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lunedì, novembre 16, 2009 APPELLO VERSO L’ASSEMBLEA NAZIONALE DEL 20 NOVEMBRE ALLA SAPIENZA
postato da fabiodenardis, 11:33 | link | commenti - lo trovi nella categoria: italia, movimenti
giovedì, ottobre 29, 2009 Riforma Gelmini: un pastrocchio sulle spalle di studenti e precari Nel Consiglio dei Ministri del 28 ottobre è stato varato il Ddl in materia di organizzazione e qualità del sistema universitario, di personale accademico e di diritto allo studio. Un testo complesso che pretenderebbe di rivoluzionare il sistema universitario italiano a costo zero, anzi, attraverso la mannaia dei tagli che paralizzano le attività degli atenei nel nome di una improbabile “razionalizzazione” delle risorse. Alla fine si afferma esplicitamente che “dall’attuazione delle disposizioni della presente legge non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica”. Già questo dimostra come l’intero documento, esaltato da tutte le gerarchie accademiche e dai giornali embedded, rappresenta in realtà una madornale bufala. Sul piano del sistema di governo degli atenei si propone un modello centralistico, gerarchico e a tratti autoritario. Viene ridimensionato il ruolo degli organi elettivi e quasi tutto il potere viene concentrato nelle mani dei rettori e di un CdA, ridotto nel numero di componenti, per il 40% composto da personalità provenienti dal mondo imprenditoriale. Un goffo tentativo di perseguire la vocazione aziendalistica della Ministra senza neanche riuscire a cogliere l’obiettivo. Paradossalmente preferiremmo parlare di aziendalizzazione del sistema universitario, perché almeno avremmo un nemico all’altezza dei nostri sforzi. Ma il sistema aziendale all’Italiana non si avvicina neanche lontanamente al modello anglosassone (tra l’altro fallito) che vorrebbe emulare. Il capitalismo italiano è tradizionalmente parassitario, succhia risorse allo Stato ma non si è mai sognato di investire seriamente in ricerca e sviluppo. Si finisce col consegnare il potere di definire gli indirizzi scientifici e le linee di sviluppo degli atenei a un personale incolto che sfrutterà tale posizione di privilegio per perseguire interessi privati senza alcun disegno stategico. La già fragile corda che sostiene la spada di Damocle sui crani dei ricercatori precari viene definitivamente spezzata. Si completa infatti il disegno della Moratti e viene messo ad esaurimento il ruolo di ricercatore a tempo indeterminato. Verranno sostituiti da contratti precari di durata triennale e rinnovabili una sola volta, poi o si vince un concorso da professore associato o si va a casa dopo sei anni della propria vita regalata a un’istituzione che ti premia con l’espulsione. Eppure un sistema serio di tenure track che apra la strada dell’ingresso in ruolo nella seconda fascia di docenza sarebbe anche ipotizzabile se ci fosse la volontà politica di investire risorse sui nuovi reclutamenti, ma questo non sembra rientrare nei disegni del governo Berlusconi. I concorsi universitari sono bloccati da anni e i tagli criminali alle università impedirà loro di bandire nuovi posti ancora per molto tempo. Quasi nulle saranno le opportunità di accesso per i giovani ricercatori, sempre più precari e sempre più ricattabili, e nessuna risposta seria si dà alle decine di migliaia di ricercatori precari di lunga data che da anni vengono sfruttati da un sistema universitario che contribuiscono materialmente e tenere in piedi e che non potranno neanche accedere alla nuova tipologia contrattuale. Gli studenti vengono umiliati. Mentre noi lottiamo per le rappresentanze paritetiche e una valorizzazione delle esperienze di autorganizzazione, Rifondazione Comunista non starà a guardare. Mette da subito le proprie strutture al servizio del movimento unitario che dallo scorso anno lotta per una università pubblica, di massa e di qualità. Lavoreremo alla costituzione di reti unitarie di studenti e lavoratori della conoscenza. Nessuno sconto verrà fatto al Governo e alle gerarchie baronali che esso tutela. Fabio de Nardis Responsabile Nazionale Università e Ricerca PRC-Se postato da fabiodenardis, 14:55 | link | commenti (7) - lo trovi nella categoria: italia, movimenti
mercoledì, ottobre 07, 2009 IN PIAZZA OPERAI E STUDENTI PER DIRE NO AI COSTI DELLA CRISI Il 9 ottobre è una giornata di mobilitazione che apre un autunno molto caldo sul piano delle lotte per gli studenti e i lavoratori. La crisi che il governo ci dice essere in via di risoluzione incomincia a mordere l’economia reale, i salari, il lavoro, i diritti. Tutto ciò che avevamo dato per scontato, dall’istruzione pubblica al lavoro, non lo è più. Lo scorso anno gli studenti e i precari della conoscenza sono scesi in piazza per lottare contro lo smantellamento della scuola pubblica e dell’università di massa ad opera del governo Berlusconi. Oggi le ripercussioni dei disastri firmati Gelmini si cominciano a sentire a tutti i livelli. Nelle scuole e nelle università è in corso un processo di privatizzazione che con il ddl Aprea e il ddl sulla governance universitaria permetterà alle aziende di decidere gli orientamenti della ricerca e della formazione in Italia. Le ricadute dei tagli criminali portati avanti da questo governo nel mondo della scuola sono tangibili: 57.000 licenziati quest’anno e circa 150.000 nei prossimi due. Il risultato è di fronte a tutte e tutti. Scuole sovraffollate, cambio di docenti ogni anno, disservizi strutturali. Come se non bastasse le tasse e il costo dei libri continua a salire. A questa giornata di mobilitazione partecipano anche gli operai metalmeccanici della Fiom che chiedono diritti e democrazia. La loro esperienza di lotta ci deve servire da modello. La vittoria degli operai dell’INNSE quest’estate ci dimostra che solo la lotta dura, le occupazioni e le pratiche di autogestione pagano. CHE FARE DOPO IL 9 OTTOBRE? Migliaia di lavoratori e di studenti oggi manifestano insieme. E’ necessario che in ogni scuola e all’Università si costruiscano assemblee che discutano la piattaforma di lotta da portare avanti nei mesi prossimi. Il Collettivo Resistenza Universitaria – Salento rappresenta ad oggi un esperimento di autorganizzazione che, a partire dal protagonismo espresso nella soggettività studentesca e dei lavoratori della conoscenza, punta a costruire, nella piena apertura e con spirito di collaborazione, un’esperienza di lotta nell’Università e nelle scuole della provincia di Lecce.
