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martedì, settembre 30, 2008

COMUNICATO STAMPA

 

Il PRC-SE aderisce ai presidi del 1 e del 7 ottobre al fianco dei lavoratori e ricercatori precari

 

Per opporci all’emendamento sciagurato presentato dal Governo all’art.37 del Ddl 1441-quater che annulla le norme sulla stabilizzazione contenute nelle ultime due finanziarie il Partito della Rifondazione Comunista si mette al servizio di tutte le lavoratrici e i lavoratori precari del comparto della ricerca che oggi rischiano il licenziamento e aderisce con convinzione ai presidi indetti dall’USI/RdB per il 1 Ottobre di fronte al Ministero del Lavoro, alle ore 10:00, e il 7 Ottobre davanti al Ministero della Funzione Pubblica, alle ore 9:30.

Il Partito della Rifondazione Comunista invita tutte le compagne e i compagni a partecipare in massa alle due iniziative di lotta.

 

Fabio de Nardis

Responsabile Dipartimento Università e Ricerca Prc-Se

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COMUNICATO STAMPA

ANCHE I LAVORATORI I.S.P.R.A. IN AGITAZIONE

 

Rifondazione Comunista esprime la sua solidarietà alla mobilitazione dei lavoratori dell’I.S.P.R.A. (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), Ente nato dall’accorpamento di APAT, ICRAM e INFS, che hanno iniziato un’occupazione a oltranza della sede dell’Istituto, a Roma, per protestare contro il collegato alla Finanziaria che blocca le stabilizzazioni dei precari previste dalla Finanziaria 2007 e 2008, con il conseguente licenziamento di oltre 1000 lavoratori e lavoratrici assunti con contratto a tempo determinato e con contratti di collaborazione coordinata e continuativa. Questa mobilitazione si inserisce nell’alveo delle proteste iniziate da tempo in molti altri Enti, in particolare l’ISFOL, l’ISS, l’ISTAT, ecc., che sono in agitazione permanente.

Il Governo Berlusconi dopo aver ristretto ulteriormente gli spazi della contrattazione pubblica, intende approvare, nell’ambito del collegato alla finanziaria (ddl 1441) un emendamento con cui si sopprimono le disposizioni del comma 519 della Legge 296 (finanziaria 2007) e di tutte le misure normative successive finalizzate alla stabilizzazione del precariato pubblico, mettendo così a rischio la stabilità esistenziale di decine di migliaia di lavoratori italiani.

Con tale emendamento voluto da Brunetta e Tremonti si arriva addirittura a sostenere la decadenza automatica dei contratti attualmente in proroga, entro 30 gg dall’entrata in vigore del provvedimento di legge. Si tratta di una provocazione politica e sociale che impone una presa di posizione netta da parte di tutti i cittadini che si riconoscono nei valori della democrazia e nel diritto inalienabile al lavoro.

Non basta al Governo colpire duramente tutto il comparto della formazione pubblica, dalla Scuola all’Università, con tagli organici alle risorse, blocco delle assunzioni e dei turn over, assurdi progetti di privatizzazioni, si decide oggi di attaccare incostituzionalmente l’anello più debole della sistema, quello dei lavoratori precari che rappresentano la parte più dinamica e produttiva del comparto della formazione e della ricerca.

Rifondazione Comunista annuncia la sua partecipazione e il suo sostegno a tutte le forme di mobilitazione e ai presidi organizzati dai lavoratori precari e dalle organizzazioni sindacali per opporsi contro questo stato di cose, e invita tutte le lavoratrici e i lavoratori a partecipare in massa alla manifestazione contro le politiche del Governo Berlusconi prevista per l’11 Ottobre e naturalmente alla giornata di mobilitazione nazionale proclamata dai sindacati di base per il 17 Ottobre.

