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martedì, luglio 07, 2009 Roma, 7 luglio 2009. postato da fabiodenardis, 13:36 | link | commenti (2) - lo trovi nella categoria: italia, glocalizzazione, conflitti, sinistra, movimenti
giovedì, luglio 02, 2009 G8 -CONTRO IL "BORDELLO GLOBALE" IL PRC SARA' IN TUTTE LE MANIFESTAZIONI Il Partito della Rifondazione Comunista parteciperà a tutte le mobilitazioni di contestazione al summit del G8, sia quelle diffuse sul territorio nazionale come la manifestazione del 4 Luglio a Vicenza contro la base Dal Molin, sia il Forum organizzato da diverse forze e movimenti il 7 Luglio a L’Aquila, sia la manifestazione nazionale prevista per il 10 Luglio nel capoluogo abruzzese. Invita le sue strutture a mettersi a disposizione affinché sia garantita la massima partecipazione e successo delle mobilitazioni e siano superate positivamente incomprensioni e contrapposizioni tra realtà di movimento. Il Prc lavora per un movimento unitario e di massa contro il G8 e le sue politiche e ritiene per questo legittima ed importante ogni mobilitazione che si ponga questo obiettivo. Anche alla luce della crisi economica globale provocata dalle politiche neoliberiste e di guerra, il G8 è sempre di più un organismo abusivo, a-democratico e incapace di dare risposte ai bisogni di larga parte dell’umanità. Un organismo basato sul censo, ovvero sulla “ricchezza” degli Stati che lo compongono, appare sempre di più un insulto nei confronti delle popolazioni di un pianeta consegnato al collasso ambientale, ostaggio della speculazione finanziaria e dello sfruttamento crescente delle popolazioni da parte delle multinazionali e della logica del profitto. Proprio per questo riteniamo sbagliate le campagne di chi , usando il sacrosanto tema della lotta alla povertà, rischia di coprire queste responsabilità affidando al G8 una qualsivoglia funzione umanitaria. Il tentativo del governo Berlusconi di farsi scudo della tragedia del terremoto per mettere a riparo un organismo screditato nell’opinione pubblica internazionale come il G8 è destinato al fallimento. Starà all’intelligenza dei movimenti e alla maturità della popolazione dell’Aquila, alla quale va la nostra solidarietà piena e il nostro rispetto, dare agli 8 grandi il benvenuto che meritano visto le gravissime loro responsabilità nella crisi planetaria. Dopo 8 anni il G8 torna a “celebrarsi” in Italia. Sono ancora aperte le ferite di Genova, fortissimo il ricordo e il dolore per l’assassinio di Carlo Giuliani e per coloro che si videro torturati , offesi nei corpi e nella dignità, da chi costituzionalmente era preposto a tutelarne e garantirne i diritti fondamentali. Tra gli otto “grandi” uno è rimasto lo stesso: il cavalier Silvio Berlusconi. Anche per questo non pensiamo che sia giusto aderire a richieste di “tregua” nei confronti di una persona e di un governo che ogni giorno umilia la democrazia, calpesta la libertà di stampa, attua politiche economiche e sociali a favore dei forti mentre si ostina ad ignorare le richieste di chi perde il lavoro, vive nella precarietà e non riesce ad arrivare a fine mese. Berlusconi porta il G8 nel “bordello globale” e cerca con una operazione di immagine di salvare se stesso e le sue politiche reazionarie. Noi saremo con i movimenti per rovinargli la festa e per rinnovare il nostro impegno per un altro mondo possibile e necessario. responsabile nazionale Dipartimento Movimenti Altermondialisti Prc/Se postato da fabiodenardis, 14:33 | link | commenti (4) - lo trovi nella categoria: conflitti, sinistra, movimenti
martedì, giugno 16, 2009 No g8 sull'economia 9-13 giugno 2009 Lecce si colora di libertà
postato da fabiodenardis, 23:54 | link | commenti (12) - lo trovi nella categoria: italia, conflitti, sinistra, movimenti
lunedì, maggio 11, 2009 NO al G8 UNIVERSITY SUMMIT
Care compagne e compagni,
la due giorni programmatica sull’Università a Napoli è stato un momento importante di elaborazione, formazione e organizzazione del lavoro politico. Sono state discusse e recepite le indicazioni dei compagni provenienti dai territori e quanto prima verranno inviati i documenti programmatici conclusivi che dovranno comunque essere ridiscussi ai livelli regionali e federali.
In occasione della due giorni i giovani comunisti hanno reso pubblico un proprio documento, che alleghiamo di seguito, sul G8 University Summit che si terrà a Torino tra il 17 e il 19 maggio. Come partito assumiamo il documento e sollecitiamo le federazioni affinché garantiscano la partecipazione delle compagne e dei compagni alle giornate di controvertice nonché ai cortei del 17 e del 19 a Torino, a cui diamo la nostra adesione. A questo fine abbiamo predisposto anche un manifesto che troverete nel link di seguito indicato e che le federazioni possono ristampare o fotocopiare in forma di volantino. Copia cartacea del manifesto verrà spedito alle federazioni di Milano, Torino, Roma e Napoli.
Fraterni saluti
Fabio de Nardis
Responsabile Nazionale Dipartimento Università e Ricerca Prc-Se
Manifesto/Volantino G( Torino in pdf
LA NOSTRA UNIVERSITA' NON SOSTIENE IL G8
Riflettere ed agire per costruire un'altra università, un altro sviluppo possibile
Nel novero degli interventi preparatori al G8 di Sardegna o de L'Aquila di quest'anno, ci sarà anche il G8 University Summit del 17, 18, 19 maggio a Torino. Da anni, nelle strade d'Europa e del mondo intero, contestiamo le riunioni dei “Grandi” che dovrebbero avere il potere taumaturgico di governare e salvare il mondo ed invece si mostrano sempre più retorici e impotenti rispetto alle crisi che attanagliano l'economia, il lavoro, l'ambiente, i beni comuni, l'alimentazione, la salute. Anche a Torino assedieremo il G8 insieme a quei movimenti che, pur agendo su tematiche e in luoghi differenti, con idee e sensibilità plurali, guardano all'orizzonte di un altro mondo possibile.
Il G8 University Summit di Torino, a cui parteciperanno 50 atenei tra cui il Politecnico di Torino, l'Università di Firenze e la Conferenza dei Rettori (CRUI), si riunisce per discutere sui problemi dello sviluppo economico e della sostenibilità ambientale. Sappiamo bene però che i due temi sono difficilmente conciliabili e non risolvibili con soluzioni tecniciste prodotte in laboratorio dalle poche università finanziate per fare ricerca. La sostenibilità ambientale è una acquisizione lunga, che attraversa la cultura, lo stile di vita, i mezzi di produzione, la pianificazione territoriale e dei servizi di una società: è un processo che riguarda tutte e tutti, non si può limitare ai suggerimenti delle università compiacenti, selezionate dai rappresentanti del G8, non può essere dettata da quei soggetti che hanno prodotto la crisi attuale, ma deve esse re elaborata anche da quei soggetti che invece stanno subendo i costi sociali e materiali di una crescita economica distorta.
