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martedì, aprile 29, 2008

A proposito di emozioni

A proposito di emozioni, vi sottopongo questa lettera scritta da una liceale romana all’indomani della vittoria di Alemanno. Non so chi sia, ho solo trovato la sua lettera nella mia posta. Scrive col cuore e con lo stomaco. Non offre analisi, ma l’istinto di rabbia di una ragazza che conosce bene la natura della destra a Roma.

 

Non parlo di politica, parlo di gente

Abbiamo perso anche Roma. Roma, la mia Roma, torna agli anni venti, al suo splendore, come dicono molti, quello fascista. E no, non sto esagerando perché con alemanno (non lo scrivo manco maiuscolo) Roma, la mia Roma, tornerà questo. E in questo momento mi viene solo da piangere, perché ancora una volta mi sento inutile, perché ancora una volta i buoni perdono, perchè i cartoni erano molto più divertenti, quasi come i sondaggi assurdi del PD, perchè la gente è veramente stupida. Mi dispiace dirlo, soprattutto perché ho amici che hanno votato PDL, ma è quello che sento. Quindi, se ci tenete alla nostra amicizia e avete votato alemanno, non continuate a leggere. E continuo a ripetermi che se la sono cercata, che ogni paese, città in questo caso, ha il governo che si merita ma noi deficienti che "cerchiamo qualcosa di più in fondo alla sera"?! Anche noi ce lo siamo meritati?! Non penso, eppure lo schifo è quello che ci ritroviamo. Bondi ministro dell'istruzione. Oddio. Alemanno sindaco di quella che era la mia Roma. Berlusconi con i nostri soldi in testa presidente del consiglio. E Maroni, che brucia la bandiera dell'Italia, ministro dell'interno. No non è quello che sognavo. E no, non è quello che ci meritavamo. L'HO DETTO. C'E' GENTE STUPIDA. perchè solo di stupidità si può parlare a un certo punto. La stupidità del non pensiero. La stupidità del non ascolto. La stupidità della credenza facile. Ma che si può pretendere, a 18anni siamo ancora giovani no?! Perché dovremmo occuparci di politica?! E a 60 siamo vecchi, spetta ai giovani decidere per il loro futuro. MA ALLORA MI SPIEGATE IN MANO A CHI CAZZO L'ABBIAMO MESSA QUESTA ITALIA, QUESTA ROMA??

