svolgerà la nostra due giorni programmatica. Oltre all’assemblea plenaria, i lavori si distribuiranno in quattro seminari tematici da cui scaturirà il programma dettagliato e definitivo del Prc sull’Università: un workshop sarà dedicato a “L’Università e l’Europa” (critica al processo di Bologna e alla strategia di Lisbona); un altro workshop sarà dedicato a “Il sistema universitario” (governo degli atenei, democrazia partecipata, valutazione); un terzo workshop sarà invece dedicato al “Diritto allo studio e riforma della didattica”; un quarto e ultimo workshop sarà infine dedicato a “Ricerca, Stato giuridico e reclutamento”.

Per la buona riuscita dell’evento è necessaria una partecipazione massiccia delle compagne e dei compagni di tutte le Federazioni. Si invita dunque ogni federazione in cui sia presente almeno una realtà universitaria di segnalarci quanto prima i nominativi delle compagne e dei compagni che intendono partecipare per darci la possibilità di verificare la somma necessaria per un rimborso almeno parziale del viaggio da parte della direzione nazionale.

 

3) gruppi di lavoro territoriali sul diritto allo studio

L’attivo nazionale ha stabilito la necessità di costituire gruppi territoriali sul diritto allo studio che facciano poi riferimento al dipartimento nazionale università e ricerca. A questo fine occorre analizzare tutte le leggi regionali sul diritto allo studio oltre a quanto e come si spendono le risorse regionali per il diritto allo studio per poi individuare elementi di contraddizione su cui intervenire politicamente. Priorità da considerare sono “alloggi e affitti” (diritto all’abitare); “trasporti” (diritto alla mobilità gratuita); “tasse” (università quanto più possibile gratuita). A coordinare questi gruppi di lavoro a livello nazionale, oltre al responsabile nazionale del dipartimento università e ricerca, sarà il compagno Francesco Lione.

 

4) Mobilitazione contro DdL sulla Governance

Il Governo ha presentato un disegno di legge che ridefinisce in senso profondamente regressivo e antidemocratico il sistema di governo degli Atenei italiani portando a compimento la crociata contro l’università pubblica e inclusiva. Si esortano tutte le federazioni a dare vita a iniziative di informazione  e lotta contro questo pericoloso provvedimento. Sul sito del dipartimento nazionale università e ricerca è possibile scaricare un piccolo schema riepilogativo del provvedimento che può essere utilizzato come testo di un volantino.

 

5) Supporto per gli studenti dell’Università dell’Aquila

Abbiamo programmato un incontro con studenti e lavoratori, oltre al rettore, dell’Università dell’Aquila per vedere come il partito attraverso le brigate di solidarietà possa essere di supporto alla riorganizzazione dell’Università martoriata dal terremoto. Oltre a una raccolta fondi per la ricostruzione della Casa dello studente, cercheremo di pianificare azioni di supporto logistico sulla base delle esigenze espresse dagli studenti e dai lavoratori dell’università.

 

6) Riorganizzazione dipartimento nazionale

Ai fini di una migliore divisione del lavoro in seno al dipartimento nazionale università e ricerca l’attivo nazionale ha approvato la proposta del responsabile nazionale di affidare il coordinamento del settore “diritto allo studio” al compagno Francesco Lione e del settore “precarietà” al compagno Claudio Franchi.

 

Auguro e tutte e tutti un buon lavoro insieme

 

Fabio de Nardis

Responsabile Nazionale Dipartimento Università e Ricerca

postato da fabiodenardis, 13:13 | link | commenti (1)   - lo trovi nella categoria: sinistra

 

mercoledì, aprile 08, 2009


 

Indovinate da chi è stato costruito il nuovo ospedale dell'Aquila venuto giù come fosse di cartapesta?

while

Attualità, Economia/Sviluppo, Informazione

 

Impregilo! Si, sempre lei.


La stessa che ha causato l'emergenza rifiuti a Napoli.
La stessa che è riuscita a incrementare esponenazialmente le spese per i lavori della TAV con i quali ha causato danni ambientali enormi. (Vedi:
Video delle Iene)
La stessa che lavora sulla Salerno-Reggio Calabria e proprio in questi giorni ha chiesto e ottenuto un prolungamento della consegna dei lavori di altri tre anni, ottenendo ovviamente altri fondi. (
Leggi la notizia)
La stessa che ha vinto l'appalto per la costruzione del Ponte di Messina.
La stessa che dovrà costruire sul nostro territorio le centrali nucleari.
La stessa i cui vertici sono stati indagati a tutto spiano.

E' l'Impregilo che ha costruito l'ospedale San Salvatore dell'Aquila caduto come se fosse di cartapesta. (
Link)

Chi diavolo è questa società dell'enorme potere che sta devastando la nostra terra?
Anche questa volta nessuno parlerà di lei?
Anche questa volta la passerà liscia?

Rabbia. Rabbia. Rabbia.