 

Fabio de Nardis

Responsabile Università e Ricerca PRC-Se

 

Ugo Boghetta

Responsabile Lavoro Prc-Se

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giovedì, settembre 25, 2008

Attivo Nazionale Scuola Università Ricerca Prc-Se

ROMA, 12 OTTOBRE 2008, ORE 9,30, SALA LIBERTINI

VIALE DEL POLICLINICO 129 

Già all’attivo del 18 maggio scorso si è sviluppato un dibattito ricco di spunti analitici e di proposte per organizzare una resistenza efficace all’offensiva portata alla scuola che è aumentata e peggiorata. Un attacco senza precedenti al quale è necessario rispondere con la produzione di iniziative capillari in tutti i territori, in tutte le scuole, nelle università. Occorre riorganizzarsi come partito, nelle federazioni come nei regionali, con gruppi di lavoro specifici sulle tematiche della scuola, dell’università e della ricerca. Ma anche individuando temi che incrociano le contraddizioni presenti nella società, quali la laicità, l’interculturalità, la partecipazione democratica, i diritti sindacali, sui quali produrre riflessioni, elaborazione collettiva, strumenti d’intervento nelle scuole e nelle università. Rivolgendo la nostra attenzione agli studenti, spaccato importante di un mondo giovanile del quale dobbiamo saper leggere le domande per costruire, insieme a loro, risposte più avanzate di quelle rappresentate dalle forme polverizzate di socialità cui sono quotidianamente assoggettati. Provare, insomma, a fare delle scuole e degli atenei un terreno privilegiato d’intervento, per contrastare l’egemonia della destra e le tendenze alla rassegnazione, per rafforzare la cura di valori fondanti come l’uguaglianza e la libertà – del pensiero, dell’insegnamento e dell’apprendimento, della cultura – che hanno sempre costituito il migliore antidoto contro i tentativi di stravolgimento della funzione istituzionale di scuola e università. Sono compiti impegnativi che richiedono una forte determinazione del nostro partito e, insieme, uno sforzo collettivo di tutte le forze politiche e associative della sinistra. Per questo, cogliendo l’occasione de lla manifestazione nazionale in programma per l’11 ottobre prossimo a Roma, per la riuscita della quale vi chiediamo uno sforzo ulteriore di coinvolgimento (sarà presente alla manifestazione uno spezzone specifico sulle tematiche della Conoscenza) abbiamo ritenuto opportuno convocare un attivo nazionale scuola ed università per il 12 mattina, con inizio alle ore 9,30, presso la sala Libertini in viale del Policlinico. Un invito caloroso alle compagne e ai compagni di partecipare come sempre in tante/i.

Per eventuali prenotazioni in albergo telefonare alla compagna Dina Rimauro allo 06.44182236/257.

 

Loredana Fraleone – responsabile nazionale Politiche per la Conoscenza

Gennaro Loffredo – responsabile nazionale Scuola e Formazione

Fabio de Nardis – responsabile nazionale Università e Ricerca

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mercoledì, settembre 24, 2008

COMUNICATO STAMPA CONGIUNTO

Alla Sapienza si elegge il nuovo Rettore

Il Partito della Rifondazione Comunista unitamente al Partito dei Comunisti Italiani osservano con attenzione le elezioni che in questi giorni serviranno a decidere il nuovo Rettore de “La Sapienza” Università di Roma. Pur non entrando nel merito della contesa elettorale, nel rispetto dell’autonomia di tutte e tutti i lavoratori-elettori del più grande Ateneo d’Europa, il PRC-Se e il PdCi congiuntamente non possono non esprimere una forte preoccupazione sul merito delle intenzioni dichiarate dai singoli candidati, salvo poche eccezioni. L’oggetto della contesa sembra incentrarsi solo sulla sfida della modernizzazione dell’Ateneo e del rilancio del suo prestigio internazionale, due elementi fondamentali e largamente condivisibili, se non fossero però declinati secondo la logica e i linguaggi di un sistema subalterno all’ideologia della concorrenza e del libero mercato della conoscenza. Non si sente parlare invece di questioni a nostro avviso centrali come quelle riconducibili al libero accesso alla conoscenza, quindi al diritto allo studio per tutte e tutti, e alla necessità di farsi promotori di nuovi ed efficaci organismi rappresentativi d’Ateneo all’insegna della partecipazione democratica di studenti, personale T.A. e docenti.