E poi c'è la gente che non vota, loro mi danno più al cazzo di tutti. Ma dove pensate di vivere?! Nel vostro cantuccio isolato dal mondo?! Pensate che ciò che succede non vi tocchi?! Bene, a voi che non votate, vi auguro che vi tocchi tutto quanto e che veniate da me tristi e sconsolati a lamentarvi di quello che succede. E io riderò. Vi auguro che la vostra colf venga rimandata in Lituania. Che non abbiate una università dove studiare. Vi auguro che un folle fascista prenda a bastonate il vostro gatto rosso, solo perché rosso. E credetemi, mi sto trattenendo dall'augurarvi il peggio. Non avevo voluto esprimermi troppo apertamente sulle politiche, chi mi conosceva sapeva cosa pensavo, e ciò bastava ma adesso ve le pijate tutte. Sono senza parole perché a Roma ha vinto la destra e in provincia la sinistra, il che vuol dire molto terra terra che nei paesini della provincia di roma, che noi pijamo per il culo perché con un accento buffo, sanno ragionare meglio di noi. Vuol dire che un pastore è assurdamente più colto di un ragazzo che ha studiato. Che tristezza, fatemelo dire. Ma come si può non sognare?! A 18 anni soprattutto come si fa?! Cosa vuol dire io voto pdl perché conviene alla mia famiglia?! Ok, è un ragionamento, ma sinceramente spero non diventi mai il mio. Perché anche alla mia famiglia conviene votare Berlusconi, ma quando tra 5 anni l'Italia cadrà, la sua economia crollerà, non sarà la mia famiglia a rimanere in piedi, la mia famiglia crollerà con l'Italia e cosi faranno quelle di tutti i furbi che pensavano di arricchirsi. Lo faranno, altro che. Per cinque anni però. Dieci magari, sono proprio ottimista. E poi no, ma la colpa sarà della sinistra, quindi non mi preoccupo manco troppo. Sono veramente giù di morale. Non ci posso fare niente. E la cosa bella è che a me viene da piangere, ma se alemanno avesse perso, a quelli che l'hanno votato non sarebbe fregato un cazzo. Perché non c'è una ideologia dietro. Non c'è nessun sogno. E allora tenetevi la vostra vita, divertitevi. Ma non mi dite che alemanno non è fascista, che la sua politica non sarà fascista, perchè mio fratello è stato menato a sangue dalla vostra gente. Perché non è successo solo a mio fratello. E adesso perderemo anche Fiumicino, sempre perché la gente ragiona. Tutta presa da questa follia di violenza che i telegiornali volevano appiopparci nessuno ha pensato a cosa ci fosse dietro, al fatto che essere sindaco significhi anche altro. Significa nel nostro caso lottare perché Fiumicino rimanga lo scalo internazionale dell'Alitalia e non lasciare alla Lega il controllo, perché alemanno non lotterà. Alemanno è quello che con la lega ha lottato per evitare la candidatura di Roma alle olimpiadi. Bel sindaco che vi siete scelti. Già va contro Roma, ma perché ancora probabilmente non era sua. Era ancora la mia Roma. Alemanno che ha definito i viaggi di Veltroni in Africa come vacanze dei centri sociali, le facesse lui cose del genere. Alemanno che è stato capace di far stuprare una persona per vincere le elezioni. Vabbene, non è detto. Diamogli il beneficio del dubbio, quello che né lui né i suoi compari sanno dare agli stranieri. Dando il beneficio del dubbio rimane come FATTO che l'avvocato difensore del rumeno che non parla una parola di italiano è uno dei più grandi avvocati di Italia, nonché legale di Berlusconi (perché Berlusconi ha bisogno di legali?? Un uomo della sua integrità..) e per caso i due salvatori della ragazza sono i due bracci destri di alemanno. Diamo il beneficio del dubbio, tanto siamo sempre noi a perdere, e quella poraccia che hanno fatto stuprare per una minkia di elezione a sindaco. Che schifo. Oddio ho i brividi.

In questo momento mi fa troppo schifo tutto per continuare. La nostra informazione per prima. 25 minuti di cronaca nera al telegiornale, solo per innalzare la paura. Milano ha più stupri di Roma è ha un quarto di abitanti. Ma questo non si dice. MA STI CAZZI NO?! E la gente per paura vota l'ordine, il fascismo. Che schifo. Veramente, che schifo.

Auguro a tutti quelli che hanno votato alemanno e hanno la colf di ritrovarsi a lavare per terra il loro pavimento con la lingua o con uno spazzolino. Auguro alla vecchia che ha votato alemanno di portarsi da sola i carrelli della spesa. Auguro al contadino di raccogliersi da solo i pomodori. Auguro a chi ha votato alemanno di andare all'estero e sentirsi minacciati e in minoranza. Auguro di non trovare lavoro e di buttare i loro anni di università in una struttura che non funziona. Auguro a chi viene sfrattato e ha votato alemanno di andà a vive sotto un ponte.

Auguro al benestante che ha votato alemanno di venire rapinato da un italiano.

Auguro di sentire la gente bisbiglargli vicino che deve essere bruciato.

E auguro alla mia Roma di andare a dormire e di svegliarsi tra 5anni

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giovedì, aprile 24, 2008

Ripartire dal sociale

Ecco di seguito il documento politico passato a maggioranza nel CPN di Rifondazione del 20 Aprile.