Contattaci all'indirizzo email: resistenzauniversitaria.salento@gmail.com postato da fabiodenardis, 14:05 | link | commenti (9) - lo trovi nella categoria: italia, sinistra, movimenti
mercoledì, settembre 30, 2009 RU-LECCE: Occupato simbolicamente il tetto dell’Ateneo
RESISTENZA UNIVERSITARIA - SALENTO COMUNICATO STAMPA: PRC-LECCE con gli studenti e i ricercatori in movimento
Fabio de Nardis, responsabile nazionale università e ricerca del prc, che ha partecipato all’azione insieme a un fitto gruppo di militanti del neonato circolo universitario di Rifondazione Comunista, afferma che il PRC parteciperà a tutte le azioni, anche le più eclatanti, che puntano, come in questo caso, alla generalizzazione del conflitto e all'unità delle lotte tra scuola, università e ricerca, lavorando al contempo all'unione tra queste lotte e tutte le altre lotte in campo nel nostro Paese, da quelle sociali a quelle territoriali, per il diritto alla casa e per i diritti civili. A questo fine il circolo universitario del Prc di Lecce aderisce e partecipa al corteo nazionale, promosso dal comitato dei precari della scuola, fissato per sabato 3 ottobre a Roma e mette le sue strutture e la sua organizzazione a disposizione degli studenti, degli insegnanti e dei ricercatori in movimento. Partito della Rifondazione Comunista - Circolo Universitario, Lecce postato da fabiodenardis, 15:04 | link | commenti (10) - lo trovi nella categoria: italia, sinistra, movimenti
martedì, settembre 22, 2009 Care compagne e compagni,
la manifestazione del 3 ottobre prossimo è una tappa importante faticosamente conquistata grazie agli innumerevoli conflitti che hanno caratterizzato la fine dell'estate, rendendola bollente, prima dell'autunno caldo che tutte/i noi ipotizzavamo.
Le lavoratrici ed i lavoratori della scuola espulse/i per sempre dal lavoro hanno cominciato a rendersene conto, ad autorganizzarsi, a costruire momenti significativi di visibilità sui territori, a stringere alleanze con organizzazioni politiche e sindacali.
Il Prc è stato ed è al loro fianco ovunque da subito. Spesso è loro stessa carne.
La manifestazione avrà luogo a Roma e l'appuntamento per il corteo è previsto, presumibilmente, tra le ore 14,00 e le ore 15,00 a Piazza della Repubblica. Il percorso è oggetto di trattativa con la questura di Roma.
Per il 4 ottobre abbiamo ritenuto utile fare un attivo nazionale scuola ed università poiché urge un momento di confronto sia per avere un quadro il più chiaro possibile di quanto sta accadendo nei territori, sia per decidere insieme come proseguire il nostro percorso politico adeguandolo alla fase. Vi chiederemmo quindi non solo di continuare ad animare le lotte sostenendo i coordinamenti dei precari presenti nei vostri territori e di favorire il più possibile un processo unitario fra tutti i soggetti in campo, ma anche di essere presenti alla manifestazione del 3 ed all'attivo del 4 ottobre che si terrà nei locali della federazione romana del Prc in via Squarcialupo 58. Come sempre se avete bisogno di pernottare e non riuscite a provvedere autonomamente, fate riferimento a Dina allo 06.44182257. Chi ha un camper o una tenda può, arrivando il 2 sera, dormi re sotto il ministero presso il presidio.
Anche se siamo sicuri che lo abbiate già letto su Liberazione, riportiamo un passaggio tratto dall'articolo di qualche giorno fa del nostro Segretario nazionale:
"Dobbiamo quindi sapere che nelle prossime settimane le lotte aumenteranno e noi dobbiamo essere in grado di migliorare il lavoro politico nella costruzione del movimento. Lavorare per allargare il numero di occupazioni e di presidi, far conoscere le lotte, costruire sul piano territoriale momenti di mobilitazione e di riflessione comune tra i diversi soggetti in lotta, costruire casse di resistenza, momenti di dibattito nei posti di lavoro non interessati dalle lotte. Dobbiamo indirizzare il lavoro politico del partito a tutto questo, per favorire la crescita del conflitto, costruire i comitati unitari contro la crisi con tutti i soggetti disponibili, produrre idee e progetti che individuino sbocchi positivi e realizzabili. In piena collaborazione con tutte le organizzazioni sindacali disponibili a costruire il conflitto, dobbiamo lavorare all'allargamento del movimento.
Il processo di rilancio della rifondazione comunista, di costruzione di una sinistra di alternativa, di opposizione al berlusconismo, riparte da qui".
Alla manifestazione del 3 ha aderito anche la Fiom e quasi certamente vi convergerà anche la mobilitazione studentesca lanciata dall'Uds in prima battuta per il 9 ottobre (sciopero della Fiom).
Ulteriori tappe saranno le "100 Piazze per la Conoscenza" lanciate dalla Flc- Cigl per metà ottobre; lo sciopero generale dei sindacati di base previsto per il 23 ottobre.
Chissà che non si arrivi (le condizioni sembrano esserci) ad uno sciopero generale della scuola Cigl, cobas, studenti e, perché no?, metalmeccanici.
Cari saluti a tutte ed a tutti,
Eleonora Forenza
Segreteria nazionale Prc-se
Gennaro Loffredo
Responsabile naz. Scuola e Formazione Professionale Prc-se
Fabio de Nardis
Responsabile naz. Università e Ricerca Prc-se
P.s. Vi preghiamo, inoltre, di segnalarci prima possibile i contatti delle/i compagne/i che sono presenti nelle mobilitazioni territoriali, al fine di definire una mappatura precisa di tutti gli eventi in cui Rifondazione Comunista è presente (come partito e non) consapevoli dell’esigenza di generalizzare il fronte delle lotte a cominciare dall’unità d’azione tra scuola e università.
