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martedì, novembre 15, 2005
E adesso il Sahara Occidentale
Eccomi qua, ma solo per salutarvi di nuovo. Che ci volete fare, non riesco proprio a stare con le mani in mano troppo a lungo. Sabato mattina parto per il Sahara occidentale e in particolare per la tendopoli nei pressi di Tindouf al confine meridionale algerino. Mi aggrego al Fronte Polisario per la liberazione del popolo Saharawi. Una realtà di cui si sa pochissimo ma in cui si consuma da decenni uno dei peggiori crimini contro l’umanità e una delle lotte più dignitose di un popolo per la propria sacrosanta autodeterminazione. Ve ne parlo brevemente almeno per farvi capire il perché di questo mio viaggio di testimonianza che se tutto va bene non dovrebbe durare più di una decina di giorni. Il Sahara Occidentale è un territorio di circa 266.000 Kmq che si affaccia sull’Atlantico per un migliaio di chilometri, confina con il Marocco, l’Algeria e
la Mauritania. E' in gran parte desertico, ma ricchissimo di risorse minerarie (soprattutto fosfati). La popolazione appartiene al complesso delle tribù Saharawi. Prima dell'arrivo dei colonizzatori spagnoli se ne contavano 40, secondo la tradizione riunite in una confederazione. La loro origine si può ricondurre all’immigrazione degli arabi Maquil, provenienti dallo Yemen. L'arabizzazione ha lasciato una traccia profonda nella lingua hassaniya molto vicina all’arabo classico. La religione è l'Islam sunnita, come nella maggior parte del Maghreb. Dopo la seconda guerra mondiale, la resistenza Saharawi contro la colonizzazione spagnola guarda con speranza in direzione del Marocco che sta rivendicando l'indipendenza dalla Francia. Tra il 1956 e il 1958, molti Saharawi si arruolano nell’Armée de
la Liberation che opera nel sud marocchino, ma
la Francia decide di lanciare un'operazione di pulizia nel deserto per contrastare le rivendicazioni marocchine. Coinvolgendo anche i comandi spagnoli del Sahara Occidentale riesce per il momento a soffocare le rivendicazioni marocchine e a porre sotto controllo la resistenza Saharawi. Il primo nucleo consapevolmente nazionalista si crea intorno alla figura Mohamed Bassiri che nel 1967 diventa un punto di riferimento di quello che prenderà il nome di Movimento di Liberazione del Sahara (MLS). Nel 1970, usciti dalla clandestinità, diventano oggetto di una durissima repressione con morti e centinaia di arresti tra cui lo stesso Bassiri. Nel maggio del 1973 un piccolo nucleo di nazionalisti Saharawi costituisce il Fronte Polisario (Fronte di Liberazione di Saguiat - Al-Hamra e Rio de Oro). Il nome di Fronte vuole solo esprimere una opposizione, un “far fronte” al colonialismo, scegliendo le armi come strumento di lotta. Ma solo nell'agosto del 1974 il Polisario individua l’indipendenza come obiettivo fondamentale, mentre la lotta armata, insieme al lavoro politico tra le masse, rimane lo strumento principale.
La Spagna , in cambio di una sostanziosa buona uscita, si ritira cedendo i territori a Marocco e Mauritania (Accordo di Madrid l975). La preoccupazione principale del Polisario diventa ora la protezione della popolazione civile dagli attacchi dell’esercito marocchino. Migliaia di persone si danno alla fuga attraverso il deserto fino al confine algerino, dove nei pressi di Tindouf viene allestita una prima tendopoli di accoglienza. Nel 1976 il Fronte Polisario decide di proclamare l'indipendenza e la nascita della Repubblica Araba Saharawi Democratica (RASD).
La Mauritania , dopo il cambio di regime interno, ratifica con il Fronte Polisario nel l979 un accordo di pace. Il Marocco invece raddoppia lo sforzo bellico per occupare tutto il territorio dell'ex Sahara Spagnolo. Malgrado la situazione drammatica, il Fronte ha sempre inteso la sua lotta armata come una guerra popolare di liberazione e non ha mai utilizzato metodi terroristici, né in Marocco né altrove. Nei primi anni ottanta le rappresentanze del Polisario bussano a tutte le sedi internazionali; all’inizio si aprono le porte dell’Organizzazione dell’Unità Africana (OUA), poi dell’ONU; solo più tardi quelle del Parlamento Europeo. Il successo più clamoroso è l’ammissione della RASD all’OUA come stato membro nell'1982. Il Polisario chiede il referendum per l’autodeterminazione come l'unico strumento che possa risolvere la controversia sotto gli auspici delle Nazioni Unite, aggira l’indifferenza o le dichiarazioni di impotenza dei governi svolgendo un lavoro capillare a tutti i livelli della società civile, illustrando la situazione dei profughi e chiedendo solidarietà sul piano dell’informazione e dell'aiuto materiale. I circa 200.000 Saharawi dei campi profughi di Tindouf (Algeria) hanno realizzato una delle esperienze politiche e sociali più interessanti del nostro secolo: la costruzione di uno «Stato in esilio». I rifugiati vengono distribuiti in 40 distinte tendopoli, ciascuna delle quali assume ai fini amministrativi il nome e le funzioni di un distretto regionale (Wilaya): El Aayun, Smara, Dakhla, Ausserd. Ogni wilaya è divisa in 6 o 7 province, anch'esse con il nome di una provincia saharawi (daira). In questo modo, attraverso l'organizzazione spaziale dei campi, si ricrea l’identificazione e il legame con la patria di origine. I Saharawi hanno voluto costruire un’organizzazione sociale dove tutti sono chiamati a ruolo attivo, dove sono valorizzati gli anziani e soprattutto dove le donne condividono responsabilità a tutti i livelli. Solidarizzare con questo popolo contro una situazione di perdurante colonizzazione che ha ormai assunto i tratti di una marcata antistoricità oltre che brutalità è un dovere morale per chiunque creda nei valori democratici di liberazione.
postato da fabiodenardis, 16:38 | link | commenti (10) - lo trovi nella categoria: mondo
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