I programmi dei candidati a Rettore parlano di “governance” (= autorità, dominio, direzione d’azienda), di Università come "holding", di "mission", di "prestigio internazionale". Ci aspettiamo invece che i candidati esprimano il loro giudizio critico sul progetto di dismissione dell’Università pubblica proposto dal Governo attraverso il decreto 112 del 25 giugno 2008 che, attraverso la riduzione degli investimenti, la riduzione dei turn over, la possibilità per gli atenei pubblici di trasformarsi in fondazioni private, prefigura un blocco delle carriere con il conseguente invecchiamento della classe docente e l’impossibilità per i ricercatori precari di poter stabilizzare la propria condizione di lavoro, una riduzione del numero dei docenti (che andrebbero invece raddoppiati), una conseguente fuga di massa dei nostri migliori cervelli all’estero, la costruzione di università elitarie e di classe con l’inevitabile aumento delle tasse d’iscrizione. Questi sono i temi dirimenti.

Il PRC-SE e il PdCI congiuntamente dichiarano il loro sostegno per chiunque saprà farsi carico del disagio espresso oggi da tutti gli studenti e i lavoratori de “La Sapienza” Università di Roma nonché di tutte le università italiane.

 

Fabio de Nardis, responsabile Dipartimento Nazionale Università e Ricerca Prc-Se

 

Vito Francesco Polcaro, responsabile Dipartimento Nazionale Università e Ricerca PdC

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giovedì, settembre 18, 2008

I precari Istat si mobilitano per i rinnovi contrattuali

Anche i lavoratori Istat si mobilitano. L’istituto non ha diffuso i dati sull'occupazione e la disoccupazione nel secondo trimestre del 2008 per via dell'agitazione dei lavoratori del Servizio che realizza l'indagine sulle forze di lavoro. I lavoratori protestano contro la decisione del Consiglio d'Istituto (l'organo decisionale dell'Istituto Nazionale di Statistica) di esternalizzare la Rete di rilevazione, attualmente composta da 317 rilevatori Co.Co.Co. che dal 2002 ottengono solo rinnovi annuali. Nonostante la nuova indagine sulle forze lavoro sia a pieno regime ormai da cinque anni, la forma contrattuale dei rilevatori non ha ancora trovato una soluzione definitiva.

Dal punto di vista scientifico la costituzione della rete di rilevazione ha rappresentato una delle più interessanti innovazioni realizzate dall'Istat negli ultimi anni e ha garantito una rilevazione dei dati sistematica e affidabile, gestita da giovani di alta professionalità. 

Ogni trimestre i rilevatori raggiungono le famiglie campionate ai fini di ricerca per svolgere una intervista dettagliata sulle condizioni di lavoro di tutti i membri del nucleo familiare. Dal momento che è molto importante che ciascun membro della famiglia racconti in prima persona le caratteristiche della propria occupazione (orario, tipologia contrattuale, professione, settore di attività dell'azienda), o le modalità della ricerca di lavoro, è possibile che il rilevatore debba tornare più volte presso la stessa famiglia (il compenso per ciascuna intervista è di 38,50 euro lordi). La registrazione immediata delle risposte consente che le informazioni possano essere tempestivamente trasmesse alla sede centrale dell'Istituto che provvede all'elaborazione e alla diffusione delle stime sulla forza lavoro.

Nell'indagine statistica l'affidabilità delle stime è il prodotto della qualità intervenuta in tutte le fasi, a cominciare proprio dal momento in cui il dato viene rilevato presso le famiglie. È dimostrato scientificamente che tanto più i rilevatori sono motivati, formati e consapevoli dell'importanza del loro ruolo tanto migliori sono i risultati complessivi delle stime prodotte.

L'agitazione dei lavoratori dell'Istat nasce proprio dalla volontà di salvaguardare il patrimonio di professionalità costruito negli anni e che è stato sovente sbandierato come esempio di eccellenza nella statistica pubblica.