postato da fabiodenardis, 14:11 | link | commenti - lo trovi nella categoria: italia, sinistra
mercoledì, settembre 16, 2009 Scuola e Università unite nella lotta
Da settimane i precari di Roma sono accampati in condizioni igieniche e atmosferiche a dir poco ostiche di fronte al Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, trasformando quel presidio permanente in base logistica per la elaborazione di proposte e la pianificazione delle lotte. I militanti di Rifondazione, dei giovani comunisti e i volontari delle Brigate di solidarietà attiva sono al loro fianco cercando di rendere più agevole una forma di lotta defaticante. Il presidio proseguirà a oltranza fino a quando il governo non ritirerà i tagli insostenibili ascoltando le ragioni della scuola in movimento. L’obiettivo è quello di trasformare l’accampamento dei precari di fronte al ministero in un luogo permanente di costruzione del conflitto e di elaborazione politica per tutto il mondo della conoscenza. Presto avranno inizio le mobilitazioni anche nelle università italiane altrettanto sfiancate da una politica di tagli irrazionale e da un disegno di legge sulla governance universitaria che completerà il progetto contro-riformatore del governo Berlusconi, così come il disegno di legge Aprea per quanto concerne il settore della scuola. Precarizzazione delle vite, privatizzazione, aziendalizzazione, strapotere dei dirigenti scolastici e dei rettori; così la destra al governo pensa di poter vincere la sfida posta dalla società della conoscenza. Studenti e ricercatori universitari sono determinati a mobilitarsi con l’obiettivo di unire il fronte delle lotte, consci che la mobilitazione dei precari della scuola non è una battaglia corporativa ma una lotta ampia che riguarda tutto il mondo della conoscenza per un sistema di formazione pubblico, di massa e democratico. Per questa ragione il coordinamento dei collettivi universitari, insieme ad alcuni militanti di Rifondazione, dei giovani comunisti e agli insegnanti precari sono saliti sul tetto dell’Università di Roma Iniziative analoghe verranno organizzate ovunque in Italia. Così come i precari della scuola e gli operai hanno occupato per giorni i tetti di fabbriche, scuole e provveditorati, così studenti e ricercatori universitari occuperanno i tetti delle università italiane contro la conoscenza precaria, contro il progetto governativo di superamento della crisi sulle spalle degli insegnati e dei ricercatori precari, che sono il corpo vivo della formazione e della conoscenza in Italia. Per questa ragione Rifondazione comunista e i giovani comunisti sostengono e partecipano a tutte le iniziative messe in campo dai coordinamenti dei precari della scuola e lavoreranno per la buona riuscita della manifestazione nazionale indetta per il 3 ottobre a Roma su una piattaforma rivendicativa che, oltre a richiedere la salvaguardia dei posti di lavoro e dei livelli occupazionali, pone questioni essenziali per la difesa della formazione pubblica contro gli attacchi delle destre. Fabio de Nardis postato da fabiodenardis, 11:54 | link | commenti (6) - lo trovi nella categoria: italia, sinistra, movimenti
martedì, settembre 15, 2009 Dichiarazione di Eleonora Forenza, esponente segreteria nazionale Prc e responsabile Area laicità, movimenti e Diritti, e di Fabio De Nardis, responsabile Dipartimento Università e Ricerca del Prc.
FORENZA-DE NARDIS, PRC: SCUOLA, OGGI PRC SUL TETTO DELLA SAPIENZA COI COLLETTIVI. PUNTIAMO A SOSTENERE E GENERALIZZARE TUTTE LE LOTTE CONTRO IL MINISTRO GELMINI.
Questa mattina all'universitlà La Sapienza di Roma, Rifondazione comunista e i Giovani comunisti hanno partecipato e sostengono l'azione dimostrativa messa in atto dagli insegnanti precari in mobilitazione contro il decreto Gelmini e dal Coordinamento dei Collettivi della Sapienza di Roma, issando tre striscioni sul tetto dell'Università e distribuendo volantini di protesta e di sensibilizzazione contro il ministro alla Pubblica Istruzione e all'Università Maria Stella Gelmini e contro i suoi tagli indiscriminati al mondo della scuola, tagli che configurano un vero e proprio scempio dell'istruzione pubblica, laica e democratica della scuola italiana.
Come Rifondazione comunista e come Giovani comunisti sosterremo e parteciperemo a tutte le lotte e ad ogni azione, anche la più eclatante, che punta alla generalizzazione del conflitto e all'unità delle lotte tra scuola, università e ricerca, e insieme lavorando anche all'unione tra queste lotte e tutte le altre lotte in campo nel nostro Paese, da quelle sociali a quelle territoriali, per il diritto alla casa e per i diritti civili.
postato da fabiodenardis, 14:06 | link | commenti (3) - lo trovi nella categoria: italia, sinistra, movimenti
lunedì, settembre 14, 2009 Comunicato stampa.
Dichiarazione di Eleonora Forenza (segreteria nazionale Prc) e di Fabio de Nardis (responsabile Università e Ricerca Prc)
FORENZA-DE NARDIS, PRC: SCUOLA, OGGI ASSALTO SONORO AL MINISTERO
STUDENTI, RICERCATORI UNIVERSITARI E INSEGNANTI UNITI NELLA LOTTA.
Studenti, insegnanti e ricercatori universitari solidarizzano tra di loro e oggi partecipano all’assalto sonoro organizzato in questi giorni e che verrà rilanciato oggi pomeriggio, davanti il ministero della Pubblica Istruzione del ministro Gelmini. L'assalto che è stato organizzato dai Giovani Comunisti del Prc, dalla Fgci del Pdci e dalle Brigate di solidarietà attiva per protestare contro i tagli decisi dalla Gelmini.
Rifondazione Comunista è a fianco degli insegnanti e dei ricercatori precari e li sostiene in tutte le iniziative di mobilitazione che in questi giorni e nei giorni a venire si realizzeranno nelle scuole, nelle piazze e nelle università di tutta Italia.
Siamo stufi delle menzogne della ministra Gelmini e del governo Berlusconi. Lavoreremo per scaldare l’autunno.