La presenza in Italia di un appuntamento inevitabilmente mediatico ci permette anche di sottolineare un altro aspetto dell'evento: l'università non può produrre elaborazione ed innovazione se non è sufficientemente finanziata e se non garantisce a tutte e a tutti il libero accesso all'istruzione. Il modello verso cui stiamo procedendo a forza di tagli è quello di netta divisione tra le università di élite, che accentrano le risorse economiche private e pubbliche, e le università di serie B, ridotte al livello minimo di sussistenza per la didattica con possibilità ridottissime di fare ricerca e sempre più costose per i singoli studenti. Questo è un sistema in fortissima contraddizione con l'idea di uno sviluppo sostenibile, che dovrebbe essere invece omogeneo e inclusivo, permettendo alla nostra società di progredire nella ricerca scientifica e di met tere a valore le risorse intellettuali che questo paese può dare.
Le proteste delle studentesse e degli studenti, delle lavoratrici e dei lavoratori, delle ricercatrici e dei ricercatori che abbiamo visto in autunno in Italia e quelle più recenti in Grecia e in Francia, si oppongono proprio a quelle politiche neoliberiste che stanno riversando gli effetti della crisi sulle fasce sociali più deboli e sui settori che dovrebbero essere le fondamenta per il futuro della nostra società, come la scuola e l'università. Dobbiamo partire da questo grande movimento per mettere al centro dell'attenzione il ruolo dell'istruzione, della ricerca e della formazione per invertire la rotta rispetto agli attuali processi di governance e ripensare al futuro che vogliamo, per la nostra università, per la nostra società.
Per questi motivi pensiamo che sia necessario sia riflettere sul rapporto tra sviluppo e sostenibilità ambientale, sia manifestare contro le politiche del G8 che tagliano i fondi all'università e alla ricerca e che contemporaneamente impongono privatizzazioni e vincoli di accesso al sapere e alla formazione. Per questo, come Giovani Comuniste/i, parteciperemo sia ai Forum organizzati da Cantiere Altro Sviluppo – Torino che alla manifestazione prevista per martedì 19 maggio a Torino, indetta dalla Rete contro il G8.
postato da fabiodenardis, 13:25 | link | commenti (2) - lo trovi nella categoria: conflitti, sinistra, movimenti
lunedì, marzo 02, 2009 Atenei in rivolta per la difesa dell’Università pubblica Domenica 1 marzo si è conclusa la due giorni promossa dal coordinamento dei collettivi de Importante è stato il confronto con gli studenti provenienti dai movimenti in Spagna, Grecia e Francia che hanno arricchito il dibattito socializzando le proprie esperienze di mobilitazione con l’intento, a nostro avviso fondamentale, di unificare le lotte a livello europeo per opporsi al processo continentale di graduale mercificazione della conoscenza attraverso i parametri definiti dalla strategia di Lisbona e, per quanto riguarda l’Università, dal processo di Bologna. Fin da subito è emersa l’esigenza di dare seguito ai mesi di mobilitazione attraverso la costruzione di una rete nazionale in grado di essere col tempo rappresentativa dell’intero movimento nella condivisione di alcuni elementi discriminanti a partire dalla critica all’autonomia finanziaria delle Università che negli anni, attraverso il graduale ma inarrestabile definanziamento della ricerca pubblica, ha costruito le condizioni di una squalificazione dell’offerta didattica e delle possibilità di fare ricerca liberi dalla morsa corrosiva della precarietà. Nel rapporto finale, che di per sé non vuole essere un documento politico quanto piuttosto una base di ulteriore riflessione da portare all’attenzione dei collettivi di tutta Italia, si rivendica con forza l’esigenza di sostenere l’Università pubblica e al contempo combattere ogni ipotesi di abolizione del valore legale del titolo di studio che rappresenterebbe un ulteriore passo in avanti verso la definizione di un sistema formativo di classe che impedirebbe alle masse giovanili di emanciparsi attraverso il libero accesso alla conoscenza. Anche per questa ragione la battaglia per il diritto allo studio diventa prioritaria così come il ruolo dello Stato che ha il dovere di garantire una formazione laica, di qualità e gratuita. Solo così il tanto decantato merito potrà essere realmente perseguito. Naturalmente non esiste battaglia che riguardi il mondo della conoscenza che non faccia oggi i conti con la crisi strutturale del sistema capitalistico di produzione che oggi i governi borghesi intendono tutelare anche e soprattutto tagliando risorse all’università e alla cultura. Attraverso questa chiave di lettura, chiaramente declinata nel rapporto finale della due giorni, è possibile trovare la connessione necessaria con il mondo del lavoro oggi duramente colpito dal governo Berlusconi. E da questa consapevolezza gli studenti riuniti nella Facoltà di Psicologia di Roma individuano come prima data di mobilitazione nazionale lo sciopero del 18 marzo indetto dalla Flc-Cgil e quello del 28 marzo dei sindacati di base. Molte altre date intermedie sono state individuate come momenti cruciali di unificazione delle lotte, a partire dal g8 dell’Università previsto a Torino tra il 17 e il 19 maggio fino alla più ampia e condivisa mobilitazione contro il summit degli “otto grandi” che si terrà a Luglio alla Maddalena. Insomma, gli studenti dimostrano nuovamente di essere la componente più attiva e vitale del mondo universitario e noi, nel rispetto dell’autonomia di movimento, li sosterremo con forza in questo percorso complesso ma necessario di unificazione e coordinamento delle lotte. Cercheremo poi di sollecitare una nuova alleanza tra studenti e lavoratori della conoscenza attraverso la costruzione di una Rete Nazionale di Comitati in Difesa dell’Università Pubblica. Non un nuovo soggetto, quanto piuttosto una soggettività fluida e plurale che unisca le lotte di studenti, ricercatori e docenti in difesa della Costituzione, per un reale diritto allo studio, per una ricerca libera e mai più precaria e per una Università che sia veramente inclusiva, di massa e di qualità. Fabio de Nardis Responsabile Nazionale Università a Ricerca PRC-Se postato da fabiodenardis, 13:48 | link | commenti - lo trovi nella categoria: italia, conflitti, sinistra, movimenti
mercoledì, gennaio 14, 2009 Ecco di seguito il breve resoconto che Francesco Caruso ci ha inviato da Cipro. Unico italiano membro di una spedizione di circa trenta pacifisti che malgrado i divieti di Israele stanno cercando di raggiungere via mare Ieri pomeriggio 12 gennaio alle ore 15 è salpata da Cipro, dal porto di Larnaca, la nave dei pacifisti "Spirit of Humanity" - organizzata dal coordinamento internazionale FREE GAZA MOVEMENT - carica di aiuti umanitari per Gaza. Malgrado le condizioni meterologiche avverse, si è deciso di intraprendere ugualmente la missione su indicazione dei volontari già presenti a Gaza, per cercare minimamente di far fronte alla mancanza cronica di cibo e medicinali in tutta postato da fabiodenardis, 09:25 | link | commenti (7) - lo trovi nella categoria: vita, glocalizzazione, mondo, conflitti, movimenti
domenica, gennaio 11, 2009 Con il popolo palestinese, Fermiamo il massacro di Gaza