La sconfitta elettorale che abbiamo subito nelle elezioni del 13 e 14 aprile ha dimensioni storiche. Per la prima volta nell’Italia repubblicana la sinistra  non è rappresentata in Parlamento. Tutto questo mentre la destra populista di Berlusconi vince con grande consenso popolare e al suo interno una forza xenofoba come la Lega raddoppia i suoi consensi cambiando ulteriormente il panorama politico del nord Italia.
Le cause della nostra sconfitta vanno indagate a fondo perché riguardano l’essenziale, cioè il nostro rapporto con la società, con i mutamenti sociali di fondo. Non si esce dalla situazione in cui siamo senza un approfondito lavoro di inchiesta, di lettura partecipata delle dinamiche sociali. Questo lavoro dovrà caratterizzare il nostro impegno politico nella prossima fase. Riteniamo infatti che il punto centrale che ha pesato sul negativo risultato elettorale è il fatto che nel concreto contesto politico, istituzionale e sociale, non è stata riconosciuta l’utilità sociale della sinistra.
E’ quindi sulla nostra utilità sociale, sul ruolo che la sinistra ha nella società che occorre riflettere e proporre per rientrare in gioco.
Nell’immediato non si può non vedere come abbia pesato negativamente la nostra incapacità di utilizzare la presenza in maggioranza e la partecipazione al governo per dare una risposta ai principali problemi del paese. La risicata vittoria del 2006 non chiedeva solo la sconfitta di Berlusconi, ma anche la sconfitta delle politiche berlusconiane. Il governo e la maggioranza nel loro operare concreto non hanno risposto a questa esigenza e si sono al contrario piegati alle esigenze dei poteri forti su tutte le principali questioni sociali: redistribuzione del reddito, lotta alla precarietà, tassazione delle rendite, laicità dello stato per non fare che alcuni esempi. La nostra azione politica si è mostrata inefficace e in questo contesto è maturata la non percezione dell’utilità sociale della sinistra. Si è così consumata una crisi, la cui profondità non abbiamo saputo vedere, del nostro rapporto con il paese reale e in particolare con i movimenti e con le lotte. L’utilità dell’esperienza di governo come possibilità per invertire le politiche degli ultimi quindici anni si è rivelata impossibile da realizzare e la nostra permanenza nel governo si è trasformata in un problema sia per noi che per i movimenti.
A questo si è sommato il sistema elettorale bipolare e la campagna mediatica sul voto utile portata avanti non solo dai PD e PdL ma dal complesso dei mezzi di comunicazione di massa. Le elezioni sono state cioè un punto di passaggio per la costruzione di quel bipolarismo tra simili che è l’obiettivo delle classi dominanti di questo paese da almeno un quindicennio. Rendere le istituzioni impermeabili al conflitto sociale e  rendere la politica uno strumento inservibile per l’emancipazione degli strati subalterni è l’obiettivo di questo bipolarismo che ha agito pesantemente nella campagna elettorale.
E’ evidente inoltre che il modo in cui ci siamo presentati alle elezioni non ha funzionato. Di questo mancato funzionamento si  danno letture tra di loro diverse e persino diametralmente opposte, ma il punto politico fondamentale è che comunque l’operazione è fallita, e che agli occhi di tutti è risultata una operazione politicista che non ha intercettato la crisi sociale.
Il complesso di questi elementi, l’incapacità a trasmettere l’utilità sociale di una nostra affermazione, ha fatto si che noi abbiamo perso voti in tutte le direzioni: verso il non voto da parte di chi pensa che “siete tutti uguali”.
Verso il PD da parte di chi, pur condividendo i nostri contenuti, ha ritenuto quello un voto più utile per battere Berlusconi.
Addirittura verso la Lega da parte di ceti proletari che sentendosi non difesi dalla sinistra hanno pensato che visto che non si riescono a cambiare con un’azione generale le cose più importanti, almeno si migliorano le cose  “a casa propria”.
 