A fronte delle crescenti difficoltà determinate dal ricorso alle collaborazioni coordinate e continuative nella Pubblica Amministrazione, l'organo decisionale dell'Istituto ha recentemente deciso di esternalizzare la gestione e il controllo della Rete, vanificando sette anni di lavoro e formazione di una rete di rilevatori professionalizzati, attiva su tutto il territorio e costantemente monitorata grazie alle tecnologie informatiche e la supervisione degli uffici regionali dell'Istat.

I lavoratori del servizio sono entrati in agitazione perché considerano che le proposte di esternalizzazione finora giunte costituiscano un inutile spreco di risorse pubbliche, in assoluta controtendenza con le “linee programmatiche” di efficienza della PA, recentemente ribadite dal Ministro della Funzione Pubblica. Una società esterna comporterebbe infatti un probabile aumento dei costi, insieme alla perdita del controllo dell'intero processo di rilevazione, con seri rischi di peggioramento dei dati rilevati e delle condizioni di lavoro dei rilevatori. Peraltro, le soluzioni oggi prospettate sono in contrasto anche con le più recenti raccomandazioni dell'Eurostat, che ribadiscono come motivazione e professionalità dei rilevatori costituiscano cardini imprescindibili per garantire la qualità dei dati.

I sindacati chiedono da tempo all'Amministrazione dell'Istituto e alla Funzione Pubblica l'apertura di un tavolo (anche soltanto tecnico) in cui siano vagliate le specifiche normative e i costi di tutte le possibili soluzioni finora prospettate. I lavoratori e i loro rappresentanti sono convinti che un confronto serio e trasparente tra tutte le alternative possibili consentirà di effettuare la scelta migliore, che salvaguardi al tempo stesso la dignità dei rilevatori e la qualità delle ricerche.

In attesa che venga trovata una soluzione definitiva a un problema che si trascina ormai da sette anni, il 30 dicembre sono in scadenza i contratti dei 317 rilevatori e ad oggi non ci sono garanzie concrete circa il loro rinnovo e la prosecuzione dell'indagine sulle Forze di lavoro. Lo stato di agitazione continua. Noi come partito saremo al fianco di chi oggi si mobilita in difesa della dignità del lavoro e della vita.

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COMUNICATO STAMPA:

 

NO ALL’ACCORPAMNENTO TRA ISFOL E ITALIA LAVORO SPA

Il Partito della Rifondazione Comunista esprime la sua preoccupazione per la precipitazione della situazione all’Isfol di fronte al progetto di accorpamento dentro Italia lavoro Spa che, con riferimento alle Deleghe al Governo per la riorganizzazione di enti vigilati dal Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali contenute nell’art.24 del DDL 1441 del 9 luglio 2008, sarà operativo già nel mese di ottobre (c.a.). Questo implicherebbe la fuoriuscita dell’ISFOL dal comparto della Ricerca Pubblica ma soprattutto l’azzeramento delle procedure di stabilizzazione che coinvolgo 277 ricercatori, tecnici e amministrativi, previste per le Pubbliche amministrazioni ai sensi della Finanziaria 2007. L’Isfol è oggi un Ente pubblico di Ricerca vigilato dal Ministero del Lavoro. Il personale presente in Istituto è pari a 645 unità tra cui 293 precari in attesa di stabilizzazione.

L’art. 24 (DDL 1441) perpetra la politica di rafforzamento strategico di Italia Lavoro Spa che si trasformerebbe in Ente Pubblico Economico e impedisce la crescita organizzativa, funzionale e finanziaria di un Ente Pubblico di Ricerca preposto statutariamente all’esercizio delle funzioni di ricerca e analisi utili a supportare il Ministero del Lavoro, Salute e Politiche sociali.

Il Partito della Rifondazione Comunista, in coerenza con gli obiettivi che ispirano il Disegno di Legge, crede sia altresì necessario porre l’ISFOL al centro del processo di riorganizzazione attraverso il completamento del processo di stabilizzazione del personale. Intende quindi sostenere e sollecitare tutte le iniziative di lotta e mobilitazione che si muovano in questa direzione.