PS: Se per qualcuno la prima fonte non fosse sufficiente segnalo che basta andare sul sito dell'Impregilo e ricercare "Ospedale" per leggere:

In questo settore IMPREGILO ha realizzato sia in Italia che all’estero importanti e moderni complessi ospedalieri che vengono di seguito dettagliati.
In Italia
• Ospedale di Lecco: 137.000 m2, 500.000 m3, 950 posti letto, 21 camere operatorie.
• Istituto Oncologico Europeo di Milano, struttura specialistica all’avanguardia per la diagnosi e cura dei tumori: 29.000 m2, 90.000 m3, 210 posti letto, 7 camere operatorie.
• Ospedale di Modena: 230.000 m2, 445.000 m3, 800 posti letto, 12 camere operatorie.
• Ospedale di Careggi, specialistico per la diagnosi e cura delle infezioni da HIV.
• Ospedale di Poggibonsi: 12.000 m2, 175.000 m3, 200 posti letto.
• Ospedale di Viareggio: 80.000 m2, 600 posti letto.
• Ospedale Destra Secchia: 28.000 m2, 450 posti letto.
Inoltre,
ospedali a L’Aquila, Cerignola e Menaggio.


Oppure ricercare direttamente "San Salvatore" per leggere:

Tra le acquisizioni effettuate giova ricordare:

Autopista Oriente Poniente (Cile), RSU Campania, Rio Chillon (Perù), Ospedale St. David’s (Inghilterra), Chattahoochee tunnel e Laboratorio Fermi (Stati Uniti), Strada Ebocha-Ndoni (Nigeria),
Ospedale San Salvatore (L’Aquila) e ristrutturazione Hyatt H

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martedì, aprile 07, 2009

NOTIZIE E INFORMAZIONI DAI COMPAGNI E COMPAGNE CHE STANNO OPERANDO IN ABRUZZO
 
Carissim*,
 
apprendiamo dai compagn* che si sono recati nella zona del terremoto:
 
- si sta allestendo un campo di accoglienza nella frazione di TEMPERA (AQ)  a pochi km da Paganica, epicentro del terremoto;
 
- è stata allestita una cucina da campo, C'E' LA NECESSITA' URGENTE DI UN'ALTRA CUCINA 4 FUOCHI CON BOMBOLA, TAVOLI E SEDIE chi è in grado di fornire questo materiale contatti subito
 
Federazione Prc Pescara: 085.66788
Richi: 339.3255805

Marco Fars: 334.6976120
Francesco Piobbichi: 334.6883166
 
inoltre continua la raccolta di coperte, sacchi a pelo, asciugamani, biancheria, pigiami, vestiario in genere, vestitini e tutine per bambino/a ecc e generi di prima necessità (latte a lunga conservazione, pasta, pastina, riso, biscotti, zucchero, caffè, the, camomilla, cacao, pelati, olio, tonno e scatolame vario, carta igienica, shampoo, saponette, sapone da bucato, sapone piatti, piatti e bicchieri di plastica, scottex, tovaglioli, dentifrici, spazzolini, disinfettanti, cerotti ecc, guanti, sacchi spazzatura, assorbenti per donna, pannoloni per anziani e soprattutto per i bambini: pannolini (varie taglie), salviette detergenti, sapone liquido e creme per neonati, borotalco, succhi di frutta, latte in polvere, biscottini, biberon, omogeneizzati ecc.
 
PER ROMA stiamo raccogliendo tutto il materiale presso la Direzione di viale del Policlinico 131, i compagni del nazionale stanno facendo la spola con un camion verso la zona del campo in allestimento.
 
Chi vuole recarsi in zona ad aiutare, munito di propria tenda e sacco a pelo, può contattare i compagni del Prc abruzzese su indicati che organizzano le presenze.
 
Saluti comunisti,
 
l'Area organizzazione nazionale

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NON CI RUBERANNO IL NOSTRO FUTURO

 

dopo aver inginocchiato i nostri atenei con un taglio netto di 1,5 miliardi di euro, il governo sferra l’attacco definitivo all’università pubblica. E’ pronto il DdL che ridefinisce il sistema di governo degli atenei in senso autoritario completando la strategia di aziendalizzazione dell’università

 

·        il rettore diventa un super-manager

 

·        il CdA non sarà più elettivo ma di nomina rettorale e composto a maggioranza da personalità esterne all’ateneo scelte tra “esponenti significa­tivi” del mondo imprenditoriale e finanziario che determineranno le strategie di sviluppo degli atenei

 

·        le rappresentanze studentesche saranno ridotte ai minimi termini mentre l’universo dei lavoratori precari (dottorandi, tecnici, ricercatori) sarà escluso dagli organi decisionali

 

·        il diritto allo studio sarà finanziato dagli studenti stessi che dopo la laurea saranno costretti a pagare all’università una somma pari fino al 100% delle tasse già versate negli anni di corso

 

RIBELLIAMOCI !

 

difendiamo la Costituzione e costruiamo insieme i

 

COMITATI IN DIFESA DELL’UNIVERSITA’ PUBBLICA

 

Per una università democratica di massa e di qualità       

 

 

per informazioni contattaci allo 06 44182257 o all’indirizzo email: scuola.prc@rifondazione.it

 

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lunedì, aprile 06, 2009

Terremoto: solidarietà attiva
lunedì 06 aprile 2009
 
Rifondazione Comunista sta organizzando Brigate di solidarietà attiva con le popolazioni colpite dal terremoto.
Chiunque volesse partecipare o dare un qualsiasi tipo di contributo può mandare una mail al seguente indirizzo:
piobbico@hotmail.com Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo


La priorità assoluta in queste ore è DONARE IL SANGUE.