Questa sconfitta storica non è avvenuta in una fase di stabilizzazione economica e sociale. Noi non siamo dentro un ciclo di crescita economica che riduce le contraddizioni sociali. Al contrario siamo in una fase di crisi, con una insicurezza sociale e personale che sfiora l’angoscia. In quel sentirsi soli di fronte al  pericolo è stato sconfitto il nostro progetto e la destra ha vinto le elezioni.
Il punto è però che queste contraddizioni nella prossima fase sono destinate ad aumentare. Problemi di salario, precarietà, casa, ristrutturazione mercantile del welfare, aggressione del territorio e sua militarizzazione, sono destinati ad aumentare. Il nodo è se di fronte a questo inasprirsi della crisi sociale sarà la destra populista a farla da padrona con la proposta della guerra tra i poveri e la costruzione di capri espiatori, oppure se saremo in grado di ricostruire forme di solidarietà, di conflitto, di movimento, capaci di ricostruire una identità della sinistra.
A partire da questo punto di fondo occorre definire attraverso quali strumenti si riorganizza il campo politico della sinistra. E’ infatti evidente che il rischio che stiamo correndo è che, dopo la sconfitta nella società, ci sia la disgregazione del tessuto militante e l’ evaporazione della sinistra politica in una babele di linguaggi e di proposte.
Il punto non è quindi l’accelerazione non si sa bene verso che cosa, ma la definizione di percorsi concreti, che ridiano un senso di appartenenza a una comunità e che siano efficaci socialmente.
1. In primo luogo occorre rilanciare il PRC come corpo collettivo. Il tema della rifondazione comunista non sta dietro di noi ma dinnanzi a noi nella sua dimensione di progetto politico, culturale, sociale e nella sua dimensione comunitaria. Riattivare il Partito della Rifondazione Comunista come progetto politico necessario alla sinistra in Italia per l’oggi e per il domani è un punto decisivo da cui non si può prescindere, in tutti i suoi aspetti, dal tesseramento all’iniziativa sociale, politica e culturale. Riattivare il Partito della Rifondazione Comunista dando certezze alle donne e agli uomini che hanno scelto di appartenere a questa comunità e dunque sgombrando il campo dalle ipotesi di dissolvenza e superamento, che hanno connotato la fase che abbiamo alle spalle,  si sono esplicitate durante la campagna elettorale, contribuendo al disorientamento e alla demotivazione.  Riattivare Rifondazione Comunista, riaffermando un’etica della politica, nella coerenza tra ciò che si enuncia e ciò che si pratica come nel quotidiano esercizio e rafforzamento della democrazia interna, rilanciando il percorso di Carrara. Riattivare il conflitto di genere dentro il partito, perché diventi realmente un soggetto sessuato in cui le donne non siano né fiori all’occhiello, né quote. Un partito che assuma il femminismo come punto di vista da cui rileggere il mondo e si faccia attraversare quotidianamente dalla critica delle donne  alla politica. Occorre sapere con precisione che il PRC è strumento indispensabile ma non sufficiente per la ricostruzione di una ampia sinistra anticapitalista in questo paese. Indispensabile e non sufficiente: i due termini non delineano uno spazio geometrico ma una cultura politica da cui siano banditi tanto il settarismo quanto il liquidazionismo.
2. Contemporaneamente occorre porsi il compito di riaggregare il campo della sinistra. La domanda di unità che è emersa nel corso della campagna elettorale e che emerge oggi va raccolta perché è una grande risorsa per uscire  dalla sconfitta. Il PRC è indispensabile ma non sufficiente, sia perché la sinistra politica è più ampia dei soli comunisti, sia perché le forme concrete di impegno a sinistra vanno ben oltre quelle codificate dall’appartenenza a un partito. Movimenti, comitati, collettivi, associazioni, militanza sindacale, vertenze territoriali e ambientali: mille sono i modi in cui si fa politica oggi a sinistra. Pensiamo solo a cos’è il No Dal Molin a Vicenza o il No TAV in Val di Susa.
Aggregare quindi il campo della sinistra a partire dalla valorizzazione di ciò che, a tutti i livelli, esiste e delle esperienze innovative che in questi anni ci sono state: basti pensare alla Sinistra Europea che proprio su questa idea è nata e ha fatto i suoi primi passi in questi anni.

Ripartire dalla costruzione di spazi comuni della sinistra, di forme concrete di lavoro di inchiesta, di lavoro politico sociale e culturale sul territorio per costruire un percorso, non fagocitato da scadenze elettorali, che punti alla costruzione. dell’unità possibile di tutte le forze disponibili sulla base di contenuti, obiettivi, pratiche realmente condivisi. Un percorso unitario rivolto a tutti coloro che hanno sostenuto la Sinistra Arcobaleno e non solo. Un processo di aggregazione unitario che eviti la spaccatura tra chi propone la costituente della sinistra e chi propone la costituente comunista. Sono due proposte che frammenterebbero ulteriormente la sinistra, avrebbero effetti disgregatori nello stesso corpo di Rifondazione, il cui progetto politico è per noi prioritario rilanciare, dividerebbero la nostra gente sulla base di riferimenti ideologici privi di una consistente base politica. Due proposte che non affrontano il nodo principale: come ricostruire l’utilità sociale della sinistra.
Occorre partire subito con un percorso di riaggregazione, le cui forme e modalità saranno riconsegnate alla libera discussione di tutte e di tutti nel percorso congressuale,  che non commetta gli errori di politicismo e di verticismo che abbiamo avuto nella fase precedente. La sinistra può nascere solo come strumento di partecipazione, solo se le sue organizzazioni sono guidate dai principi democratici e dalla trasparenza, senza il predominio degli apparati, con le loro logiche di cooptazione. Per questo indichiamo la costruzione di una discussione, sia interna al partito che coinvolgente tutta l’area della sinistra, come priorità politica delle prossime settimane. Occorre riprendere la discussione.