Non ci sarà mai pace finché si costringerà il popolo palestinese a vivere in ghetti, subire vessazioni continue, finché non si permetterà la nascita di uno stato palestinese. L’occupazione militare del territorio palestinese deve finire. L’assedio di Gaza, che causa una tragedia umana tanto grande, deve essere revocato. Una pace giusta può nascere solo da una conferenza internazionale sotto l’egida dell’Onu, non di arbitri parziali come gli Stati Uniti, o di conferenze come quella di Annapolis, a cui non sono seguite che vuote dichiarazioni. L’obiettivo di tale conferenza deve essere la fine dell’occupazione israeliana della Cisgiordania e di Gaza, la rimozione del Muro e degli insediamenti, il rispetto delle risoluzioni internazionali, inclusa la 194, e la nascita di uno stato palestinese nei confini del ‘67, con Gerusalemme Est come capitale, che possa vivere in pace accanto a quello di Israele. Questo obiettivo sarà possibile solo se verrà fermata questa nuova ed insensata guerra, se si porrà fine all’aggressione. BASTA CON L’OCCUPAZIONE ISRAELIANA postato da fabiodenardis, 10:44 | link | commenti - lo trovi nella categoria: glocalizzazione, mondo, conflitti
sabato, gennaio 03, 2009 Ecco di seguito una parte di un mio dialogo con Dimitri Tsanakopulos, uno dei leader dell'intifada greca, che ho avuto il piacere di incontrare di recente. L'intervista integrale è stata pubblicata su Liberazione il 25 dicembre. Buona lettura e buone riflessioni. La rivolta dei giovani greci non sembra dare segni di cedimento, al contrario sembra acquisire maggiore forza trasformandosi in un movimento sociale destinato a lasciare i suoi segni nella società ellenica e in Europa in generale. Fin dall’inizio abbiamo notato molti elementi di similitudine con il nostro movimento dell’ONDA che come in Grecia si mobilita contro il tentativo del governo di destra di svuotare la struttura pubblica della formazione. Il motto dei giovani italiani, “noi la crisi non la paghiamo”, ci parla di un movimento che nasce nel contesto dello Stato nazione ma assume nella sua agenda un tema di carattere globale rappresentato dalla crisi planetaria del sistema capitalistico. Non pensi anche tu che vi siano le condizioni per la creazione di un grande movimento transnazionale che parte dal mondo della conoscenza assumendo nella libertà di accesso ai saperi un antidoto contro le politiche neoliberali e l’ideologia che le sostengono? La situazione sociale e del sistema dell’istruzione in Grecia presenta a mio avviso molti elementi di similitudine con l’Italia. I problemi e gli obiettivi degli studenti greci sono simili a quelli del movimento italiano. Lo Stato capitalista sta esportando la sua logica in ogni campo, anche dove le cose funzionavano con un sistema diverso. L’istruzione era pubblica, ma la borghesia sta tentando di riorganizzarla sulla base della logica del capitale, che può essere espressa come produzione di beni e servizi ai fini dello scambio e del profitto; cosa che ha cercato di fare il governo greco di destra nel 2006 dopo essere intervenuto su un articolo della costituzione che vieta l’ingresso del capitale privato nelle strutture pubbliche. Il movimento studentesco che partì allora con molta forza non lo permise. Ma ora il governo sta di nuovo tornando indietro con il riconoscimento dei diplomi che vengono dati nelle scuole private. I problemi sono dunque simili. L’unica cosa che posso aggiungere è che la strategia della sinistra radicale dovrebbe orientarsi verso un obiettivo strategico, cioè ridurre i processi di mercificazione sociale laddove la logica neoliberista vorrebbe introdurli. Stiamo vivendo una situazione molto difficile da decifrare ma credo che dobbiamo cominciare un dialogo con tutte le forze della sinistra a livello europeo per sincronizzare così i nostri passi, con l’obiettivo di costruire un movimento di massa più ampio e articolato. Siamo d’accordo. La dimensione europea è il luogo dove costruire politicamente l’unità di un movimento anticapitalista anche attraverso il raccordo di quelle forze politiche organizzate che già da anni trovano un riferimento comune nel Partito della sinistra europea di cui anche il Synaspismos, insieme al Prc è parte integrante. Ma torniamo per un momento alla Grecia. Il movimento studentesco sembra essere esploso quasi all’improvviso in realtà noi sappiamo che una coscienza critica organizzata è presente nel tessuto sociale della Grecia contemporanea così come in Italia, dove il movimento degli studenti ha potuto contare su un sedimento di cultura critica e capacità organizzativa vivo grazie all’azione quotidiana di quelle forze sociali e politiche capaci di esprimere la propria soggettività anche in periodi di riflusso politico. Non credi sia così. Certamente, ma aggiungo dell’altro. Louis Althusser in un suo saggio spiegava come nascono le rivolte e parlava dell’incontro imprevedibile di una serie di fattori che portano alla rivoluzione, affermando che il movimento della storia non è lineare ma va per salti e rotture e modifica gli equilibri sociali. E’ ciò che sta succedendo in Grecia. L’uccisione di un giovane di 15 anni, la crisi economica, gli scandali a livello governativo, la crescita della sinistra negli ultimi due anni, la mancanza di prospettive di vita futura per studenti e lavoratori, tutto questo costituisce il quadro imprevisto della situazione attuale. Per quanto riguarda la rivolta è stata una cosa spontanea nei primi tre giorni, con incidenti dovunque senza controllo e con una spinta alla violenza senza obiettivi precisi, ciò che abbiamo chiamato “feticismo della violenza”. E questo nonostante la presenza di forme di organizzazione dei partiti della sinistra. Dopo, sia gli studenti delle scuole superiori che dell’Università hanno cominciato a riorganizzarsi con obiettivi politici e ora la situazione è nelle loro mani. Anche oggi mi giunge notizia di una manifestazione di 30.000 studenti, manifestazioni in ogni città della Grecia dove c’è un’università. Ci sono 225 Università occupate. Ci troviamo di fronte a un enorme movimento di giovani e la sinistra radicale dovrebbe lavorare per politicizzarlo sempre di più. Anche in Grecia sappiamo che la situazione politica è piuttosto complessa. Da un lato la destra al governo, dall’altro un partito socialista che vive una situazione di stallo perché esattamente come avviene nel partito democratico in Italia, non riesce a risolvere la contraddizione di essere pienamente subalterno al progetto neoliberale in crisi. In Italia il Pd ha cercato inizialmente di cavalcare le istanze di movimento ma quasi subito è emerso il suo vero piano, e cioè puntare alla smobilitazione per individuare spazi di consociazione con la destra berlusconiana dentro un contesto di contiguità culturale e politica. Il movimento in Italia non può trovare sbocchi istituzionali in Grecia la situazione è forse diversa? Capisco. Mi limiterò a fare alcune considerazioni politiche su tre soggetti: il Governo, il Pasok, e il Partito Comunista. Il governo è nel panico e non sa che fare e ricorre a una repressione massiccia per risolvere la situazione terrorizzando il movimento, che però è determinato e non tornerà indietro. La destra al Governo è impreparata a questa situazione e incapace di trovare una risposta politica cambiando i suoi orientamenti per prendere in considerazione le istanze poste dal movimento. Il Pasok invece dorme, si limita di accusare il Governo in un gioco delle parti quasi