Potete farlo presso il Dipartimento di Medicina Trasfusionale
PO "Spirito Santo"
Via Fonte Romana, 8 -
Pescara
tel:               085/4252687       

per aggiornamenti o informazioni:
www.partitosociale.org

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lunedì, marzo 23, 2009

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giovedì, marzo 19, 2009

Secondo il Ministro Brunetta gli studenti dell’onda vanno trattati come guerriglieri

 

All’indomani dello sciopero di scuola e università indetto dalla FLC-CGIL e della barbara aggressione subita dagli studenti romani da parte delle forze dell’ordine, il ministro della Funzione Pubblica Brunetta affiancato dalla Ministra Gelmini in conferenza stampa ha affermato che gli studenti dell’Onda “verranno trattati come guerriglieri”. Queste parole pronunciate da un Ministro della Repubblica denotano la deriva autoritaria e parafascista del governo Berlusconi.

Non ci faremo intimorire da chi predica odio sollecitando la repressione violenta del dissenso democratico espresso pacificamente dal movimento degli studenti. Rifondazione Comunista denuncia con forza una simile degenerazione delle istituzione democratiche in Italia confermando il suo pieno sostegno a chi, come gli studenti e le studentesse in Onda, si rifiutano di accettare passivamente le regole imposte da un potere arrogante e autoritario, lottando per una università inclusiva e una società egualitaria e democratica.

 

Fabio de Nardis

Responsabile Nazionale Dipartimento Università e Ricerca PRC-SE      

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mercoledì, marzo 18, 2009

Squadrismo e Polizia contro gli studenti democratici: ecco il nuovo corso berlusconiano

    

Quanto è avvenuto oggi (18 marzo) all’Università di Roma “La Sapienza” è un fatto gravissimo. Agli studenti dell’Onda riuniti in centinaia presso il piazzale della Minerva dentro la Città Universitaria è stato impedito con la forza di raggiungere in un corteo spontaneo e pacifico i lavoratori della conoscenza riuniti a Piazza SS Apostoli in occasione dello sciopero sacrosanto indetto dalla FLC-CGIL. Gli studenti sono stati caricati con violenza e a più riprese costringendoli all’interno della città universitaria trasformata per l’occasione in una sorta di carcere a cielo aperto. Questo fatto gravissimo non può essere scisso dalle recenti aggressioni squadriste portate avanti da gruppi neofascisti legati all’organizzazione giovanile di Alleanza Nazionale e al Blocco Studentesco presso l’Università di Tor Vergata e a Roma 3. Inutile negare che a legare questi eventi sia un unico filo nero.

Rifondazione Comunista denuncia con forza la ormai evidente continuità culturale che si realizza nella chiusura manu militari degli spazi di espressione democratica all’interno delle Università Italiane. Da un lato, la criminalizzazione e la repressione violenta del dissenso pacifico; dall’altro, le aggressioni squadriste agli studenti dei collettivi da parte di gruppi organizzati protetti dalla destra istituzionale.

Rifondazione Comunista sostiene la lotta democratica degli studenti in Onda e lancia una campagna nazionale per rivendicare la specificità antifascista della scuola e dell’Università della Costituzione contro ogni tentativo governativo di reprimere il libero dissenso democratico degli studenti e dei lavoratori.

 

Fabio de Nardis

Responsabile Nazionale Università e Ricerca PRC-SE

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martedì, marzo 17, 2009


Ennesima aggressione fascista ai compagni di Roma

Il Partito della Rifondazione Comunista denuncia l’ennesimo atto di violenza squadrista perpretrato nei confronti dei compagni dell’università di Roma 3 da parte di gruppi organizzati dall’estrema destra romana.

La situazione a Roma diventa sempre più insostenibile a causa delle violenze continue portate avanti da gruppi neofascisti evidentemente protetti dalla destra istituzionale capitolina, malgrado ciò al fianco dei movimenti non smetteremo di continuare con tenacia la nostra lotta in difesa della scuola e dell’università della Costituzione e quindi per la costituzione di istituti di formazione inclusivi, democratici e antifascisti.

Fabio de Nardis

Responsabile Nazionale Università e Ricerca PRC - SE

 

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lunedì, marzo 09, 2009

Dopo aver letto il mio articolo uscito il 7 marzo su Liberazione e postato su questo blog il 2 i compagni di Ateneinrivolta hanno sentito giustamente l’esigenza di diramare questo comunicato pubblicato sul sito del network che io vi incollo di seguito per conoscenza.

 

COMUNICATO DI ATENEINRIVOLTA.ORG del 7/03/09

Apprendiamo dalle pagine di Liberazione del 7 Marzo 2009 che l’Assemblea Nazionale che abbiamo tenuto nelle giornate del 28 Febbraio e 1 Marzo alla Sapienza sarebbe stata volta alla “costruzione di una rete nazionale in grado di essere col tempo rappresentativa dell'intero movimento”.

A riguardo ci teniamo a specificare che l’Assemblea Nazionale non voleva e non mira a volere rappresentare niente di più delle realtà che l’hanno composta o che ne condivideranno l’ipotesi di lavoro.

Il Movimento ha le sue forme di espressione e i suoi luoghi di autorganizzazione e abbiamo sempre specificato che l’Assemblea Nazionale promossa dal Coordinamento dei Collettivi non era tra questi.