 

Fabio de Nardis

Dipartimento Nazionale Università e Ricerca PRC-SE

 

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martedì, settembre 16, 2008

Salvatore Fiore dall’Inghilterra mi manda alcune riflessioni sul sistema universitario inglese in rapporto alla riforma Gelmini. Su sua richiesta ve le ripropongo parzialmente editate …

 

L’Università della Gelmini come quella inglese? No grazie

Ho seguito attraverso internet e la TV la riforma universitaria introdotta dal governo Berlusconi in Italia. Ho pensato allora di inviarti delle righe di riflessione dall'Inghilterra, un paese che ha vissuto la travagliata esperienza dell'istruzione universitaria di massa e della ricerca d'élite. Mi pare che le riforme della Gelmini riprendano su alcuni punti le riforme introdotte in Inghilterra dai vari governi Thatcher e Blair. Per questo una riflessione è importante per capire non solo gli avvenimenti politici, ma soprattutto per indicare ai compagni le conseguenze che tali sistemi di riforme comportano.

Sin dal 1990, la legislazione in Inghilterra ha focalizzato l’attenzione sull’istruzione universitaria di massa sulla performatività e la marchetizzazione della stessa istruzione tagliando progressivamente i finanziamenti pubblici e aprendo una competizione tra gli atenei. Le università non avendo a disposizione fondi pubblici hanno dovuto piegarsi al volere di speculatori privati.

Tale legislazione ha forzato in maniera tirannica i genitori, gli studenti, i docenti, i ricercatori e i professori universitari a sottoporsi a strategie di mercato che sono proprie del settore privato, per differenziare le varie istituzioni in base alla qualità dell’istruzione che è stata essenzialmente concettualizzata come merce.

Durante i vari governi Blair, è stata adottata una visione tecnocratica e strumentale della conoscenza, la quale ha rimandato agli accademici la questione del mercato dei ricercatori. Questi hanno dovuto continuamente reinventare se stessi e il capitale culturale inteso quindi come merce di scambio sul mercato universitario.

Questa è stata una grande forzatura che ha fatto perdere autonomia agli studiosi, mentre il dialogo circa i valori la loro rilevanza nella vita accademica è stato contraccambiato da criteri determinati esternamente all’università: un vero e proprio colpo di mano del neoliberismo.

Le riforme del governo Berlusconi sono in continuità con le politiche universitarie dei governi Thatcher e Blair e dimostrano un chiaro allineamento al neoliberismo e un impegno verso i principi del capitalismo globale, dove l’imperativo della competizione del mercato che insegue il profitto è libero di dominare l’economia, la vita politica e quella sociale. Di conseguenza, l’associazione della politica economica e le relazioni nei luoghi di lavoro sono mediati nelle università da pratiche manageriali.

L’impatto di tali processi sulla vita accademica porta a una resistenza nei luoghi di lavoro e a una crescita giornaliera della frustrazione. Un senso profondo di disaffezione tra lo stesso corpo docente e di ricerca e gli altri lavoratori del comparto. Loro sono i primi a sentire l’effetto di questo tipo di "macho management" che si nota generalmente in quei luoghi dove vi è uno stile di management provocatorio, di duro e aspro confronto.

In pratica, uno degli aspetti più negativi che è emerso alla luce di queste riforme in Inghilterra è stato il fatto che vi è stata una delega in bianco in mano a questi manager universitari che hanno di fatto trasformato le università da istituzioni autonome a istituzioni a prerogativa puramente manageriale: l’intensificazione del lavoro è stato accompagnato da una perdita di autonomia e un trasferimento di potere a manager incompetenti sul piano della ricerca scientifica. Gli studiosi perdendo il controllo sul proprio lavoro si alienano diventando soggetti subalterni.

Sotto la tirannia del mercato, gli accademici sono forzati vendersi come merce. Questo significa anche cedere parte di se stessi e delle loro vite: Sono trattati come macchine di produzione;il loro lavoro perde il connotato di autonomia e relazione sociale; l’insegnamento e la ricerca si svuotano di significato.

Per questa ragione quella della Gelmini è un riforma da combattere.

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