grottesco; non ha detto una parola sulla mancanza di prospettive e di futuro per studenti e lavoratori, noi pensiamo che loro siano l’altra opzione del capitalismo, in linea con l’orientamento generale espresso a livello europeo dal Pse, e dunque la soluzione dei problemi posti dal movimento non può passare attraverso i dialogo con il Pasok. Per quanto riguarda il Partito Comunista ci dispiace constatare una miopia di fondo. Il Kke è fuori dal movimento, se non addirittura contro questa rivolta, non capisce che la lotta di classe non è una partita di calcio. Un movimento include tante componenti e opzioni, non solo le sue parti organizzate, noi stiamo cercando di dire loro che dovrebbero essere interni alla rivolta in modo da dare un esempio di organizzazione e di costruire un’egemonia, come insegnava Gramsci. Esattamente ciò che riesce a fare il Prc in Italia. Loro invece spiegano la rivolta attraverso una sorta di teoria del complotto, della cospirazione, secondo cui i giovani che hanno fatto atti di violenza sono agenti infiltrati dell’imperialismo. Come Prc stiamo elaborando un’analisi del conflitto che parta proprio dalla crisi del modello di produzione capitalistico. A nostro avviso, da questa crisi si può uscire o da destra, attraverso la chiusura degli spazi della democrazia reale, o da sinistra, attraverso un forte sostegno pubblico alla domanda qualificata, dentro un processo che sia democratico, pacifico e ricostruttore di natura, non riducibile quindi alle vecchie ricette keynesiane fondate sull’idea dello sviluppo illimitato e su pratiche di consumo individualistiche. Questo significa sostegno alla ricerca, all’innovazione tecnologica ed energetica, all’ambiente, alla conoscenza e alla promozione di consumo sociale in contrasto con un sistema capitalistico che si riconfigura anche nelle forme del capitalismo cognitivo. Sono d’accordo. Come Synaspismos stiamo elaborando un programma politico che dovrebbe offrire il quadro di un’uscita dalla crisi, proprio in risposta a questa esplosione che dimostra quanto sia necessaria una soluzione. Ciò che ci poniamo è indagare la crisi del modo di produzione capitalistico, il nostro slogan è che dobbiamo riappropriarci di tutto. Stiamo cercando di spiegare a chi è estraneo alla rivolta che la logica del profitto deve essere sostituita da una logica che parta dai bisogni delle persone e che questo modello di sviluppo basato sul valore di scambio dovrebbe essere basato sul valore d’uso. Pensiamo ancora che questa rivolta sia un’opportunità per la sinistra per riconquistare le proprie radici all’interno del movimento di massa. Faccio un esempio: ci sono persone anziane che inseguono la polizia per strada per proteggere i giovani. Ogni giorno assistiamo ad atti di solidarietà di persone che non sono di sinistra nei confronti degli studenti. Assistiamo a un grande sommovimento sociale, si è rotto un equilibrio. Per questo pensiamo che possiamo riprendere le nostre radici, ma non dobbiamo per questo raccontarci delle storie, perché non siamo di fronte a una crisi strutturale dello Stato né alla vigilia della rivoluzione. Però è chiaro che questo è un punto di non ritorno. postato da fabiodenardis, 12:14 | link | commenti (2) - lo trovi nella categoria: glocalizzazione, conflitti, sinistra, movimenti
giovedì, novembre 13, 2008 14 NOVEMBRE 2008:
L'ONDA PREPARA LA GRANDE MAREGGIATA ...... postato da fabiodenardis, 18:01 | link | commenti (42) - lo trovi nella categoria: italia, conflitti, sinistra, movimenti
domenica, novembre 02, 2008 «Così abbiamo sbaragliato i fascisti» Il racconto dei militanti di Rifondazione: ci hanno chiamati, quelli avevano già fatto tre aggressioni ROMA — «Parliamoci chiaro: prima che arrivassimo noi c'erano già state tre aggressioni contro persone finite all'ospedale o comunque rimaste ferite. Ammesso e non concesso che ce l'avesse avuta prima, quella gente non aveva più alcuna legittimità a stare in piazza. Abbiamo chiesto che fossero allontanati, e niente. Gli abbiamo gridato di andarsene, e niente. A quel punto li abbiamo caricati e sbaragliati. Basta, finito. Inutile stare a nascondersi o girarci intorno». Partito della Rifondazione comunista, sede della Direzione nazionale, terzo piano. Simone ha 32 anni e un linguaggio diretto. Accanto a lui ci sono Emiliano, 30 anni e quasi due metri d'altezza, e Yassir, 33 anni e una denuncia per lesioni e resistenza a pubblico ufficiale: l'hanno fermato e liberato dopo una notte passata in gattabuia. Sono impiegati del settore organizzazione del partito (quello che un tempo si sarebbe chiamato Servizio d'ordine), e mercoledi scorso erano in piazza Navona. Raccontano la loro versione dei fatti con una premessa, affidata a Emiliano: «Per noi l'antifascismo è un valore irrinunciabile. E' il fondamento della nostra Costituzione, ed essere antifascisti oggi significa difendere la democrazia, la pace e la libertà di espressione». Anche con l'uso della violenza? Risponde Simone: «A nessuno di noi piace andare in giro a caricare i fascisti, ma capitano situazioni particolari. Come l'altro giorno. Con la polizia che non ha fatto niente per impedire lo scontro fisico». Lo interrompe Yassir: «Sono diciotto anni che partecipo alle manifestazioni, e ti assicuro che non avevo mai visto prima un fascista così da vicino. Perché sempre si sono messi in mezzo per evitare il contatto diretto, o ci chiudevano piazze o strade presidiate da loro. Stavolta invece è come se avessero detto "prego, accomodatevi". Io non penso a complotti, però qualche cattivo pensiero può venire. Anche perché questa storia è cominciata molto prima di mercoledì». Il riferimento è ai giorni precedenti, lunedì e martedì, quando «i fascisti» del Blocco studentesco hanno conquistato la testa del corteo degli studenti medi o issato il loro striscione al sit-in davanti al Senato. «Sempre con quel camioncino bianco pieno di mazze nascoste — insiste Simone — senza che nessuno lo fermasse. Noi in quelle due occasioni abbiamo abbozzato, per evitare problemi, ma in piazza Navona, mercoledì, s'è passato il segno». Racconta Yassir: «Io stavo andando al lavoro quando mi ha telefonato un ragazzo del liceo Tasso per avvisarmi che i fascisti stavano picchiando la gente. Temevo che esagerasse, ho chiamato altre persone, e tutti confermavano le aggressioni. Parlavano di sangue. Ho radunato altri compagni e siamo andati». Insieme a quelli dell'università: «E mica sono il Settimo Cavalleggeri! — sorride Simone —. Era già previsto che venissero anche loro, hanno solo accelerato un po' il corteo». Con il loro camioncino: «Certo — risponde Emiliano - quello c'è sempre, per gli altoparlanti e i megafoni. Mazze non ce n'erano, stai sicuro. Quando siamo arrivati abbiamo trovato la piazza terrorizzata dalle violenze precedenti e i fascisti schierati in formazione, coi bastoni pronti. A quel punto che fai?». Già, che fai? Yassir: «Abbiamo formato un cordone e fino all'ultimo abbiamo tentato di tenerlo, ma la piazza dietro spingeva e quelli davanti aspettavano co' 'sti bastoni come fossero giocatori di baseball». E voi coi caschi in testa: «Certo, per protezione. A mani nude, però. A un certo punto non abbiamo tenuto più e c'è stato lo scontro. Coi poliziotti a godersi lo spettacolo». Sono volate le sedie dei bar. «Di vimini... Ne vola una, ti arriva addosso, la rilanci no? A me un fascista