Gli unici scopi dell’Assemblea sono espressione della discussione della due giorni e contenuti nell’Ipotesi di lavoro pubblicata su www.ateneinrivolta

 

A questo riguardo voglio aggiungere che quella frase non voleva assolutamente forzare la mano su ipotesi organizzative del movimento. Sono d’accordo con i compagni della rete che naturalmente l’ipotesi di costruzione del coordinamento riguarderà solo quelle realtà che ne condivideranno prospettive e parametri. La mia affermazione, mi rendo conto, facilmente fraintendibile, riguardava più un mio auspicio di unità del movimento per la difesa dell’Università pubblica piuttosto che una intenzione effettiva di chi ha sentito l’esigenza di promuovere il processo.

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lunedì, marzo 02, 2009

Atenei in rivolta per la difesa dell’Università pubblica

 

Domenica 1 marzo si è conclusa la due giorni promossa dal coordinamento dei collettivi de La Sapienza di Roma nell’ambito del network nazionale “atenei in rivolta”. Alla discussione hanno partecipato tantissimi studenti provenienti dalle realtà di autorganizzazione di almeno venti università italiane. Scopo dell’assemblea era tracciare un bilancio dei mesi di mobilitazione contro le “riforme” Gelmini e contemporaneamente avviare un percorso collettivo finalizzato alla costruzione democratica di un coordinamento nazionale delle lotte per l’università pubblica, a partire dalla centralità studentesca.

Importante è stato il confronto con gli studenti provenienti dai movimenti in Spagna, Grecia e Francia che hanno arricchito il dibattito socializzando le proprie esperienze di mobilitazione con l’intento, a nostro avviso fondamentale, di unificare le lotte a livello europeo per opporsi al processo continentale di graduale mercificazione della conoscenza attraverso i parametri definiti dalla strategia di Lisbona e, per quanto riguarda l’Università, dal processo di Bologna.

Fin da subito è emersa l’esigenza di dare seguito ai mesi di mobilitazione attraverso la costruzione di una rete nazionale in grado di essere col tempo rappresentativa dell’intero movimento nella condivisione di alcuni elementi discriminanti a partire dalla critica all’autonomia finanziaria delle Università che negli anni, attraverso il graduale ma inarrestabile definanziamento della ricerca pubblica, ha costruito le condizioni di una squalificazione dell’offerta didattica e delle possibilità di fare ricerca liberi dalla morsa corrosiva della precarietà.

Nel rapporto finale, che di per sé non vuole essere un documento politico quanto piuttosto una base di ulteriore riflessione da portare all’attenzione dei collettivi di tutta Italia, si rivendica con forza l’esigenza di sostenere l’Università pubblica e al contempo combattere ogni ipotesi di abolizione del valore legale del titolo di studio che rappresenterebbe un ulteriore passo in avanti verso la definizione di un sistema formativo di classe che impedirebbe alle masse giovanili di emanciparsi attraverso il libero accesso alla conoscenza. Anche per questa ragione la battaglia per il diritto allo studio diventa prioritaria così come il ruolo dello Stato che ha il dovere di garantire una formazione laica, di qualità e gratuita. Solo così il tanto decantato merito potrà essere realmente perseguito.

Naturalmente non esiste battaglia che riguardi il mondo della conoscenza che non faccia oggi i conti con la crisi strutturale del sistema capitalistico di produzione che oggi i governi borghesi intendono tutelare anche e soprattutto tagliando risorse all’università e alla cultura. Attraverso questa chiave di lettura, chiaramente declinata nel rapporto finale della due giorni, è possibile trovare la connessione necessaria con il mondo del lavoro oggi duramente colpito dal governo Berlusconi. E da questa consapevolezza gli studenti riuniti nella Facoltà di Psicologia di Roma individuano come prima data di mobilitazione nazionale lo sciopero del 18 marzo indetto dalla Flc-Cgil e quello del 28 marzo dei sindacati di base. Molte altre date intermedie sono state individuate come momenti cruciali di unificazione delle lotte, a partire dal g8 dell’Università previsto a Torino tra il 17 e il 19 maggio fino alla più ampia e condivisa mobilitazione contro il summit degli “otto grandi” che si terrà a Luglio alla Maddalena.

Insomma, gli studenti dimostrano nuovamente di essere la componente più attiva e vitale del mondo universitario e noi, nel rispetto dell’autonomia di movimento, li sosterremo con forza in questo percorso complesso ma necessario di unificazione e coordinamento delle lotte. Cercheremo poi di sollecitare una nuova alleanza tra studenti e lavoratori della conoscenza attraverso la costruzione di una Rete Nazionale di Comitati in Difesa dell’Università Pubblica. Non un nuovo soggetto, quanto piuttosto una soggettività fluida e plurale che unisca le lotte di studenti, ricercatori e docenti in difesa della Costituzione, per un reale diritto allo studio, per una ricerca libera e mai più precaria e per una Università che sia veramente inclusiva, di massa e di qualità.