- postato da fabiodenardis, 17:15 | link | commenti - lo trovi nella categoria: italia, sinistra
giovedì, agosto 06, 2009 Manni e Ferrero: “Sul pasticcio di Vendola, la valutazione è negativa” Una conferenza stampa svoltasi stamane presso la sede della Regione Puglia chiarisce la posizione di Rifondazione Comunista in merito alle inchieste sulla sanità pugliese condotte dalla magistratura di Bari. Alla conferenza hanno pertecipato Piero Manni, capogruppo al consiglio della Regione Puglia, Pietro Mita, consigliere regionale, Paolo Ferrero, segretario nazionale e Nicola Cesaria, segretario regionale. Di seguito, le posizioni di Rifondazione Comunista riportate dall'agenzia quotidiana di stampa del Consiglio regionale della Puglia:
L’attacco di Rifondazione al cuore di Vendola è profondo. “C’è un rovesciamento totale di comportamento – ha detto Ferrero - dal massimo della trasparenza, in virtù della quale Nichi è stato eletto, al massimo oggi della impossibilità di capire cosa stia succedendo. Le modalità oggi sono esattamente opposte a quelle di quattro anni fa. La forza del governo pugliese stava invece proprio in quel grande processo di partecipazione – ha ribadito il segretario - che partiva dal basso e che, attraverso la trasparenza, si poneva come obiettivo principale la lotta contro i poteri forti. Bene oggi Nichi ha mediato proprio con quei poteri forti, da quelli politici (vedi l’apertura alla Poli Bortone) a quelli concreti che avvolgono il mondo della sanità. Nichi oggi sta facendo esattamente l’opposto di quello che si doveva fare, e cioè si doveva ripartire dal basso anziché farsi garantire dall’alto”. Chi è il principale sponsor oggi di Vendola, si è chiesto ancora Ferrero? ”Colui che era il suo peggior nemico quattro anni fa, e cioè Emiliano”. Sull’apertura ai moderati e sullo spostamento a destra dell’asse politico, ha rincarato la dose il capogruppo Manni che ha parlato del neo assessore Loredana Capone quale “sintesi, nel salento, della speculazione edilizia e della borghesia che vive di risorse pubbliche che a volte vengono gestite in modo non molto trasparente” e quale “rappresentante di interessi finanziari, della grande distribuzione e del commercio”. Così come l’ingresso in giunta di Dario Stefàno “ha – per Manni - il sapore di una maggiore attenzione verso gli interessi della Confindustria, di cui il neo assessore è un esponente. Noi insomma abbiamo difficoltà a sentirci rappresentanti da questa giunta, pur riconoscendo il buon lavoro fatto in questi anni”. Per Manni poi “abbiamo ridato voce alla destra e a coloro che hanno dato dignità di sistema (vedi Palese e Fitto) all’intreccio malvagio di affari e politica, facendo scomparire così le loro responsabilità”. Infine in Aula, i due consiglieri di Rifondazione (Manni e Mita) voteranno secondo la qualità del singolo provvedimento. “Tutte le cose buone le voteremo – ha detto Manni – tutte quelle negative le bocceremo”. No comment invece sulla posizione che Rifondazione assumerà in merito alla scelta del candidato presidente alle prossime elezioni amministrative della primavera del 2010. postato da fabiodenardis, 10:59 | link | commenti (22) - lo trovi nella categoria: italia, sinistra
lunedì, luglio 27, 2009 Uccidono gli atenei del sud, la chiamano meritocrazia Il Governo dà il via libera alla ripartizione del fondo premiale di 525 milioni destinato alle università “virtuose” ed è subito polemica. In merito alla qualità della ricerca, si è tenuto conto per il 50% delle valutazioni del Civr relative al triennio 2001-2003, penalizzando le Università più giovani, come quella di Foggia che nasceva un paio di anni prima. Un altro 50% della valutazione si è basato sul criterio dei finanziamenti ottenuti da enti esterni o dalla Comunità europea. Questo parametro privilegia le Università monotematiche, come sono appunto i Politecnici, rispetto alle Università generaliste che coprono ogni campo dell’umana conoscenza, dalle scienze fisiche alle scienze umane e sociali. Inoltre va detto che scrivere un progetto di ricerca europeo non è facile, non basta un team di ricerca all’avanguardia. Occorre interpretare il linguaggio della burocrazia di Bruxelles anche grazie a strutture apposite in grado di accompagnare i ricercatori per tutto il percorso di compilazione del progetto. Il governo nulla ha fatto in questo campo. L’Università di Trento è stata lungimirante ma non va dimenticato che si trova in una Provincia a statuto speciale, in possesso di una quantità di risorse superiori a quelle di qualsiasi altro ateneo. Nessuna considerazione è stata fatta sul contesto in cui alcuni atenei si trovano ad operare. Facile ottenere finanziamenti quando ci si trova in un territorio caratterizzato da un tessuto imprenditoriale e finanziario diffuso, diversa è la situazione in quelle provincie, quasi sempre meridionali, dove tali opportunità non esistono ma l’Università riesce comunque a svolgere il ruolo di stimolo allo sviluppo territoriale e di emancipazione sociale per migliaia di cittadini e cittadine. Addirittura un parametro di valutazione è stato la quota di laureati che trovano un’occupazione a tre anni dal conseguimento della laurea. Eppure questo dato non dipende dagli atenei ma dal tessuto sociale. Se a Trento esiste complessivamente un tasso di disoccupazione poco superiore al 2% mentre nella maggior parte delle provincie meridionali supera il 15%, è chiaro che in queste realtà le opportunità sociali siano molto ridotte e non per responsabilità del sistema universitario. Nessuna considerazione viene poi fatta sul tipo di occupazione che sovente non corrisponde al percorso di studi scelto, ma di per sé rappresenta un ripiego, senza contare il numero oscuro dei lavoratori in nero, specie al Sud, che sono fuori statistica. Pesa poi la percentuale dei fuori-corso, che guarda caso sono perlopiù studenti lavoratori; o la quota di docenti interni, e non dunque presi a contratto, per coprire gli insegnamenti previsti nei corsi di laurea. Ma come pretende il governo di far sì che tutte le Università di adeguino a questi standard, di per sé opinabili, se poi taglia risorse e blocca i nuovi reclutamenti? Arriva a riguardo la notizia dello sblocco dei concorsi banditi il 30 giugno 2008, ci aspettiamo che il governo dia immediatamente mandato per la formazione delle commissioni, dopo aver fermato tutto per oltre un anno a causa di una riforma dei meccanismi concorsuali che alla fine poco incide sulle incrostazioni baronali presenti in tutti gli atenei italiani. Insomma. Dietro a questa classificazione ben poco virtuosa, si nasconde il progetto regressivo di un governo che punta a distruggere l’Università pubblica valorizzando degli pseudo-poli di eccellenza che tagliano fuori centinaia di migliaia di studenti proletari che mai si potrebbero permettere la de-regionalizzazione o il pagamento di maxi-tasse come quelle che saranno applicate nei prossimi anni per far fronte ai pesanti tagli previsti dalla passata finanziaria. Il risultato? Che grandi Università del centro-sud, all’interno delle quali si sviluppano settori di eccellenza, come Fabio de Nardis Responsabile nazionale università e ricerca Prc postato da fabiodenardis, 16:13 | link | commenti (5) - lo trovi nella categoria: italia, sinistra
sabato, luglio 11, 2009 Sinistra d'alternativa, verso la Federazione: "Per un nuovo inizio: costruiamo insieme la federazione della sinistra di alternativa". Appuntamento il 18 luglio al centro congressi Frentani, h 10.00.