m'ha tirato una scopa — continua Yassir —, l'ho parata, ho visto arrivare i carabinieri dall'altra parte e ho avuto paura di restare in mezzo. Mi sono lanciato tra i tavolini dei bar. Mentre correvo mi sono sentito prendere alla gola e stringere, mi stavano soffocando. Poi mi hanno buttato a terra, e mentre temevo che arrivasse una coltellata ho sentito dire "soggetto immobilizzato". Erano poliziotti, per fortuna». Quindi sono intervenuti. «Per disperderci — puntualizza Simone —, dopo che avevamo neutralizzato i fascisti e ridotto quel camioncino come doveva essere ridotto. Questi sono doppiamente pericolosi: militarmente, perché picchiano la gente, e politicamente perché rischiano di avere un effetto catalizzatore su giovani cosiddetti "neutri", soprattutto in certe scuole e periferie, dove ci sono logiche più da comitiva che da gruppo politico, un po' da stadio». Emiliano: «Coi loro metodi: o ti adegui e fai quello che dicono loro oppure menano. A Roma da due anni le aggressioni si sono moltiplicate. Dicono di essere contro questo governo, ma non mi pare se poi spunta un sottosegretario che si appiattisce sulla loro versione. Comunque al corteo dello sciopero non si sono visti». Ancora Simone: «Noi da quando siamo rimasti senza parlamentari abbiamo molte più difficoltà a gestire la piazza, mentre loro si sentono protetti. Mercoledì qualcuno di noi s'è dovuto prendere un permesso dal lavoro per venire a cacciare i fascisti, ma ti pare normale?». postato da fabiodenardis, 10:37 | link | commenti - lo trovi nella categoria: italia, conflitti, sinistra, movimenti
mercoledì, ottobre 29, 2008 Il governo sperimenta la dottrina Cossiga Oggi il Governo ha sperimentato la dottrina Cossiga per giustificare la criminalizzazione del movimento. Denunciamo l’infiltrazione fascista nel corteo degli studenti a piazza Navona. La polizia consente a un gruppo di cinquanta fascisti armati di spranghe, catene, bottiglie, caschi e cinghie, di infiltrarsi nel presidio democratico degli studenti in movimento a piazza Navona e massacrare per un’ora, indisturbato, studenti e studentesse di quindici e sedici anni. La polizia è intervenuta solo quando un gruppo di militanti di sinistra è giustamente intervenuto a difendere gli studenti democratici. Il risultato è che molti studenti e studentesse sono finiti all’ospedale e molti feriti si registrano anche tra coloro che sono intervenuti in soccorso dei più giovani, tra cui molti militanti del PRC uno dei quali, il compagno Yassir che era partito con noi dalla direzione, è al momento in stato di arresto solo per aver cercato di garantire l’agibilità democratica della piazza. Ne chiediamo l'immediata liberazione. E’ evidente il tentativo del Governo di creare caos nel movimento che per tutta risposta si è ricompattato bloccando la città di Roma e riunendosi in assemblea alla Sapienza. Questo evento mette un punto definitivo sulle polemiche suscitate dai media di regime rispetto a un presunto fronte unitario tra attivisti di destra e di sinistra. Il movimento rivendica con forza la propria specificità democratica e antifascista. Non un passo indietro sul piano della lotta di liberazione per salvare l’Università e la scuola pubblica in Italia. Il nostro compito è adesso quello di estendere ulteriormente il movimento contaminando la società tutta e al contempo assumere i provvedimenti necessari a formare un comitato promotore del referendum abrogativo di questa legge vergogna. La lotta continua.
postato da fabiodenardis, 17:47 | link | commenti (18) - lo trovi nella categoria: italia, conflitti, sinistra, movimenti
martedì, ottobre 21, 2008 Scuola, Università e Ricerca: mille ragioni e forza di una lotta
Il 23 sarà giornata di mobilitazione in molte città italiane. A Pisa, tra le principali realtà in agitazione, dove il movimento organizza quotidianamente iniziative che raccolgono larghi consensi nell'opinione pubblica, è prevista una grande manifestazione che unirà gli occupanti di scuole e università, contro questo assurdo progetto di riforma vuole dare il colpo di grazia al sistema pubblico dell’istruzione, tendenza diffusa da tutti i governi degli ultimi anni, specie per quanto riguarda il comparto universitario. Se venisse approvato, ne pagheranno le spese i giovani e giovanissimi di oggi e di domani, le loro famiglie, la gran parte della collettività, salvo i settori sociali da sempre privilegiati. Questa riforma è di natura classista perché diminuendo le ore di istruzione nelle scuole dell'obbligo colpisce le famiglie con meno reddito (i momenti di socialità sono a pagamento e inesistenti le ore di recupero scolastico concepite come approfondimento delle materie e ampliamento degli orizzonti culturali). Per l’università la controriforma prevede tagli per 1.500 milioni di euro, trasformazione delle università in fondazioni private, tasse d’iscrizione alle stelle. L'università, che già oggi costa troppo, finirà sempre più col diventare accessibile alla sola “élite”, mentre gli altri si consoleranno con la Costituzione che continuerà a raccontargli la fiaba del diritto allo studio. La ricerca sarà gestita con criteri e per obiettivi funzionali agli interessi privati dei nuovi padroni degli atenei. Immaginate cosa pretenderanno dai ricercatori, e prima ancora dagli studenti, le società farmaceutiche, una volta che avranno messo le mani sulle università! Gli organici saranno ridotti secondo lo schema 1 assunzione ogni 5 pensionamenti. Con buona pace per la qualità dell’attività didattica (in termini di contenuti e di metodologie) e per l’adeguamento dei percorsi formativi alle esigenze sociali. Nessuna stabilizzazione dopo anni di precariato per migliaia di ricercatori, tecnici e amministrativi. Una specie di avviso di licenziamento a futura memoria (e nemmeno tanto futura!). Anche gli altri comparti dell’istruzione subiranno le conseguenze di questo “nuovo” assetto dell’università, che non può non essere lo spettro incombente sugli studi dopo la scuola superiore. Per non parlare del degrado culturale e civile che si abbatterà sulla vita collettiva, in particolare nelle città universitarie. La furia controriformatrice della ministra Gelmini e del suo staff di “esperti” sta imperversando ovunque nell’istruzione. Sono suoi bersagli anche la scuola elementare e quella media (inferiore e superiore). Nelle elementari, col ritorno al “maestro unico” del secolo scorso, si riduce l’organico docente di decine di migliaia di maestre e maestri; si dequalifica pesantemente una scuola ritenuta validissima a livello internazionale; si rubano 4 ore al “tempo/scuola” settimanale; si abolisce il “tempo pieno”, che si sostituisce, a richiesta delle famiglie, con una specie di “badanza”, affidata non si sa a chi. Nella scuola media, si accorpano istituti e altri si chiudono; si tagliano fondi per 8 miliardi di euro, mentre se ne regalano milioni alle scuole private; si riduce il personale di circa 85mila insegnanti e 45mila lavoratori ausiliari, tecnici e amministrativi; si pensa di ridurre l’orario di lezione e di abolire il 5° anno in certi istituti; si stivano 30 e passa alunni per classe, da “gestire” con bocciature col “5” in condotta o in una materia o gruppo di materie. Classi concepite come luoghi di ordine autoritario, conforme al pensiero dominante. E tanti saluti a chi si dibatte in difficoltà scolastiche o