 

Fabio de Nardis

Responsabile Nazionale Università a Ricerca PRC-Se         

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mercoledì, febbraio 25, 2009

Care compagne e compagni,

Il network di atenei in rivolta ha promosso un’assemblea nazionale che si terrà a Roma sabato 28 febbraio e domenica 1 marzo. A nostro avviso può rappresentare un momento importante di confronto delle lotte, delle analisi e delle proposte, per far sì che il movimento possa tornare a essere protagonista nelle nostre università al più presto. Naturalmente il dibattito non si esaurirà in questa assemblea ma riteniamo importante avviare un largo confronto fra le tante realtà universitarie che ogni giorno si battono contro il sistema del 3+2, contro la concezione liberista di “autonomia” universitaria, contro l’abolizione del valore legale del titolo di studio, per un libero accesso alla conoscenza, per un nuovo diritto allo studio e contro ogni forma di precarietà. Invitiamo tutte le compagne e i compagni a partecipare a questo evento che si baserà su una piattaforma iniziale di 12 tesi. Eccole di seguito.

 

Fabio de Nardis

Responsabile Nazionale Dipartimento Università e Ricerca

12 TESI … ALLA BASE DELL’ASSEMBLEA NAZIONALE DEL 28 E 1 A ROMA

1) Il tempo si è spezzato. Tre mesi di movimento

Tutto è cominciato con la 133 e il decreto Gelmini. Ma subito è stato chiaro che la sfida era ad un livello molto più alto, che, dopo vent'anni di riforme sulla nostra pelle, il conto da pagare per governo e istituzioni universitarie sarebbe dovuto essere molto più salato. L'attacco si è allargato all'università riformata nel suo complesso, al sistema dei crediti come quantificazione di un sapere totalmente dequalificato, all'assenza di diritto allo studio e all'esclusione differenziale e progressiva che si consuma ai vari livelli della formazione; in poche parole a quella fabbrica del precariato che l'università è diventata. La presa di parola autonoma di noi studentesse e ricercatrici, nata dall'esigenza di dare una lettura di genere della crisi, della 133 e delle loro ricadute su tutte e tutti noi, ha posto sotto attacco l'università come luogo di riproduzione e legittimazione ideologica dell'oppressione di genere, caratterizzando con forza le rivendicazioni dell'Onda ed intercettando anche percorsi di genere più ampi. Tutti e tutte abbiamo costituito un argine, un confine d'opposizione in un paese segnato da campagne xenofobe e dal razzismo istituzionale di un governo, ma non solo, strumentalmente giustificate dal tema della “sicurezza”. Tematiche che spesso hanno assorbito l'attenzione dell'opinione pubblica nascondendo le leggi vergogna del Governo. Ora si tratta di capire come spingere in avanti il confine, attraversarlo insieme ad altri, come aggirare le insidie e rimuovere gli ostacoli di un percorso tutt'altro che facile. Abbiamo cominciato a scardinare i tempi e ridefinire i luoghi della fabbrica di precari, non vogliamo certo fermarci ora.

2) Cosa vogliono? Vogliono tutto.

L'università voluta da imprese e governi passati e presenti in tutta Europa è quella in grado di produrre forza lavoro precaria, dequalificata e altamente ricattabile, nel minor tempo possibile.
La merce particolare della fabbrica dei precari siamo noi stessi, prodotti tramite tempi alienanti in sintonia con i ritmi del lavoro precario, conoscenze parcellizzate e segmentate, irreggimentate in definiti modelli di cooperazione e valorizzazione. Un percorso di studi senza diritti per evitare che questi vengano reclamati un domani (o oggi stesso) sui posti di lavoro. Un'università messa a disposizione direttamente delle imprese secondo le loro esigenze tramite la costituzione di fondazioni private. Un'università come scuola di disciplina: disciplina del futuro lavoratore precario prodotto come merce, disciplina delle donne che devono imparare a rispettare quella gerarchia tra i generi che hanno subito e subiranno per tutto il corso della loro vita. Divide et Impera. All'università come nel lavoro. Ma quel che loro vogliono dividere noi lo vogliamo ricomporre, per smarcarci e contrattaccare.

3) La crisi? La loro crisi !

La crisi ha reso palese che le risorse ci sono quando si tratta di foraggiare le grandi banche e imprese nazionali. Noi la crisi non la paghiamo. L'abbiamo detto fin dall'inizio. Perché abbiamo pagato abbastanza. Perché abbiamo pagato fin troppo. Perché è una crisi strutturale dei meccanismi del capitalismo contemporaneo. E' loro, non nostra. Che comincino a pagare le imprese, le banche, i grandi capitali finanziari e che restituiscano il maltolto accumulato negli ultimi anni, con gli interessi!
Il nostro “noi” è un “noi” non corporativo e che parla a tutti i soggetti che in questi anni hanno subito la stessa sorte degli studenti e già hanno cominciato a pagare la crisi attuale. Lavoratori e lavoratrici, migranti, donne, lesbiche, gay, intersessuali, transessuali. Uno slogan che ha già mostrato segni di contagio, ma che deve portare con sé anche pratiche e percorsi comuni se vuole davvero far male. Se vuole far pagare la crisi a chi finora ha solo accumulato profitti. Le risorse vengono distribuite in base ai rapporti di forza in campo. Noi questi rapporti di forza vogliamo rovesciarli.

4) Chi siamo? Soggetti precari

Siamo la generazione dell’eterna incertezza e dell’eterna precarietà. Il nostro presente è mutilato dalla totale assenza di un futuro. Siamo precari oggi perché troppo spesso siamo costretti a lavori precari o in nero per pagarci gli studi, a studi sempre più dequalificati e privi di contenuti critici, a tempi e ritmi di studio e di vita alienanti. Siamo precari in formazione perché l’università di oggi non ci offre nessuna futura garanzia lavorativa, perché i posti di lavori diminuiscono, i salari si abbassano, di garanzie sul lavoro non c’è più nemmeno l’ombra. E’ il mondo delle soggettività frantumate. Una condizione impossibile nel nostro presente. E' una prospettiva inaccettabile per il futuro. Vogliamo riprenderci il presente per costruirci un futuro diverso.