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domenica, aprile 20, 2008

Le ragioni della sconfitta … quindi?

Ieri ha avuto inizio il Comitato Politico Nazionale del Prc. Terminerà questa sera con l’avvio del processo congressuale che si terrà probabilmente tra il 10 e il 13 Luglio. Sarà una scadenza importante in cui saremo chiamati a ragionare su una crisi di consensi inedita e soprattutto sulle ragioni stesse della nostra esistenza politica. Dai primi interventi emerge la volontà di ridefinire i parametri della ricostruzione. I giornali hanno enfatizzato molto un clima definito da “resa dei conti” e la volontà di mettere sul banco degli imputati Bertinotti e i suoi “fedeli”. Giordano ieri ha cercato di evitare una degenerazione di questo tipo che porterebbe ulteriori spaccature. Si è presentato dimissionario insieme a tutta la segreteria nazionale facendo appello a un’assunzione collettiva di responsabilità. Da un lato, si legge il tentativo di condividere le ragioni della disfatta con tutto il partito, anche con quella parte di esso che non ha condiviso le scelte degli ultimi anni; dall’altro, è comunque apprezzabile la ricerca di unità e la volontà di non arrivare a spaccature difficilmente ricomponibili. Meno apprezzabile, e meno credibile, è invece il cambio di rotta repentino rispetto al nuovo soggetto politico della sinistra italiana. Tutte le compagne e i compagni legati a Fausto, dopo aver spinto fino a due giorni fa per un accelerazione in quel senso, confermando una linea bocciata dalla società e dagli elettori, oggi negano di aver mai pensato a uno scioglimento di Rifondazione e chiedono di ripartire dal partito, credendo in questo modo di spiazzare le minoranze interne e la vasta area che si riconosce nella linea dell’ex ministro Paolo Ferrero che oggi aspira, legittimamente, a conquistare la leadership del partito. Come andrà a finire lo sapremo prima dell’estate quando si arriverà alla elaborazione di documenti alternativi da discutere e votare in congresso. A mio avviso oggi è importante produrre un’analisi su noi stessi a partire dalla catastrofe elettorale.

Dall’analisi dei flussi elettorali si legge che le ragioni di una crisi di consensi a sinistra di tale portata sono molteplici. In primo luogo, ci ha penalizzato la retorica del voto utile che ha fatto si che circa il 46% dei nostri elettori si siano rivolti al PD per evitare (a questo punto inutilmente) la vittoria della destra. Questo dato viene infatti confermato dai risultati del voto amministrativo dove non ha pesato la chiamata alle armi per una reductio a due del sistema politico. In quei casi la sinistra, pur confermando un trend negativo, ha comunque ottenuto consensi doppi, e in alcuni casi tripli e quadrupli rispetto al dato delle politiche.

In secondo luogo, credo abbia pesato in percentuale analoga una crisi di consensi alla nostra sinistra. La frizione tra aspettative e fatti rispetto all’esperienza di governo ci ha fortemente penalizzati. Non essere riusciti a incidere sulle dinamiche di un governo evidentemente moderato ci ha politicamente sfiancati. A questo si aggiungono le forzature verso una soggettività politica indistintamente di sinistra che i nostri elettori più identitari non hanno digerito. Questo ha fatto si che buona parte di essi si rifugiasse nell’astensionismo e, in minor misura, nel voto a Sinistra Critica e Pcl, che hanno quindi perso la loro scommessa su uno sfondamento a sinistra. Solo uno 0,5% del nostro elettorato del Nord ha invece votato per la Lega, che in realtà ha rubato voti soprattutto al PD e agli alleati del Pdl. Quindi ridurrei l’enfasi sul peso del voto leghista sulla nostra sconfitta.