di relazione, porta con sé un handicap o viene da un altro angolo del mondo e avrebbe bisogno di essere riconosciuto nella sua dignità esistenziale. Da settimane si cerca di resistere a quest’attacco. Lo si fa approfondendo le questioni, facendo assemblee, manifestazioni, partecipando in massa al corteo delle centinaia di migliaia di manifestanti del 17 ottobre a Roma, convocato con lo sciopero generale dai sindacati di base. È ora necessario che la mobilitazione abbia un salto di qualità ricercando l’unità tra tutte le componenti del movimento. I luoghi di lavoro sono decisivi per accumulare la forza sociale adeguata a spuntarla, la battaglia in difesa della scuola pubblica è una battaglia di civiltà tra l’altro determinante anche per le sorti della sinistra in questo paese. Non apprezziamo in questo senso chi nel nome di un pragmatismo antideologico predica oggi la possibilità di emendare una proposta di legge che va solo ritirata. E ci spiace che anche il Presidente Napolitano si sia esposto in questo senso. La legge Gelmini non è emendabile salvo condividerne l'impianto generale, che propone subalternità ai dettami di un modo di produzione e distribuzione delle risorse evidentemente in crisi. Noi chiediamo un’altra scuola, un’altra università, un altro sistema pubblico della ricerca dentro una società liberata dalle secche del capitalismo.
Fabio de Nardis, Resp. Nazionale Università e Ricerca PRC Federico Giusti, Confederazione Cobas Pisa postato da fabiodenardis, 12:09 | link | commenti (37) - lo trovi nella categoria: italia, conflitti, sinistra, movimenti
venerdì, ottobre 17, 2008 Le Università si ribella per la propria sopravvivenza
“Aumento delle tasse”: la trasformazione comporterà inevitabilmente un minor controllo sullo stato patrimoniale interno con un probabile e indiscriminato aumento delle tasse universitarie. La vigilanza sull’andamento delle università, inoltre, non sarà più di esclusiva competenza del Ministero dell’Università, ma la maggior parte delle valutazioni saranno effettuate dal Ministero dell’Economia, realizzando così un vecchio sogno di Tremonti: mettere le mani sulle università. “Blocco del turn-over”: dall’anno accademico 2010/2011 si avrà un blocco del turn over del 20%: questo vuol dire, ad esempio, che su 10 docenti che andranno in pensione, potranno esserne assunti soltanto 2 ricercatori, sempre se le Università non saranno talmente indebitate da poter utilizzare per le assunzioni i propri fondi. Il progetto è chiaro. Riduzione progressiva del personale assunto a tempo indeterminato e aumento dei contratti precari, e quindi di un sistema della ricerca costantemente sotto ricatto. Occorre mobilitarsi. Consapevoli che siamo solo agli inizi. Il governo è alla sua prima finanziaria e ha cinque anni a disposizione per distruggere con la complicità del partito democratico, ciò che rimane del nostro Stato sociale. Alcune sedi un po’ più periferiche, compreso quell’Università del Salento dove io stesso insegno, sono ancora silenti. Non sarà arrivato il momento di svegliarsi dal letargo. Non sarà il caso di mostrare dignità e rompere con una tragica tradizione di conformismo? Non sarà il caso di riappropriarci del bene pubblico della conoscenza? postato da fabiodenardis, 16:30 | link | commenti (27) - lo trovi nella categoria: italia, conflitti, movimenti
giovedì, settembre 18, 2008 I precari Istat si mobilitano per i rinnovi contrattuali
Dal punto di vista scientifico la costituzione della rete di rilevazione ha rappresentato una delle più interessanti innovazioni realizzate dall'Istat negli ultimi anni e ha garantito una rilevazione dei dati sistematica e affidabile, gestita da giovani di alta professionalità. Ogni trimestre i rilevatori raggiungono le famiglie campionate ai fini di ricerca per svolgere una intervista dettagliata sulle condizioni di lavoro di tutti i membri del nucleo familiare. Dal momento che è molto importante che ciascun membro della famiglia racconti in prima persona le caratteristiche della propria occupazione (orario, tipologia contrattuale, professione, settore di attività dell'azienda), o le modalità della ricerca di lavoro, è possibile che il rilevatore debba tornare più volte presso la stessa famiglia (il compenso per ciascuna intervista è di 38,50 euro lordi). La registrazione immediata delle risposte consente che le informazioni possano essere tempestivamente trasmesse alla sede centrale dell'Istituto che provvede all'elaborazione e alla diffusione delle stime sulla forza lavoro. Nell'indagine statistica l'affidabilità delle stime è il prodotto della qualità intervenuta in tutte le fasi, a cominciare proprio dal momento in cui il dato viene rilevato presso le famiglie. È dimostrato scientificamente che tanto più i rilevatori sono motivati, formati e consapevoli dell'importanza del loro ruolo tanto migliori sono i risultati complessivi delle stime prodotte. L'agitazione dei lavoratori dell'Istat nasce proprio dalla volontà di salvaguardare il patrimonio di professionalità costruito negli anni e che è stato sovente sbandierato come esempio di eccellenza nella statistica pubblica. A fronte delle crescenti difficoltà determinate dal ricorso alle collaborazioni coordinate e continuative nella Pubblica Amministrazione, l'organo decisionale dell'Istituto ha recentemente deciso di esternalizzare la gestione e il controllo della Rete, vanificando sette anni di lavoro e formazione di una rete di rilevatori professionalizzati, attiva su tutto il territorio e costantemente monitorata grazie alle tecnologie informatiche e la supervisione degli uffici regionali dell'Istat. I lavoratori del servizio sono entrati in agitazione perché considerano che le proposte di esternalizzazione finora giunte costituiscano un inutile spreco di risorse pubbliche, in assoluta controtendenza con le “linee programmatiche” di efficienza della PA, recentemente ribadite dal Ministro della Funzione Pubblica. Una società esterna comporterebbe infatti un probabile aumento dei costi, insieme alla perdita del controllo dell'intero processo di rilevazione, con seri rischi di peggioramento dei dati rilevati e delle condizioni di lavoro dei rilevatori. Peraltro, le soluzioni oggi prospettate sono in contrasto anche con le più recenti raccomandazioni dell'Eurostat, che ribadiscono come motivazione e professionalità dei rilevatori costituiscano cardini imprescindibili per garantire la qualità dei dati. I sindacati chiedono da tempo all'Amministrazione dell'Istituto e alla Funzione Pubblica l'apertura di un tavolo (anche soltanto tecnico) in cui siano vagliate le specifiche normative e i costi di tutte le possibili soluzioni finora prospettate. I lavoratori e i loro rappresentanti sono convinti che un confronto serio e trasparente tra tutte le alternative possibili consentirà di effettuare la scelta migliore, che salvaguardi al tempo stesso la dignità dei rilevatori e la qualità delle ricerche. In attesa che venga trovata una soluzione definitiva a un problema che si trascina ormai da sette anni, il 30 dicembre sono in scadenza i contratti dei 317 rilevatori e ad oggi non ci sono garanzie concrete circa il loro rinnovo e la prosecuzione dell'indagine sulle Forze di lavoro. Lo stato di agitazione continua. Noi come partito saremo al fianco di chi oggi si mobilita in difesa della dignità del lavoro e della vita.