5) Con gli occhi del futuro per riprenderci il presente. Un passo indietro o due avanti?

Un salto di qualità è necessario: dobbiamo contrastare il destino che per noi hanno già scritto. Per farlo non possiamo che partire da quell'incertezza che segna indelebilmente le nostre vite. Il rifiuto della precarietà in termini assoluti, come sabotaggio sistematico di tutte le sue articolazioni, diviene tema centrale, terreno unificante per tutti i soggetti che non vogliono pagare la crisi e terreno di scontro con chi ce la vuole fare pagare. Rifiutiamo la precarietà come cifra fissa di questa società. La rifiutiamo come modello di organizzazione del lavoro (contratti a termine e infinita flessibilità), immenso strumento di ricatto e ammortizzazione dei costi per le imprese; la rifiutiamo come ennesimo strumento di oppressione delle donne, condannate così a un'eterna adolescenza, alla dipendenza economica, alla pressione intollerabile dei ritmi forsennati del doppio lavoro – fuori e dentro casa – di cui devono farsi carico; la rifiutiamo come modello di organizzazione sociale (assenza di welfare) che ci costringe a vivere nell'eterna incertezza e perenne ricatto. Un rifiuto che può trovare espressione efficace solo nell'incontro con altri soggetti e settori in lotta (in primo luogo lavoratori e lavoratrici) se non vuole tornare indietro. Una vicinanza e una contiguità che vogliamo costruire sul terreno concreto di rivendicazioni e pratiche comuni.

6) Perché non abbiamo (ancora) vinto?

Va sicuramente detto che ci sono condizioni oggettive, indipendenti dall'Onda che hanno influito: il contesto politico, le scelte dei sindacati e lo stato del mondo del lavoro in generale, l'assenza di un terreno unificante che potesse essere articolato in una serie di rivendicazioni e pratiche comuni, diffuse e continuative. Tuttavia avremmo potuto creare condizioni maggiormente favorevoli alla vittoria. Innanzitutto costruendo realmente - e non solo evocando – una forte alleanza con il mondo del lavoro. In secondo luogo puntando maggiormente su obiettivi intermedi (soprattutto su didattica e un nuovo diritto allo studio), in grado di produrre conflitti e mobilitazione, presupposti necessari per reali cambiamenti, oltre ad aumentare la consapevolezza della nostra forza. Infine affrontando senza preconcetti e senza paure la questione dell'autorganizzazione del movimento, unico modo per autorappresentarci efficacemente ed evitare qualsiasi delega ad altri.


7) Ci siamo autorganizzati davvero?

Il movimento italiano ha mostrato ancora una volta un limite storico: la mancanza di un coordinamento nazionale degli atenei in lotta, con delegati eletti dalle assemblee di facoltà, a rotazione e revocabili in qualsiasi momento. L’esperienza francese ci insegna che il coordinamento nazionale è stato fondamentale per programmare iniziative comuni e un’agenda politica largamente condivisa, evitando in questo modo, come accaduto nel caso della Sapienza in Italia, che fossero solo i grandi atenei a dettare le scadenze di movimento. Il coordinamento avrebbe aiutato in questo senso soprattutto gli atenei minori, funzionando da stimolo e sostegno alla mobilitazione anche oltre la “fase esplosiva”. Inoltre il coordinamento avrebbe permesso all’Onda di parlare con un’unica voce e in questo modo di auto-rappresentarsi, evitando così che una qualsiasi struttura tentasse di rappresentarlo, come nel caso dei tavoli di trattativa con il Governo.

8) Sabotare la fabbrica: come escludiamo chi ci vuole escludere?

Nella canalizzazione dei percorsi formativi si articola il processo di formazione di una forza-lavoro precaria. Per sabotare questa fabbrica di precari bisogna innanzitutto liberare tutti i livelli della formazione da blocchi e numeri chiusi. Attraverso l’esclusione differenziale e progressiva dai livelli più alti della formazione si riproducono le condizioni dell’attuale geografia delle classi sociali e della gerarchia tra i generi. La conquista di un nuovo diritto allo studio deve garantire la possibilità di svolgere effettivamente l'intero percorso. Vogliamo essere liberi di poter scegliere quanto studiare.