Rimane però una ragione per così dire più soggettiva, che non riguarda fattori esogeni a Rifondazione ma che chiama direttamente in causa la nostra politica e la nostra incapacità di leggere per tempo alcuni processi. Anche alcuni commenti su questo blog hanno fatto spesso riferimento alla tendenza di Rifondazione a enfatizzare molto negli ultimi anni la questione dei diritti civili, donne, ambiente, omosessuali, trascurando la questione del lavoro, che è tradizionalmente la nostra questione. La rivendicazione della nostra parzialità e non autosufficienza con la conseguente enfasi riposta sulla idea nobile della contaminazione culturale specie col pensiero critico espresso dei movimenti glbt, delle donne e degli ambientalisti, ha fatto sì che negli ultimi anni Rifondazione perdesse radicamento nei territori e nei luoghi del lavoro. Questo è stato un errore politico. Le battaglie sui diritti civili sono sacrosante e ci dovranno sempre vedere protagonisti, ma come notava il sociologo Roland Inglehart nelle sue riflessioni sui valori materialisti e postmaterialisti, la gente prima di pensare alle proprie libertà di espressione e realizzazione tende giustamente a pensare a riempire la propria pancia. Il trionfo culturale del pensiero unico neoliberale ha prodotto un peggioramento generalizzato delle condizioni di lavoro. Precarietà, abbassamento del costo del lavoro e morti bianche ne sono un esempio. Inoltre, la globalizzazione economica ha prodotto una estensione planetaria delle condizioni di sfruttamento subite dal lavoro salariato con la richiesta di maggiore precarietà e maggiore sfruttamento per garantire profitti e concorrenza.

In questo senso la Lega Nord, almeno in Italia, proponendo un chiaro profilo identitario di matrice territoriale rappresenta nella percezione di molti come un antidoto reattivo a questa globalizzazione e per questo molti proletari si rivolgono ad essa. Questo ci fa capire come la sinistra italiana debba in primo luogo ripartire dai territori e dalle comunità democratiche che da anni ci insegnano il senso di una democrazia diversa, dal basso e partecipativa. Non è un caso che in quelle realtà territoriali, a cominciare da alcuni municipi romani, dove da tempo investiamo attivamente sull’autogoverno democratico e sulla partecipazione, teniamo botta, e raggiungiamo percentuali di consenso ben superiori da quelle rilevate a livello nazionale.

Dobbiamo anche aggiornare alcune nostre convinzioni. Per due secoli siamo stati convinti che l’essere sociale determinasse la coscienza individuale e che la classe in sé fosse necessariamente destinata a trasformarsi in classe per sé, acquisendo coscienza politica e spirito di antagonismo. Oggi sappiamo che questa connessione non è più scontata. La crisi della grande fabbrica-comunità, la precarietà che si trasforma di campo di conflitto esistenziale produce una divaricazione tra condizione sociale e attitudini politico-culturali. Un individuo può vivere una condizione sociali e rivolgersi elettoralmente a forse politiche assolutamente distanti sul piano politico e programmatico. Questo ci fa capire che la partita da giocare oggi è quella della “produzione di senso”. Ripartire dal lavoro e dai diritti, certo, sapendo che i conflitti oggi si animano anche dentro la ricerca di un senso della vita che segue un flusso potenzialmente entropico che noi, con altri, ci dobbiamo proporre di decifrare e ricondurre a unità. Questa a mio avviso è la grande sfida su cui si gioca la ricostruzione di una rappresentanza ma soprattutto di una pratica politica della sinistra Italia e nel mondo.

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lunedì, aprile 14, 2008

In bocca al lupo Italia … e in bocca al lupo alla rifondazione comunista

Visto che questa notte ho il treno per lecce e domani e dopodomani sarò impegnato con gli esami, scrivo ora qualche rigo di commento sui risultati provvisori da cui però si profila un  risultato piuttosto netto. Non sono molto concentrato, quindi perdonate la sconnessione. Qui nella Direzione Nazionale di Rifondazione Comunista da cui seguo i risultati c’è rabbia e disincanto. Da un lato, Claudio Grassi, leader di una delle minoranze interne, che non si scolla dal sito del ministero, dall’altra Paolo Ferrero che sorride pensando al domani. I “capi” della Sinistra Arcobaleno non si sono fatti vivi, preferiscono stare nella sede del comitato elettorale coerentemente con la loro prospettiva di svuotare i partiti di ogni funzione e ruolo.