Diffondiamo il testo dell'appello "Per un nuovo inizio: costruiamo insieme la federazione della sinistra di alternativa" (in allegato nella sua formula integrale) testo sottoscritto e lanciato da partiti, associazioni, movimenti personalità indipendenti della sinistra, che propone di costruire una federazione della sinistra tra partiti, associazioni, movimenti, comitati e singole personalità della sinistra d'alternativa.
Tra i firmatari dell'appello figurano molte personalità di partito, di movimento e indipendenti, tra cui:
Paolo Ferrero, Oliviero Diliberto, Cesare Salvi, Vittorio Agnoletto, Margherita Hack, Lidia Menapace,Bruno Amoroso, Elio Bonfanti, Benedetta Buccellato, Elena Canali, Omar Sheikh Esahaq, Valerio Evangelisti,Barbara Fois, Haidi Giuliani, Rita Lavaggi, Maria Rita Lodi, Maria Rosaria Marella,Ibrahima Niane, Nicola Nicolosi, Gian Paolo Patta, Tonino Perna, Rossano Rossi, Nadia Sabato, Bassam Saleh, Raffaele K. Salinari, Laura Stochino, Ermanno Testa, Vauro, Mario Vegetti, Massimo Villone
Di seguito il testo dell'appello.
"Per un nuovo inizio: costruiamo insieme la federazione della sinistra di alternativa".
La crisi sta mostrando una volta di più il volto distruttivo del capitalismo e delle politiche liberiste. Parimenti mostra il fallimento delle politiche socialdemocratiche in tutta Europa e del centrosinistra in Italia.
Nella debolezza dell’opposizione e della sinistra, la crisi sociale si impasta con la crisi della politica, producendo guerre tra i poveri che si esprimono in separatezza dalla politica, in astensione, quando non in consenso alle destre razziste.
Abbiamo quindi dinnanzi un compito tanto grande quanto necessario, quello di costruire una efficace opposizione sociale, politica e culturale, in grado di proporre e rendere credibile una uscita da sinistra dalla crisi, lungo una strada contrapposta alle ricette della destra e alternativa al liberismo temperato proposto dal centrosinistra.
A tal fine è assolutamente necessario costruire un punto di riferimento politico della sinistra di alternativa, che abbia massa critica e programmi tali da risultare credibile per tutti coloro che stanno subendo e pagando la crisi e che si ponga l’obiettivo di aggregare tutte le forze politiche, sociali, culturali e morali che come noi sentono questa urgenza.
Riteniamo che gli elementi fondanti di questo processo di aggregazione siano principalmente quattro:
In primo luogo una rinnovata critica al capitalismo globalizzato e alla sua tendenza alla mercificazione di ogni cosa e relazione sociale.
In secondo luogo una forte opposizione al sistema bipolare che rappresenta la forma istituzionale con cui il pensiero unico ha cercato di sancire l’espulsione del tema dell’alternativa dalla politica.
In terzo luogo noi riteniamo che questo polo della sinistra di alternativa non possa essere costruito solo tra le forze politiche oggi esistenti ma debba coinvolgere a pieno titolo tutte le esperienze di sinistra che si muovono al di fuori dei partiti.
In quarto luogo noi pensiamo che la sinistra di alternativa sia pienamente nel solco della storia del movimento operaio, del movimento socialista e comunista, del movimento femminista, GLBTQ e dei diritti civili, delle lotte ambientaliste, per la giustizia e la solidarietà, del movimento altermondialista.
La proposta che avanziamo trova la sua collocazione politica naturale nel contesto di tutte le forze della sinistra europea che si collocano a sinistra delle socialdemocrazie e che hanno ottenuto significativi consensi nelle ultime elezioni europee, come in Francia, Germania, Grecia, Portogallo, Olanda e nei paesi nordici.
Proponiamo pertanto di dar vita a una Federazione unitaria che comprenda – oltre alle forze che hanno dato vita alla lista anticapitalista e comunista – tutti i soggetti politici, i movimenti e le persone che avvertono l’urgenza di affrontare insieme i compiti che ci sono davanti e che abbiamo prima indicato nelle linee generali.
Vogliamo discutere nel modo più diffuso e aperto della nostra proposta unitaria e a tal fine proponiamo quindi di vederci il 18 luglio alle ore 10,00 a Roma al Centro Congressi di via Frentani
postato da fabiodenardis, 19:45 | link | commenti (10) - lo trovi nella categoria: italia, sinistra
Sinistra d'alternativa, verso la Federazione: "Per un nuovo inizio: costruiamo insieme la federazione della sinistra di alternativa". Appuntamento il 18 luglio al centro congressi Frentani, h 10.00.
Diffondiamo il testo dell'appello "Per un nuovo inizio: costruiamo insieme la federazione della sinistra di alternativa" (in allegato nella sua formula integrale) testo sottoscritto e lanciato da partiti, associazioni, movimenti personalità indipendenti della sinistra, che propone di costruire una federazione della sinistra tra partiti, associazioni, movimenti, comitati e singole personalità della sinistra d'alternativa.
Tra i firmatari dell'appello figurano molte personalità di partito, di movimento e indipendenti, tra cui:
Paolo Ferrero, Oliviero Diliberto, Cesare Salvi, Vittorio Agnoletto, Margherita Hack, Lidia Menapace,Bruno Amoroso, Elio Bonfanti, Benedetta Buccellato, Elena Canali, Omar Sheikh Esahaq, Valerio Evangelisti,Barbara Fois, Haidi Giuliani, Rita Lavaggi, Maria Rita Lodi, Maria Rosaria Marella,Ibrahima Niane, Nicola Nicolosi, Gian Paolo Patta, Tonino Perna, Rossano Rossi, Nadia Sabato, Bassam Saleh, Raffaele K. Salinari, Laura Stochino, Ermanno Testa, Vauro, Mario Vegetti, Massimo Villone
Di seguito il testo dell'appello.