9) Università e didattica ovvero i luoghi del conflitto

La possibilità di sperimentare nuova formazione non alienata e mercificata si apre oggi come unica vera riforma della riforma. Agire sulla didattica e scuoterne le fondamenta significa oggi mettere in crisi l’intero impianto della fabbrica di precari: allo stato attuale forte è il processo di parcellizzazione e oggettivazione dei saperi, piegati alle esigenze del mondo del lavoro. E' necessario avviare un vero e proprio processo di critica e riqualificazione complessiva della didattica che porti ad individuare come terreni di conflitto i metodi, i contenuti della formazione e della ricerca. Conflitto su cui costruire il consenso e la partecipazione di studenti, dottorandi, ricercatori. E’ necessario scardinare il meccanismo di trasmissione verticale dei saperi (soprattutto di questi saperi), prendere parola nella definizione dei corsi e dei programmi didattici, autogestire i propri piani di studio, organizzare dei controcorsi (ovvero veri e propri corsi inerenti le materie d’esame oppure corsi su contenuti esclusi dalla didattica ufficiale; in entrambi i casi radicalmente diversi nell’organizzazione, nelle modalità e nei contenuti dai corsi ufficiali) come critica partecipata alla didattica ufficiale, per minare i recinti disciplinari e della ricerca. E' necessaria la partecipazione diretta delle studentesse e delle ricercatrici per sopperire alla completa assenza di dibattito e di studi che affrontano le tematiche di genere, per smantellare il primo dei recinti, quello che esclude le donne dalla produzione simbolica, perpetuando il monopolio maschile di scienza e saperi. Rendendo la didattica e la ricerca universitarie permeabili ai saperi critici che si producono al di fuori dell'istituzione universitaria. Superando la rigida separazione gentiliana tra formazione umanistica, scientifica e tecnica e l'iperspecializzazione come preparazione a una forma di esistenza parziale, attraverso un radicale ripensamento del rapporto tra università e scuola e tra queste e la società nel suo complesso. Agire sulla frammentazione dei saperi e sui rigidi compartimenti della ricerca significa intervenire sui processi materiali che stanno alla base delle condizioni, degli immaginari, delle funzioni della forza-lavoro precaria in formazione che sono gli studenti e le studentesse. Se il sistema dei crediti mirava a mettere in moto una catena di montaggio della formazione, vogliamo abolire i crediti per contribuire ad abolire la catena di montaggio nella società.

10) Lo studio come diritto in movimento

La migliore difesa dei diritti è la conquista di nuovi. Il diritto allo studio è stato fatto a brandelli. Un nodo cruciale su cui si incentra il peggioramento delle condizioni materiali di vita degli studenti e delle studentesse. La sua assenza produce incertezza all’accesso e incertezza durante gli studi. Alla precarietà lavorativa di molti studenti si aggiunge così una profonda precarietà esistenziale. Dichiarare guerra alla precarietà è anche battersi per un nuovo diritto allo studio: avere un’abitazione, accesso a forme di comunicazione adeguate alle attuali relazioni sociali, una borsa di studio, dei pasti garantiti, dei trasporti gratuiti, libri di testo economicamente accessibili, consultori universitari, asilo per le studentesse madri, assistenza sanitaria, ecc. Ottenere un reddito sociale per gli studenti significa sconfiggere nel presente la nostra eterna condizione precaria, significa rifiutare la precarietà qui e adesso. Un diritto allo studio da ripensare all’altezza dell’attuale ruolo sociale degli studenti. Non un diritto statico, ma un diritto in movimento. Un terreno su cui valorizzare il protagonismo degli studenti.

11) I collettivi studenteschi

Per portare avanti i processi di sabotaggio della fabbrica è necessario evitare che ad ogni mareggiata si debba ricominciare tutto daccapo: pensiamo che i collettivi siano la miglior forma di organizzazione dal basso che, all’interno di ogni facoltà e ogni ateneo, possano favorire processi di autorganizzazione e di movimento. Per questo pensiamo che si debbano costruire collettivi ovunque, ossia delle strutture studentesche permanenti, orizzontali, democratiche, che diano continuità e solidità al processo di autoriforma dell’università, dotandosi di progettualità e strumenti di lavoro che, a differenza della pura assemblea, vanno oltre le fasi di movimento. Dei luoghi di incontro, discussione, elaborazione e condivisione di bisogni degli studenti e delle studentesse, in grado di affrontare anche il tema spesso rimosso dell'oppressione di genere. Riteniamo necessaria la costruzione di collettivi di genere, all'interno dei quali donne, lesbiche, gay, intersessuali e transessuali possano elaborare la specificità della propria condizione e portare avanti le proprie rivendicazioni. Abbiamo bisogno di organizzazioni radicalmente diverse dalle strutture burocratiche spesso rappresentate anche da alcuni sindacati studenteschi; di strutture di base, aperte, con l’unica finalità di costruire partecipazione e movimento, che fondano nella pratica delle assemblee di facoltà il proprio agire, la propria capacità di tendere a momenti di autorganizzazione vera e propria, ossia capaci di cedere totalmente sovranità al movimento e alla sua autorganizzazione nel momento in cui essa si dispiega.

12) Sabotare la fabbrica: come ci coordiniamo?

L’assenza di un larga e diffusa modalità di organizzazione nazionale degli studenti è oggi, oltre che un dato di fatto, una delle principali cause delle difficoltà di mobilitazione, specialmente in conflitti che non siano a macchia di leopardo e facciano leva su condizioni materiali, immaginari e autonomia dei soggetti e dei movimenti. Il problema dell’organizzazione è oggi centrale e prioritario: sono necessarie forme e modalità non burocratizzate, realmente radicate nelle facoltà e negli atenei tramite i collettivi studenteschi, strutture di base essenziali per una forma organizzativa profondamente democratica e partecipata, espressione dell’autonomia delle realtà locali . Un’ idea di organizzazione che non si riduca ad un semplice sindacato, ma che nemmeno sposti il proprio baricentro al di fuori dell’università. Si tratta di affrontare con efficacia contenuti politici in grado di legare la condizione studentesca alla condizione lavorativa, ricercando alleanze, rivendicazioni e percorsi comuni. Per sabotare la fabbrica, per non pagare la crisi, per sconfiggere la precarietà. Alla navigazione sottocosta preferiamo il mare aperto.

