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domenica, agosto 13, 2006 Ciao Angelo, e grazie …
… “Il nostro campo si sveglia al secondo giorno con le notizie dal confine fra Libano e Israele, e da quel mattino seguiamo con un occhio il programma delle attivita' e con l'altro gli aggiornamenti di Al-Jazeera. Ma la vita di Gerusalemme, lontana per fortuna dalle zone del conflitto, continua "normale". Oddio, cosa vuol dire qui normale ce lo stiamo chiedendo dall'inizio e andremo via senza saperlo, ma un'idea ce la stiamo facendo: qui l'assurdita' fa parte della vita di tutti i giorni. La citta' vecchia pullula di pellegrini delle tre grandi religioni (anche se ovviamente si stanno riducendo gli arrivi) che visitano i luoghi sacri delle loro scritture appesi alle loro macchine fotografiche. Per noi pero' e' impossibile non notare che il quartiere ebraico e' completamente servito e luccicante, mentre per il resto della citta' (I quartieri musulmano, cristiano ed armeno) la municipalita' israeliana non si preoccupa tanto di mantenere pulite le strade, ma piuttosto di posizionare oltre 500 telecamere che giorno e notte controllano la vita e i movimenti dei circa 3000/4000 residenti arabi della citta' vecchia. Facendo due conti, capiamo che, in media, famiglie di circa 7 persone si trovano a condividere due stanze, spesso con parenti che vengono da paesi dei dintorni di Gerusalemme (Abu dis,'Aizarya) tagliati "fuori" dal percorso del muro, e che dunque scelgono di risiedere nella Gerusalemme ormai del tutto annessa da Israele, per non perdere i gia' ridotti servizi (scolastici, sanitari, assistenziali) cui sono amministrativamente e tradizionalmente legati. Gia', il muro: per chi lo vede la prima volta e anche per chi lo rivede dopo qualche mese (cresciuto velocissimamente!) e' un pugno nella pancia: una "cosa" che sta li' e simboleggia l'assurdita' di principi di sicurezza strombazzati ai quattro venti, ma che non ha alcun senso, non riusciamo a capire… e poi, dopo qualche giorno, incontri, persone e racconti, intravediamo una spiegazione molto semplice: il muro non serve a separare due stati o a fermare imprendibili cattivoni, piuttosto serve a dividere una terra e un popolo secondo un principio vecchio come il mondo, "divide et impera": il muro separa fisicamente case, famiglie, strade, citta', villaggi, religioni…. Riscontriamo il successo di questa politica quando, in giro per la citta' vecchia, ci stupiamo di come le famiglie di Beit Hanina (un quartiere "benestante" a pochi minuti da lì) siano altrettanto ignare delle pessime condizioni in cui vivono i loro concittadini. Un popolo (quello israeliano) che arruola per tre anni ogni cittadino, non si fonda forse sulla creazione di un nemico perenne? E un'economia del genere, basata cioe' sull'impiego di massa nelle forze armate, puo' resistere a un eventuale risoluzione del conflitto? Incontriamo uno dei pochi ragazzi che ha rifiutato di completare il servizio militare, e ci racconta che si passa in mezzo a un vero e proprio lavaggio del cervello… ma noi non riusciamo a distinguere queste sagome verdi coperte di armi che percorrono la citta', anche se sappiamo essere ragazzi piu' giovani di noi che nascondono la loro paura dietro ad occhiali da sole alla moda, sempre in coppia, e soprattutto si fa fatica a tollerare l'arroganza dei loro sguardi e la violenza giornaliera nei confronti dei palestinesi, anche se si esprime "solo" nei controlli delle carte di identita', o a sportellate di jeep in corsa su giovani che camminano per i marciapiedi…e dall'altra parte…Perche' per andare all'universita' uno studente palestinese deve impiegare, fra autobus e check point, come minimo un'ora (sempre che ci arrivi) quando normalmente ci vorrebbero dieci minuti? Perche' una famiglia abbandona la propria casa e si trasferisce a (Campo Profughi - Shu'fat - PALESTINA) postato da fabiodenardis, 00:59 | link | commenti (22) - lo trovi nella categoria: vita, conflitti
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