"Per un nuovo inizio: costruiamo insieme la federazione della sinistra di alternativa".
La crisi sta mostrando una volta di più il volto distruttivo del capitalismo e delle politiche liberiste. Parimenti mostra il fallimento delle politiche socialdemocratiche in tutta Europa e del centrosinistra in Italia.
Nella debolezza dell’opposizione e della sinistra, la crisi sociale si impasta con la crisi della politica, producendo guerre tra i poveri che si esprimono in separatezza dalla politica, in astensione, quando non in consenso alle destre razziste.
Abbiamo quindi dinnanzi un compito tanto grande quanto necessario, quello di costruire una efficace opposizione sociale, politica e culturale, in grado di proporre e rendere credibile una uscita da sinistra dalla crisi, lungo una strada contrapposta alle ricette della destra e alternativa al liberismo temperato proposto dal centrosinistra.
A tal fine è assolutamente necessario costruire un punto di riferimento politico della sinistra di alternativa, che abbia massa critica e programmi tali da risultare credibile per tutti coloro che stanno subendo e pagando la crisi e che si ponga l’obiettivo di aggregare tutte le forze politiche, sociali, culturali e morali che come noi sentono questa urgenza.
Riteniamo che gli elementi fondanti di questo processo di aggregazione siano principalmente quattro:
In primo luogo una rinnovata critica al capitalismo globalizzato e alla sua tendenza alla mercificazione di ogni cosa e relazione sociale.
In secondo luogo una forte opposizione al sistema bipolare che rappresenta la forma istituzionale con cui il pensiero unico ha cercato di sancire l’espulsione del tema dell’alternativa dalla politica.
In terzo luogo noi riteniamo che questo polo della sinistra di alternativa non possa essere costruito solo tra le forze politiche oggi esistenti ma debba coinvolgere a pieno titolo tutte le esperienze di sinistra che si muovono al di fuori dei partiti.
In quarto luogo noi pensiamo che la sinistra di alternativa sia pienamente nel solco della storia del movimento operaio, del movimento socialista e comunista, del movimento femminista, GLBTQ e dei diritti civili, delle lotte ambientaliste, per la giustizia e la solidarietà, del movimento altermondialista.
La proposta che avanziamo trova la sua collocazione politica naturale nel contesto di tutte le forze della sinistra europea che si collocano a sinistra delle socialdemocrazie e che hanno ottenuto significativi consensi nelle ultime elezioni europee, come in Francia, Germania, Grecia, Portogallo, Olanda e nei paesi nordici.
Proponiamo pertanto di dar vita a una Federazione unitaria che comprenda – oltre alle forze che hanno dato vita alla lista anticapitalista e comunista – tutti i soggetti politici, i movimenti e le persone che avvertono l’urgenza di affrontare insieme i compiti che ci sono davanti e che abbiamo prima indicato nelle linee generali.
Vogliamo discutere nel modo più diffuso e aperto della nostra proposta unitaria e a tal fine proponiamo quindi di vederci il 18 luglio alle ore 10,00 a Roma al Centro Congressi di via Frentani
postato da fabiodenardis, 19:43 | link | commenti (3) - lo trovi nella categoria: italia, sinistra
martedì, luglio 07, 2009 Roma, 7 luglio 2009. postato da fabiodenardis, 13:36 | link | commenti (2) - lo trovi nella categoria: italia, glocalizzazione, conflitti, sinistra, movimenti
mercoledì, giugno 17, 2009 Il referendum elettorale del 21 deve fallire E' una questione di democrazia L'amica Ymei qualche giorno fa ha pubblicato anche su questa bacheca un invito a votare al referendum elettorale del 21. Io assolutamente non sono d'accordo. Questo referendum deve fallire. Quindi meglio non andare a votare o non accettare le schede referendarie nel caso si dovesse per forza andare a votare per i ballottaggi. Se passasse la legge elettorale prevista nei quesiti referendari, altro che lega al 10%. regalerremmo una schiacciante maggioranza parlamentare al PDL per decenni. E non è un caso che a sostenerlo sono solo i due partiti a vocazione maggioritaria (PD e PDL). Una legge simile ma molto più moderata proposta dalla Democrazia Cristiana nel '53 è passata alla storia come "Legge Truffa", e tu oggi dici di andare a votare. Ricordo a tutte e tutti che nel caso dei referendum il "non voto" equivale a un "voto" a tutti gli effetti, perché se il referendum non raggiunge il quorum del 50% fallisce. E proprio perché nessuno si vuole scoraggiare e vogliamo tornare a incidere nei processi politici di questo paese, io invito tutti e tutte a non andare a votare. Ne va della qualità democratica del nostro paese.
Fabio Ecco di seguito l'ordine del giorno assunto dal Comitato Politico Nazionale del PRC-Se ...