Coordinamento dei Collettivi Università "La Sapienza" (Roma)

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mercoledì, febbraio 18, 2009

Ricordo il giorno in cui quell'uomo si introdusse nella mia stanza…
Era il 1611, o forse il 1975, o il 2009?

 

di Artemisia Gentileschi

Le mani. Le mani che bloccano. Che stringono. Che violano, mentre il freddo di una lama sulla gola fa il resto. Il sangue non scorre più nelle vene. Il respiro cessa. Il cervello blocca ogni muscolo, ogni movimento, azzerando ogni reazione.

Emergenza nazionale. Ora la chiamano così. Emergenza nazionale questa ondata di stupri commessi da extracomunitari. E allora si invocano le pene del carcere duro. E allora si ritorna tribù e si chiudono i confini. Le donne. Stuprano le nostre donne. Sono stranieri. Diversi. Neri. Arabi. Zingari. Non sono come noi e stuprano le nostre donne. Ci hanno invaso. Cacciamoli. Uccidiamoli. Chiediamo giustizia. Castriamoli.

Intanto, nelle calde mura domestiche dell'italico paese, maschi insospettabili, bianchi, cristiani, puliti, con un lavoro, certezze, dignità e parvenza sociale insultano, picchiano, annullano la vita di qualche donna. Stuprano. A volte uccidono.

E dopo le mani sono i corpi. E l'odore. Quell'odore che resta nelle narici. Che punge il ricordo. Che non ti abbandona. Mai.

2009: stupri di extracomunitari che creano l'emergenza nazionale perché ogni giorno c'è uno stupro. Ed ogni giorno - è sotto gli occhi di tutti - è uno straniero, un marocchino, a violare le nostre donne. Leggi speciali. Ronde. Espulsioni. Questo si deve fare.

1975, Circeo. Che strano, quella volta erano italiani. E bravi ragazzi. Tanto bravi ragazzi. Bravi ragazzi italiani. Che strano, italiani.

2009, Salò. Quattro bravi ragazzi italiani. Quattro bravi ragazzi italiani. Italiani. Che strano.
Poi ancora sono le voci, prima nette e forti, poi ovattate ma chiare. Le parole. Le parole. Le parole. Troia. Muoviti, puttanella, muoviti che facciamo una festa. Lo vedi questo? Se lo dici a qualcuno te lo pianto in pancia, ti squarcio, stronza. Le parole. Le parole. Le parole come lame. Le parole come arma. Le parole come sopraffazione.

Come può l'italica nazione, ferita in questi giorni dai troppi stupri rispondere? Con leggi speciali. Come se no? I maschi stuprano, i maschi puniscono. E' la loro legge.

«Mi buttò su la sponda del letto dandomi con una mano sul petto, mi mise un ginocchio fra le coscie ch'io non potessi serrarle et alzandomi li panni, che ci fece grandissima fatiga per alzarmeli, mi mise una mano con un fazzoletto alla gola et alla bocca acciò non gridassi e le mani quali prima mi teneva con l'altra mano mi le lasciò, havendo prima messo tutti doi li ginocchi tra le mie gambe et appuntandomi il membro alla natura cominciò a spingere e lo mise dentro che io sentivo che m'incendeva forte e mi faceva gran male che per lo impedimento che mi teneva alla bocca non potevo gridare...». Così io, Artemisia Gentileschi, ricordo quel giorno del 1611, quando Agostino Tassi si introdusse nella camera dove mi trovavo a dipingere.
Nel 2009 invece maschi bianchi europei italiani promulgano leggi speciali per punire chi viola le loro donne. Leggi speciali per punire. O forse leggi speciali per cancellare dalla coscienza ogni dubbio. Leggi speciali per non interrogarsi. Leggi speciali perché nessuno dica che qui non si fa nulla, ma perché nessun uomo debba porsi la domanda: perché lo stupro?

Dopo c'è il silenzio. Un assordante silenzio. Ma è il silenzio di un corpo e di una mente che hanno una sola volontà: dimenticare. Ma non si dimentica.

La prima causa di morte per le donne nel mondo è la violenza degli uomini. Spesso mariti, compagni, conviventi, padri, fratelli. La prima causa di morte.

Poi ancora c'è la rabbia. Un sentimento che sconvolge la vita e le relazioni umane. E quella è la vera condanna. Una condanna a vita di cui non ci si libera. E che devasta.

Quando si parla di stupri le reazioni maschili sono prevedibili: imbarazzo, quell'aria di disagio, condanna, richiesta di pene severe. A seconda degli schieramenti politici, minore o maggiore propensione alla severità della pena. Domande: mai. Eppure è il maschio che commette lo stupro. E' il maschio che dovrebbe chiedersi perché. Non liquidateli come reati sessuali. Il sesso non c'entra. E' qualcosa di più profondo che nasce nella natura di voi maschi, nelle vostre paure, nelle vostre incertezze, nella vostra incapacità di relazionarvi con la donna. E' qualcosa che dovrebbe interrogare ogni uomo.

Era il 1611. O forse era il 1975. O forse era il 2009. Ma non ho ancora visto un uomo interrogarsi. Perché?

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