L’Italia ha scelto democraticamente il suo nuovo governo. Sono preoccupato e lo sono molto perché dire che ci sono tanti problemi da risolvere è dire una ovvietà. Io mi preoccupo anche di come si vorrebbe risolverli. Penso al popolo dei migranti, che si troverà chiuse le porte dell’accoglienza. E’ terrificante guardare gli occhi terrorizzati di Mohammed, un compagno che lavora con noi al dipartimento esteri. Si dovrebbe sposare a breve con una bellissima ragazza e ora teme per il suo futuro. Penso alle donne, che verranno ostacolate con le unghie e con i denti nel loro percorso di emancipazione. Penso ai lavoratori e ai ricercatori precari, con cui ho interloquito tanto in queste settimane e che saranno governati da chi teorizza la precarietà come valore. Penso al popolo della Val di Susa o di Messina, che speravano di poter difendere i propri territori dalla prepotenza di uno progresso insostenibile. Penso ai palestinesi, agli iracheni, agli africani, agli afgani, che vorrebbero pace e concordia e dall’Italia riceveranno solo disprezzo e scontro di civiltà. Penso a questo nostro povero pianeta che ci implora pietà e a cui regaleremo violenza e inquinamento. O forse no. Una cosa è certa. Da queste elezioni vengono sconfitte le donne, gli ambientalisti, i pacifisti, i precari a cui non resterà altro che alimentare il conflitto nella società. Mi piacerebbe sapere come si collocherà il sindacato in questo processo. Mi piacerebbe che ci raccontassero, loro, che hanno fatto la scelta del partito democratico, come mai in Italia, dove abbiamo i sindacati più forti d’Europa, abbiamo anche i salari più bassi e livelli di disuguaglianza secondi solo alla Gran Bretagna.

Il centrodestra ha vinto, ma il Popolo della Libertà non ha stravinto, sarà determinante il peso politico di una lega nord rafforzata che farà subito pesare la sua cultura xenofoba e separatista. Il PD ha perso, ma in fondo non è andato molto male. Ha comunque superato la somma dei partiti fondatori e forse meglio di così elettoralmente non poteva andare visto lo scarto di partenza. Auspico che riescano a risolvere quanto prima le contraddizioni che esprimono. Ma non ci credo molto.

Per la sinistra è una catastrofe. Per la prima volta nella storia della repubblica la sinistra politica in Italia rischia di non avere una rappresentanza istituzionale. Ha vinto la logica dell’americanizzazione. Ha vinto chi teorizza l’equidistanza tra capitale e lavoro, senza neanche quel moderatismo prudente che avrebbe potuto esprimere Veltroni. Il risultato era prevedibile. Neanche per un momento ho pensato in una buona affermazione della sinistra arcobaleno. Lo avrei auspicato anche se non ho mai creduto in questo progetto. La campagna elettorale è finita. Ora lo posso dire. L’errore è stato quello di uccidere organizzazione, identità e radicamento per rincorrere un voto d’opinione che non ci avrebbe mai potuto seguire. Dentro un sistema che si sta riconfigurando dentro una logica di bipolarismo coatto, sostenuto da media e poteri forti, è evidente che l’elettorato fluttuante non poteva che rivolgersi al voto utile schierandosi per uno dei due poli principali. La scelta più adatta, che ci avrebbe consentito una tenuta elettorale sarebbe dovuta essere una chiara e limpida scelta identitaria. Non un indistinto soggetto unitario dal sapore postmoderno, ma il partito della rifondazione comunista, con il suo simbolo, la sua storia, le sue pratiche e il suo progetto di trasformazione. Così non è stato e adesso sarà resa dei conti. Ora si riparte da zero, come nel ’91. Da comunista considero la rappresentanza istituzionale solo una parte della politica. Esistono poi le fabbriche, le università, le scuole, le famiglie, in genere i luoghi del conflitto. Da lì dovremo ricominciare.

Sarà l’occasione per avviare un grande processo di moralizzazione anche dentro il prc, consapevoli che si agirà in un quadro ben più complesso e fosco di quelli del passato. Veltroni e Berlusconi faranno subito un accordo per le riforme istituzionali finalizzato a escludere la possibilità per le terze forze di avere una rappresentanza anche in futuro. Ci opporremo con forza, in difesa della nostra Costituzione e della nostra martoriata democrazia.   

postato da fabiodenardis, 19:52 | link | commenti (78)   - lo trovi nella categoria: italia, sinistra