Premesso che:
- Il 21 giugno si terrà il referendum sulla legge elettorale con il proposito di peggiorarla, dato che mira ad assegnare la maggioranza dei seggi parlamentari al partito-lista con il maggior numero di voti senza prevedere almeno una soglia minima del consenso così da consegnare il paese alla più grande delle minoranze, e in pari tempo vuole elevare la soglia d’accesso al Senato all’8%, senza modificare il meccanismo perverso della nomina dall’alto dei parlamentari; - il PdL e il PD stanno conducendo la campagna per il sì, per cercare di imporre il bipartitismo coatto e la concentrazione di potere nelle mani del capo dell’esecutivo con l’effetto di trasformare le elezioni in un plebiscito, e di cancellare il pluralismo politico e la democrazia parlamentare; il CPN invita tutte le organizzazioni del partito a sostenere l’Associazione No al referendum elettorale, impegnata nella campagna contro il referendum-beffa; chiama le associazioni, i comitati territoriali, le forze sindacali e intellettuali, i cittadini e le cittadine a mobilitarsi per far fallire il referendum, non andando a votare o rifiutando le schede in modo che esso non raggiunga il quorum prescritto dalla legge, per salvaguardare la democrazia costituzionale come delineata dalla Carta del 1948. postato da fabiodenardis, 09:48 | link | commenti (5) - lo trovi nella categoria: italia
martedì, giugno 16, 2009 No g8 sull'economia 9-13 giugno 2009 Lecce si colora di libertà
postato da fabiodenardis, 23:54 | link | commenti (12) - lo trovi nella categoria: italia, conflitti, sinistra, movimenti
mercoledì, maggio 13, 2009 Respingiamo il g8 sull’Università per la libertà dei saperi
Consideriamo questo incontro illegittimo e ne contestiamo i presupposti teorici e politici. Quei rettori non hanno ricevuto alcun mandato democratico per decidere sulle teste delle centinaia di migliaia di studenti e ricercatori che sono il corpo vivo delle Università. Rifiutiamo la logica di aziendalizzazione che si vorrebbe applicare al mondo della conoscenza. Anche il Processo di Bologna doveva essere un tentativo di armonizzazione ma in realtà è un esempio paradigmatico di come la globalizzazione economica operi in materia di educazione e ricerca. Esso, con la strategia di Lisbona, rappresenta una forma di deregolamentazione concertata fra diversi Stati, la subordinazione dello spazio sociale alle logiche astratte del mercato. Tutti i campi della società ne sono compresi, anche il campo dello scambio simbolico, ossia quello dell’educazione, della ricerca, e più in generale della cultura. Si fonda sulla credenza che esista una legge economica fondamentale, che è la legge del mercato, alla quale le società devono sottomettersi. Il progetto di emancipazione sul quale si costruisce l’università viene piegato alla logica utilitarista dell’impresa. Si regredisce dalla ragione all’utile e dall’utile alla rendita e al profitto. Noi vogliamo assumere le diversità delle elaborazioni simboliche sottraendole al rullo compressore della globalizzazione. Ma vediamo come si costruisce il Processo di Bologna. Tanto per cominciare è un processo vago ma con attori facilmente riconoscibili. L’attore principale, nonché vero ispiratore, è rappresentato dalla Tavola rotonda degli industriali europei (ERT) che comprende 47 delle più grandi multinazionali che da tempo lavorano sul tema dell’educazione. Già nel 1989 resero pubblico un rapporto dal titolo “Educazione e competenza in Europa”. All’università non si deve più acquisire sapere ma competenze e, citiamo, “L’educazione e la formazione sono considerate come un investimento strategico vitali per la riuscita futura dell’impresa. Gli insegnanti hanno una conoscenza insufficiente dell’ambiente economico, degli affari e della nozione di profitto”. Nel 1991 Il secondo attore è l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo Economico (OCSE), un vettore molto importante dell’ideologia neoliberale negli ultimi trent’anni che ispira direttamente i testi della Commissione Europea insieme al terzo attore, cioè il Wto, e in particolare l’accordo generale per il commercio dei servizi firmato nel 1994. Vi si afferma la necessità di “alzare il livello di liberalizzazione dei servizi” e in particolare di “tutti i servizi in tutti i settori”, dunque anche l’educazione. Il quarto attore, è rappresentato appunto dai Rettori delle Università. Sono gli esecutori locali del Processo di Bologna e hanno firmato un testo di principi fondamentali in cui si riaffermano, in una melange inquietante, da un lato, l’autonomia dell’educazione e della ricerca; dall’altro, emergono nuovamente le nozioni di impiegabilità, mobilità, flessibilità e adattamento. Questi rettori, che noi contestiamo a Torino, continuano ad affermare l’autonomia della conoscenza e della ricerca, ma poi la sottomettono alla logica d’impresa trasformando la conoscenza in un bene economico. Ma affinché un bene sia economico occorre anche che sia “scarso”. E in questo senso la conoscenza è il bene antieconomico per definizione. Se infatti dono un una borsa, posso farlo gratuitamente, ma poi la perdo. Se dono conoscenza, la conservo. E la conoscenza più circola, più è donata, più si accresce. Più è gratuita, più se ne fa una diffusione di massa. Il problema di questi attori della globalizzazione è quindi quello di decivilizzare la conoscenza. La buona università dovrebbe essere in grado di affrontare le sfide del mercato mondiale. Ecco l’idea dei poli di eccellenza implicita nei provvedimenti della Gelmini. Le università diventano delle succursali del capitalismo corporativo per fornire servizi produttivi, ossia competenza, perché non parliamo più casualmente di Sapere. Gli studenti devono essere educati a una concezione industriale dell’educazione. L’unità di misura diventano i crediti erogati nella individualizzazione dei percorsi. Ma per essere pienamente competitivi occorre che le università-azienda possano scegliere sulla materia prima. Come mettere in competizione un’università con studenti privilegiati e una con “materia prima” di qualità scadente? Occorre avviare la corsa alla buona materia prima. Bisogna cioè restringere gli spazi di accesso alla conoscenza e far pagare agli studenti l’entrata all’università. Gli economisti hanno elaborato a riguardo la teoria del Capitale Umano. Lo studente che si iscrive all’università fa un investimento; sceglie di formarsi oggi per lavorare domani, dunque è un attore economico che compie una scelta razionale. Non c’è alcuna ragione per cui lo Stato debba sovvenzionarlo, dato che in seguito andrà lui a incassare su un lavoro più importante. Ecco l’effetto perverso di una concezione malata della società che si fonda sulla retorica liberale contraria a una logica di giustizia. A questo ci opponiamo e per questo a Torino parteciperemo alle giornate di controvertice, nonché alla marcia della degna rabbia prevista per il 17 e alla manifestazione nazionale della rete contro il g8 che si terrà martedì 19. Partecipare ed essere in tanti è una questione di dignità. Fabio de Nardis responsabile nazionale dipartimento università e ricerca postato da fabiodenardis, 14:09 | link | commenti (11) - lo trovi nella categoria: italia, sinistra, movimenti