---------------------------------------------------------------------------------- COMUNICATO STAMPA: NO ALL’ACCORPAMNENTO TRA ISFOL E ITALIA LAVORO SPA Il Partito della Rifondazione Comunista esprime la sua preoccupazione per la precipitazione della situazione all’Isfol di fronte al progetto di accorpamento dentro Italia lavoro Spa che, con riferimento alle Deleghe al Governo per la riorganizzazione di enti vigilati dal Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali contenute nell’art.24 del DDL 1441 del 9 luglio 2008, sarà operativo già nel mese di ottobre (c.a.). Questo implicherebbe la fuoriuscita dell’ISFOL dal comparto della Ricerca Pubblica ma soprattutto l’azzeramento delle procedure di stabilizzazione che coinvolgo 277 ricercatori, tecnici e amministrativi, previste per le Pubbliche amministrazioni ai sensi della Finanziaria 2007. L’Isfol è oggi un Ente pubblico di Ricerca vigilato dal Ministero del Lavoro. Il personale presente in Istituto è pari a 645 unità tra cui 293 precari in attesa di stabilizzazione. L’art. 24 (DDL 1441) perpetra la politica di rafforzamento strategico di Italia Lavoro Spa che si trasformerebbe in Ente Pubblico Economico e impedisce la crescita organizzativa, funzionale e finanziaria di un Ente Pubblico di Ricerca preposto statutariamente all’esercizio delle funzioni di ricerca e analisi utili a supportare il Ministero del Lavoro, Salute e Politiche sociali. Il Partito della Rifondazione Comunista, in coerenza con gli obiettivi che ispirano il Disegno di Legge, crede sia altresì necessario porre l’ISFOL al centro del processo di riorganizzazione attraverso il completamento del processo di stabilizzazione del personale. Intende quindi sostenere e sollecitare tutte le iniziative di lotta e mobilitazione che si muovano in questa direzione. Fabio de Nardis Dipartimento Nazionale Università e Ricerca PRC-SE
postato da fabiodenardis, 12:55 | link | commenti (8) - lo trovi nella categoria: italia, conflitti
venerdì, luglio 11, 2008 Da un articolo di Checchino Antonini pubblicato ieri su Liberazione …
E i tempi della richiesta delle pene, tant'è la minuziosità della ricostruzione, slittano ancora. Non prima di mercoledì prossimo sarà possibile ascoltare le conclusioni della pubblica accusa nel procedimento che vede indagati a vario titolo 29 funzionari, anche alti, della polizia di stato imputati per le violenze e gli abusi che sfociarono nell'arresto illegittimo di 93 persone (62 delle quali gravemente ferite) da esibire a un'opinione pubblica imbarazzata dall'inerzia mostrata con le scorrerie dei cosiddetti black bloc. Era la notte tra il 21 e il 22 luglio del 2001. Ieri Cardona Albini ha rifatto la storia delle perizie sul giubbotto del celerino "accoltellato" e ha ricostruito l'irruzione nella scuola di fronte a quella del massacro. A caldo, l'agente, sostenuto da numerose testimonianze di colleghi, disse di essersi beccato un solo fendente. I Ris di Roma lo avrebbero smentito dicendo che c'era più di un taglio. Così il poliziotto cambiò versione ma i testimoni diretti si volatizzeranno trasformandosi in fonti indirette. E i tagli sul giubbotto non corrisponderebbero a quelli sul corpetto sottostante. Per il pm si sarebbe inventato tutto, anche se uno dei difensori, in corridoio, prova a dire che quell'agente è un «semplice, uno incapace di mentire». Il pm non sembra avere dubbi: che sia «per un'intesa istantanea coi suoi superiori, o per un'adesione spontanea, fu una simulazione» e la versione ufficiale è «colma di incongruenze». Per esempio, nulla fu tentato per identificare l'aggressore. Insomma, la simulazione «serviva a dimostrare che ci fu una qualche resistenza armata», e il suo «recepimento acritico fu funzionale all'economia dell'operazione». E chi, più del VII nucleo della Celere, i Canterini boys, aveva «esigenza di dare conto della sproporzione tra aggressori e aggrediti»? Fu una «mossa istintiva e una poco ragionata risposta a quanto accaduto, prima attività di falsa rappresentazione generata dalla consapevolezza del danno, anche per giustificare i vertici». Pure l'irruzione alla Pascoli, l'edificio di fronte, fu «funzionale all'operazione in corso alla Diaz. Non foss'altro che per impedire che dal media center si capisse tutto ciò che stava succedendo. Non potevano non sapere, almeno i capi dei 59 agenti che presero parte al blitz, che quella era la sede del Gsf. Fu anche staccata la spina di Radio Gap, è stato ricordato, nell'irruzione «determinata, che travolse agevolmente le barriere rudimentali messe per frenare l'irruenza delle guardie, con iniziale uso di manganelli». La gente fu costretta faccia a terra o al muro, mani dietro la nuca, in ginocchio o seduta dagli uomini delle squadre mobili di Genova, Roma e Nuoro (con la pettorina), uomini dell'anticrimine (con divisa atlantica) pochi minuti dopo l'irruzione alla Diaz (per questo non regge la tesi dell'errore) mentre altri in borghese arraffavano o distruggevano quello che capitava: floppy disc, macchine fotografiche, telefonini, pezzi di computer, maschere antigas. La tensione si allenterà, in un'«atmosfera surreale», solo quando si materializzerà al 2° piano l'europarlamentare del Prc Luisa Morgantini e, dopo di lei, la deputata Prc Graziella Mascia e una troupe del Tg3 tanto che l'economista filippino, Walden Bello, era euforico quando esclamava con le mani ancora alzate: «Prensa! Prensa!». Testimoni e video «consolidano il quadro investigativo» con «consistenti riscontri», secondo la pubblica accusa che spiegherà anche l'irruzione nella stanza dei legali da cui furono trafugati computer e liste cartacee. Durò almeno mezz'ora. Troppo davvero per avallare la tesi difensiva dell'errore. Non c'era sospetto della presenza di armi, non c'era alcun mandato: per il pm l'«abusività era evidente» come pure la «piena consapevolezza di un'operazione in parallelo con quella nell'altra scuola» «anche al fine di impedire di documentare quello che accadeva alla Diaz». E il catalogo dei reati è impressionante: perquisizione arbitraria, violenza privata, danneggiamenti dolosi aggravati, appropriazione indebita a seguito di danneggiamenti, peculato. Il materiale processuale è «significativo», s'è detto. «Purtroppo questo è successo». postato da fabiodenardis, 15:38 | link | commenti - lo trovi nella categoria: italia, conflitti
venerdì, luglio 04, 2008 Condivido le preoccupazioni di Fabio Amato, responsabile esteri di Rifondazione, sulla questione colombiana, per questo ve le propongo anche se parzialmente ritoccate ...