giovedì, marzo 19, 2009 Secondo il Ministro Brunetta gli studenti dell’onda vanno trattati come guerriglieri All’indomani dello sciopero di scuola e università indetto dalla FLC-CGIL e della barbara aggressione subita dagli studenti romani da parte delle forze dell’ordine, il ministro della Funzione Pubblica Brunetta affiancato dalla Ministra Gelmini in conferenza stampa ha affermato che gli studenti dell’Onda “verranno trattati come guerriglieri”. Queste parole pronunciate da un Ministro della Repubblica denotano la deriva autoritaria e parafascista del governo Berlusconi. Non ci faremo intimorire da chi predica odio sollecitando la repressione violenta del dissenso democratico espresso pacificamente dal movimento degli studenti. Rifondazione Comunista denuncia con forza una simile degenerazione delle istituzione democratiche in Italia confermando il suo pieno sostegno a chi, come gli studenti e le studentesse in Onda, si rifiutano di accettare passivamente le regole imposte da un potere arrogante e autoritario, lottando per una università inclusiva e una società egualitaria e democratica. Fabio de Nardis Responsabile Nazionale Dipartimento Università e Ricerca PRC-SE postato da fabiodenardis, 13:19 | link | commenti (2) - lo trovi nella categoria: italia, sinistra, movimenti
mercoledì, marzo 18, 2009 Squadrismo e Polizia contro gli studenti democratici: ecco il nuovo corso berlusconiano
Quanto è avvenuto oggi (18 marzo) all’Università di Roma “ Rifondazione Comunista denuncia con forza la ormai evidente continuità culturale che si realizza nella chiusura manu militari degli spazi di espressione democratica all’interno delle Università Italiane. Da un lato, la criminalizzazione e la repressione violenta del dissenso pacifico; dall’altro, le aggressioni squadriste agli studenti dei collettivi da parte di gruppi organizzati protetti dalla destra istituzionale. Rifondazione Comunista sostiene la lotta democratica degli studenti in Onda e lancia una campagna nazionale per rivendicare la specificità antifascista della scuola e dell’Università della Costituzione contro ogni tentativo governativo di reprimere il libero dissenso democratico degli studenti e dei lavoratori. Fabio de Nardis Responsabile Nazionale Università e Ricerca PRC-SE postato da fabiodenardis, 15:01 | link | commenti (1) - lo trovi nella categoria: italia, sinistra, movimenti
martedì, marzo 17, 2009
Il Partito della Rifondazione Comunista denuncia l’ennesimo atto di violenza squadrista perpretrato nei confronti dei compagni dell’università di Roma 3 da parte di gruppi organizzati dall’estrema destra romana. La situazione a Roma diventa sempre più insostenibile a causa delle violenze continue portate avanti da gruppi neofascisti evidentemente protetti dalla destra istituzionale capitolina, malgrado ciò al fianco dei movimenti non smetteremo di continuare con tenacia la nostra lotta in difesa della scuola e dell’università della Costituzione e quindi per la costituzione di istituti di formazione inclusivi, democratici e antifascisti.
Fabio de Nardis Responsabile Nazionale Università e Ricerca PRC - SE
postato da fabiodenardis, 10:07 | link | commenti (2) - lo trovi nella categoria: italia, sinistra
lunedì, marzo 02, 2009 Atenei in rivolta per la difesa dell’Università pubblica Domenica 1 marzo si è conclusa la due giorni promossa dal coordinamento dei collettivi de Importante è stato il confronto con gli studenti provenienti dai movimenti in Spagna, Grecia e Francia che hanno arricchito il dibattito socializzando le proprie esperienze di mobilitazione con l’intento, a nostro avviso fondamentale, di unificare le lotte a livello europeo per opporsi al processo continentale di graduale mercificazione della conoscenza attraverso i parametri definiti dalla strategia di Lisbona e, per quanto riguarda l’Università, dal processo di Bologna. Fin da subito è emersa l’esigenza di dare seguito ai mesi di mobilitazione attraverso la costruzione di una rete nazionale in grado di essere col tempo rappresentativa dell’intero movimento nella condivisione di alcuni elementi discriminanti a partire dalla critica all’autonomia finanziaria delle Università che negli anni, attraverso il graduale ma inarrestabile definanziamento della ricerca pubblica, ha costruito le condizioni di una squalificazione dell’offerta didattica e delle possibilità di fare ricerca liberi dalla morsa corrosiva della precarietà. Nel rapporto finale, che di per sé non vuole essere un documento politico quanto piuttosto una base di ulteriore riflessione da portare all’attenzione dei collettivi di tutta Italia, si rivendica con forza l’esigenza di sostenere l’Università pubblica e al contempo combattere ogni ipotesi di abolizione del valore legale del titolo di studio che rappresenterebbe un ulteriore passo in avanti verso la definizione di un sistema formativo di classe che impedirebbe alle masse giovanili di emanciparsi attraverso il libero accesso alla conoscenza. Anche per questa ragione la battaglia per il diritto allo studio diventa prioritaria così come il ruolo dello Stato che ha il dovere di garantire una formazione laica, di qualità e gratuita. Solo così il tanto decantato merito potrà essere realmente perseguito. Naturalmente non esiste battaglia che riguardi il mondo della conoscenza che non faccia oggi i conti con la crisi strutturale del sistema capitalistico di produzione che oggi i governi borghesi intendono tutelare anche e soprattutto tagliando risorse all’università e alla cultura. Attraverso questa chiave di lettura, chiaramente declinata nel rapporto finale della due giorni, è possibile trovare la connessione necessaria con il mondo del lavoro oggi duramente colpito dal governo Berlusconi. E da questa consapevolezza gli studenti riuniti nella Facoltà di Psicologia di Roma individuano come prima data di mobilitazione nazionale lo sciopero del 18 marzo indetto dalla Flc-Cgil e quello del 28 marzo dei sindacati di base. Molte altre date intermedie sono state individuate come momenti cruciali di unificazione delle lotte, a partire dal g8 dell’Università previsto a Torino tra il 17 e il 19 maggio fino alla più ampia e condivisa mobilitazione contro il summit degli “otto grandi” che si terrà a Luglio alla Maddalena. Insomma, gli studenti dimostrano nuovamente di essere la componente più attiva e vitale del mondo universitario e noi, nel rispetto dell’autonomia di movimento, li sosterremo con forza in questo percorso complesso ma necessario di unificazione e coordinamento delle lotte. Cercheremo poi di sollecitare una nuova alleanza tra studenti e lavoratori della conoscenza attraverso la costruzione di una Rete Nazionale di Comitati in Difesa dell’Università Pubblica. Non un nuovo soggetto, quanto piuttosto una soggettività fluida e plurale che unisca le lotte di studenti, ricercatori e docenti in difesa della Costituzione, per un reale diritto allo studio, per una ricerca libera e mai più precaria e per una Università che sia veramente inclusiva, di massa e di qualità. Fabio de Nardis Responsabile Nazionale Università a Ricerca PRC-Se postato da fabiodenardis, 13:48 | link | commenti - lo trovi nella categoria: italia, conflitti, sinistra, movimenti
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