Pochi mesi fa, Uribe, violando l'integrità territoriale dell'Equador, ha fatto assassinare Raul Reyes, il numero due delle Farc, uomo chiave nelle trattative per la liberazione della Betancourt. postato da fabiodenardis, 16:02 | link | commenti (17) - lo trovi nella categoria: mondo, conflitti
mercoledì, giugno 25, 2008 Sciopero generale per salvare la ricerca pubblica
Di fronte a un sistema universitario che non riesce a fronteggiare la domanda sociale di conoscenza ci aspetteremmo un provvedimento che preveda stabilizzazioni e un reclutamento straordinario di nuovi ricercatori e invece il Governo propone un taglio di 500 milioni di euro e di fatto il blocco delle assunzioni fino al 2013 sia per i tecnici-amministrativi che per ricercatori e docenti. Data non casuale se si pensa che quell’anno diventerà operativa A proposito di diritto allo studio. Il Tar del Lazio ha annullato i test di accesso alla Facoltà di Medicina dello scorso anno dando ragione a chi come noi denunciava brogli e irregolarità e contraddicendo dunque il parere dell’Avvocatura dello Stato che aveva consentito a settembre di non annullare il test ritenendolo valido solo sulla base di alcuni quesiti. Dinamiche poco trasparenti, irregolarità della commissione valutatrice, domande sbagliate. È così che nel nostro paese si selezionano i futuri medici. Di fronte a uno scandalo di questo tipo ci saremmo aspettati una presa di posizione forte da parte della Ministra e magari l’annullamento dei test di ingresso per quest’anno. Invece no. Noi chiediamo, insieme a studenti e tante associazioni della società civile, l’abrogazione della legge vergogna 264/99 che ha consentito lo scempio reazionario del numero programmato, riducendo il libero accesso alla conoscenza; Qui non si tratta semplicemente di fare opposizione a un Governo che propone egoismo sociale e concorrenza. Occorre difendere la natura intrinsecamente democratica della ricerca pubblica. Per questa ragione proponiamo a tutti i collettivi, ai sindacati, alle associazioni degli studenti, dei docenti, dei ricercatori e del personale tecnico-amministrativo di partecipare con noi a una grande mobilitazione contro le proposte del Governo. Chiediamo lo sciopero generale per salvare il bene comune della conoscenza. postato da fabiodenardis, 11:35 | link | commenti (22) - lo trovi nella categoria: italia, vita, conflitti, sinistra, movimenti
lunedì, giugno 16, 2008 La nostra sicurezza
Noi crediamo nella sicurezza del rispetto dei diritti e della dignità. Loro pensano a liberarsi degli “zingari”, come nel recente sgombro del piccolo campo che confinava con il Villaggio Globale a Roma. Più di 150 persone, la metà dei quali bambini. Tutti italiani, tutti scolarizzati, tutti lavoratori, schiacciati dalla logica illogica di un sistema che trova sfogo solo nella repressione. Mi viene da dire, OK, volete cacciare i Rom? Va bene. Li volete sacrificare sull’altare di una finta sicurezza? Fatelo pure, ammazzateli, bruciateli, fateli sparire, in fondo sono poco più che bestie. Ma poi ha tutti gli altri, ai cari cittadini perbene, abbasserete l’affitto o gli interessi sul mutuo, darete loro un lavoro stabile, li pagherete in maniera equa, garantirete loro di non morire ammazzati da un padronato vizioso e individualista? Garantirete loro il libero accesso alla conoscenza? Insomma. Li renderete esseri umani? postato da fabiodenardis, 16:39 | link | commenti (42) - lo trovi nella categoria: italia, vita, differenze, conflitti, sinistra, movimenti
sabato, giugno 14, 2008 Di lavoro si continua a morire ma la colpa è sempre dei poveri Condivido questo sfogo di Piero Sansonetti, per questo ve lo propongo …
postato da fabiodenardis, 10:21 | link | commenti (19) - lo trovi nella categoria: italia, conflitti, sinistra
domenica, giugno 08, 2008 Contro l’imperialismo per il Socialismo del XXI secolo
Quando scriviamo di “resistere all’imperialismo” pensiamo a Cuba (che tra un anno celebrerà il mezzo secolo della sua Rivoluzione), pensiamo a Hugo Chávez e al processo rivoluzionario in atto in Venezuela, pensiamo alla Bolivia e al suo tentativo di avviare faticosamente un percorso di autodeterminazione per gli indios. Dopo anni in cui le forze progressiste in America Latina erano state messe alle strette da una guerra sporca guidata dal “Washington consensus” mediante l’appoggio ai criminali in divisa e in doppiopetto di Argentina, Cile e Uruguay, da qualche tempo i processi di cambiamento realizzati hanno avuto una enorme rilevanza politica e strategica per le forze progressiste e rivoluzionarie. In soli dieci anni è cambiato radicalmente il volto dell’America Latina, non più “cortile di casa” degli Stati Unti, ma continente che ha rifiutato in massa la democrazia liberale, concepita per impedire il cambiamento e non per agevolarlo. La controffensiva rivoluzionaria è partita dal basso per poi raggiungere i livelli amministrativi più alti, arrivando a proporre, mediante l’Alternativa Bolivariana per le Americhe (ALBA), un’alleanza sia per combattere la povertà e l’esclusione, sia per rintuzzare i progetti neo-coloniali dell’amministrazione statunitense. Per la vocazione internazionalista della lotta contro l’imperialismo, il movimento storico in atto guarda con interesse le battaglie degli altri popoli in lotta, dall’insurrezione zapatista in Chiapas (primo esempio di rivolta indigena), alla resistenza della Palestina, alla lotta del popolo curdo, alla quotidiana opposizione contro le occupazioni umanitarie in Afghanistan e Iraq, alla vittoria maoista in Nepal. Crediamo fortemente che i movimenti e le associazioni non possano fare a meno di guardare, nella loro ricerca per la trasformazione sociale e politica, laddove le lotte dei popoli stanno determinando la speranza di rinascita. Per questo motivo, in occasione della presenza nella nostra città del Presidente uscente degli Stati Uniti, invitiamo tutte/i a una mobilitazione per il giorno 11 giugno (h.17, p.za Esedra), per gridare anche a George W. Bush… “ADELANTE! Verso il socialismo del XXI secolo”.
"Patto permanente contro la guerra" postato da fabiodenardis, 09:27 | link | commenti (11) - lo trovi nella categoria: conflitti, sinistra, movimenti
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